di Grazia e Guido Verna, giugno 2007

10. La Messa, il mercato e la preghiera finale

Oggi, ultimo giorno del viaggio, il tempo è davvero bello. Un sole caldo e un’aria frizzantina ci accompagnano nel giro largo che decidiamo di fare per raggiungere la Chiesa di Santa Maria, la Kościół Mariacki, dove assisteremo alla santa Messa.

Ad un certo punto, vicino all’Istituto di Patologia Clinica (se abbiamo capito bene, leggendo una targa), ci imbattiamo in un mercatino di ucraini e polacchi, che suscita la nostra curiosità. Ci inoltriamo fra i venditori che sembrano aver portato direttamente da casa quelle povere e poche cose che vediamo sistemate per terra alla meglio.  Alla fine di un marciapiede, sedute su uno scalino di un negozio chiuso, ci sono tre signore anziane, che, incuranti della confusione e del disordine che regna intorno a loro, lavorano tranquillamente a maglia. C’è poi una donna che, improvvisandosi inadeguata mannequin, appoggia al suo corpo quelle due misere bluse che forse ha preso dal suo armadio. Un uomo senza una gamba, con l’Ape parcheggiata vicino,  ci vuol vendere qualcosa che non riusciamo a capire cosa sia. Un altro, invece, vuol comprare la nostra macchina fotografica digitale.

È una esperienza umana che se da un lato rasserena e fa sorridere, dall’altro spinge anche a qualche amara considerazione mentre ci avviamo verso la Chiesa di Santa Maria: la gente vista in questo mercato appare svuotata negli occhi — solo il venditore di formaggi sembra avere vivacità di sguardo — e forse lo è anche nel cuore, dopo tanti anni di comunismo e di false illusioni.

All’interno, la Bazylika Mariacka ci appare oggi più bella che mai, con la luce del sole di stamattina, che entra nel presbiterio e si colora attraverso le meravigliose vetrate (del XIV secolo) «che narrano in 120 scene la storia dell’umanità secondo Vecchio e Nuovo Testamento», come si legge dalla nostra Guida Verde del TCI e va infine a illuminare l’Altare Mariano, lo splendido polittico quattrocentesco di Veit Stoss [1], che fa da sfondo al Santo Sacrificio.

La Basilica

Le Torri
Le vetrate

Le vetrate 2

Sull’altarino di destra, vicino all’entrata, è esposto il Santissimo; la gente è inginocchiata, raccolta, concentrata in una muta preghiera che tocca tutte le corde dell’anima. Non siamo più abituati a vedere nelle nostre chiese un colloquio così profondo con Dio!

Percorriamo la navata centrale, ci fanno accomodare sulle panche vicino all’altare. La religiosità dei polacchi ci appare anche qui straordinaria: nei gesti, negli atteggiamenti, nella partecipazione vissuta e consapevole alla liturgia di intere famiglie, che considerano evidentemente la Messa il fulcro della giornata domenicale.

La navata centrale

Terminata la celebrazione, con la gioia  di sentirci a casa, salutiamo la Vergine dormiente con un bacio da lontano.

Usciamo nella grande piazza del Mercato Centrale, la celebre Rynek Glówny, che appare oggi più festosa e colorata che mai e decidiamo di entrare nell’edificio che è al centro di essa ed è altrettanto celebre, il mercato dei Tessuti. Dalla lettura della solita Guida Verde, mentre ci avviciniamo alla bella costruzione, scopriamo, sorridendo, che nella sua eleganza c’è anche un po’ di italian style… [2].

Il mercato dei Tessuti

Il lungo corridoio del Mercato dei Tessuti — chesi è trasformato in«un vivace bazar di artigianato e souvenir» — è pieno di gente, quasi esclusivamente turisti, che, sotto le volte illeggiadrite dagli stemmi colorati delle città polacche, sembrano ricercare sui banchi della lunga fila di espositori soprattutto gioielli di ambra.

I souvenir del Mercato

Prima di uscire, in un angolino appartato, vediamo una scena che ci fa tornare indietro nel tempo: un’anziana signora ha aperto il suo tavolinetto pieghevole, ha steso sopra di esso una tovaglietta rossa e sta “lavorando”:  prevede il futuro a una signora più giovane leggendo la sua mano.



In piazza, il “tempo che fu” ci regala un’altra immagine: una suntuosa carrozza bianca che, snella ed elegante,  con i suoi cavalli in tinta (anche se un po’ pezzati di nero…), attende qualche turista da portare in giro.

