di Grazia e Guido Verna, Giugno 2007

1. 15 giugno. Il Corpus Domini, la Rynek Glowny e Mariacki

Il nostro antico amore per la Mitteleuropa o forse anche la curiosità di saperne di più sulla patria delle “nostre” polacche, che da circa cinque anni “badano” alle nonne —, quando i nostri figli hanno deciso di regalarci un viaggio ha orientato la scelta della nostra meta su Cracovia.

Ma al di là di quell’”antico amore”, siamo certi che, in fondo in fondo, è papa Giovanni Paolo che ha sussurrato questa meta al nostro cuore. “Fecit mihi magna […] Cracovia” (p.103) Queste parole, che richiamano il Magnificat,erano quelle che Karol Woytila scrisse a mano perché in quel tempo non possibile stamparli — su ogni “sacro” biglietto in occasione della sua ordinazione sacerdotale.

Si parte alle 6,40 da Fiumicino, si fa scalo a Milano Malpensa e alle 12 si arriva a Cracovia; l’aeroporto è piccolo ma accogliente, come l’aria luminosa e il sole accecante che si attenua nel verde cupo dei boschi.

La ricerca di un taxi è semplicissima, senza code. Forse con un attimo di ritardo, ci accorgiamo che il nostro driver è un omaccione grande e grosso, rozzo, che incute timore, soprattutto dopo le nostre vecchie esperienze in un paese dell’Est a muro appena caduto (la tremenda notte di Bratislava …). Ci sediamo sui sedili finto-leopardati con molle ormai così consunte che ci sembra di essere accoccolati per terra. Basta, però, uno sguardo intorno per sollevarci dalle prime ansie: abbiamo preso un taxi “santo”, per tutte le immagini religiose che lo tappezzano (anche sul tettuccio). Rincuorati, diamo l’indirizzo dell’albergo e per mezz’ora ci gustiamo un bel paesaggio, ordinato e armonioso, dove i piccoli agglomerati si alternano a tanto verde.

Il nostro piccolo hotel Batory, che ha un nome conturbante perché ricorda Elisabetta la contessa sanguinaria, è invece un tre stelle molto accogliente e soprattutto centrale, con una sorpresa che ben di più della contessa potrebbe turbare i nostri sonni: è proprio davanti ad un pronto-soccorso, con tanto di ambulanze schierate.  Ma non sarà così: dormiremo invece sonni tranquilli nella nostra camera piacevolmente arredata in stile un po’ tirolese.

Decidiamo di uscire subito, dopo una rapida rinfrescata, per entrare nel cuore della città. Sono le 12,45 quando, a piedi, soli, un po’ sperduti fra tanti polacchi, ci troviamo a camminare in una città sconosciuta, ma che avevamo in fondo al cuore.

Lungo la strada, entriamo nella chiesa di San Nicola, la prima delle tantissime chiese di Cracovia. L’atmosfera di intenso raccoglimento invita alla preghiera, il grande dipinto del Santo sull’altare maggiore richiama la leggenda delle tre sfere d’oro, donate alle povere fanciulle per la loro dote. Un prezioso trittico orna la parete laterale; la gente entra per l’inizio della Messa. Ma noi dobbiamo andare, ancora ignari della sorpresa che ci attende.

Nella grande piazza del mercato—la bellissima Rynek Glowny —, davanti alla cattedrale gotica di Santa Maria Vergine (Mariacki) del XIV secolo, è in corso la solenne celebrazione del Corpus Domini: qui il calendario liturgico è rimasto inalterato e la festa cade ancora di giovedì, come un tempo da noi, prima delle riforme che hanno relegato le più grandi solennità religiose nel tempo ordinario della domenica.

Un senso di grande stupore e meraviglia ci pervade davanti all’imponente palco su cui l’arcivescovo celebra con tanti prelati. Il coro e l’ensamble delle violiniste accompagna il sacro rito e una folla incredibile partecipa in silenzio, con la devozione tipica dei polacchi. Il primo grande regalo del cielo! Ma non sarà l’unico.

Appena ripresi dalla grande emozione, andiamo a pranzo in un ristorantino che qualche amico ci aveva consigliato: lo Zdarzenie, proprio sotto la Basilica Mariana, famoso per l’indimenticabile collezione di tazze e le sue ottime insalate, ma che, soprattutto, è ubicato in una posizione strategica per vedere e sentire il trombettiere che, ad ogni ora, si affaccia ad una delle finestre della torre più alta della chiesa di Santa Maria. Ed eccolo che suona ai quattro punti cardinali il cosiddetto Hejnal Mariacki, il “segnale Mariano”, che, dopo le ultime struggenti note, si interrompe di colpo, per ricordare un episodio delle invasioni tartare, quando, nel secolo XIII°, una sentinella dette fiato alla tromba, per allertare la popolazione; ma fu uccisa, mentre suonava, da una freccia nemica