Purtroppo, il momento della partenza si avvicina rapidamente. Ma vogliamo ancora ammirare questa piazza splendida, così vissuta, piena di gente e di fiori, dove la vita sembra presentarti il suo volto migliore. Ci sediamo al Pod Bialym Orlem, un locale vicino alla Chiesa, all’esterno, su ampie poltrone di vimini per uno spuntino veloce, per gustare fino in fondo l’atmosfera di questa splendida città. Un ultimo sguardo alla bellezza della piazza, all’eleganza del mercato dei Tessuti e all’affascinante asimmetria della due torri della Kościół Mariacki, una sorta di “Bignami” verticale della nostra storia dell’architettura [3].

Il tempo di arrivare in albergo, prendere le valigie e il nostro taxi-driver è già lì, premuroso come sempre. Proviamo a chiedergli ancora una volta di passare per Nowa Huta, teatro della memorabile battaglia per la Croce, condotta e vinta anche dal card. Woityła. Doveva essere il prototipo della città operaia realsocialista, progettata secondo i criteri architettonici ed ideologici del socialismo reale.

Nowa Huta

La Croce

Ma ancora una volta, come nei giorni precedenti, Zbigniew risponde di no. Forse si vergogna un po’. “Non vale la pena, noi non abbiamo più il comunismo; voi, invece, li avete ancora al governo”. Non possiamo dargli torto, forse i “meriti” di Prodi sono arrivati fin qui…

Puntiamo, quindi, all’aeroporto Giovanni Paolo II, dove ci salutiamo, con un po’ di commozione e di gratitudine, per un servizio che si è trasformato in amicizia.

Ciao e grazie, Zbigniew, amico per tre giorni, divenuto amico per sempre!!

Mentre aspettiamo il nostro volo, torniamo con la memoria al Wavel, per fermarci ancora una volta davanti al gigantesco Crocifisso Nero della regina Edvige e pregare per questa Polonia che ci ha ridato energia e speranza con la preghiera profetica che dom Prosper Guéranger, abate di Solesmes, vissuto alla fine del XIX secolo,  scrisse per la Regina Santa.

Santa Edvige Regina di Polonia

«La nostra preghiera, o Edvige, si fa oggi supplichevole in favore dei tuoi figli. Dopo il giorno della loro nascita alla grazia sono passati secoli, che hanno meritato alla Polonia il nome di terra dei martiri e la sua anima, che tu hai generata al prezzo eroico di tutta la tua vita, è sempre uscita dalla prova più grande ancora. Ma la coppa dei suoi dolori oggi trabocca, perché non versa solo più il sangue dalle vene dei suoi figli. L’eterno nemico ha da tempo compreso che il sangue dei martiri è seme di cristiani e invece di torturare solo il corpo di un popolo, che ad ogni ferita si fortifica, ne tortura anche l’anima. Scendi in soccorso della Polonia sfortunata e, se è vero che il grido delle madri è sempre ascoltato, quello che tu leverai a Dio porterà la salvezza ai tuoi figli». [Dom Prosper Guéranger (1805-1875), abate di Solesmes, Vite di santi, a cura del Centro Cattolico di Documentazione, Marina di Pisa (PI)]

(fine)

Grazia e Guido Verna

giugno 2007

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[1] «Nel presbiterio è il superbo Altare Mariano , forse il massimo capolavoro di Veit Stoss, che lo scolpì (1477-89) in legno di tiglio. Il polittico è il più grande altare gotico d’Europa (m 11×13): al centro è la Dormizione della Vergine; più in alto, l’Assunzione; in cima, l’Incoronazione; nella predella, l’Albero di Jesse; nei 18 scomparti delle ali, scene della Vita di Cristo e di Maria». (dalla Guida verde del Touring Club Italiano dedicata alla Polonia).

Da Wikipedia, abbiamo scoperto in questi giorni qualcosa di nuovo sul capolavoro di Stoss: le peripezie che ha dovuto patire nel XX secolo…  «L’altare fu durante l’occupazione tedesca nel 1940 deportato in Germania, nel 1946 è tornato in Polonia e dal 1957 si trova sul sito originale».

nel sito web  https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_Santa_Maria_(Cracovia)

[2] «In mezzo sorge il lungo mercato dei Tessuti, Sukiennice, costruzione gotica in mattoni eretta all’inizio del ‘300, ampliata nello stesso secolo e infine radicalmente rimaneggiata, dopo l’incendio del 1555, in forme rinascimentali su progetto di Giovanni Maria Padovano, mentre a  Santi Gucci sono ascrivibili le volute e le sculture dell’attico». (Guida Verde)

[3] «Nel corso del secolo quindicesimo vennero inoltre alzate le due torri possenti torri della facciata: quella di sinistra (la più alta, di m 81) ha un coronamento irto di torricelle (1478); alla torre di destra (o torre della campana, di m 69) rimasta incompiuta , fu aggiunto un coronamento rinascimentale nel 1592». (Ibid.)

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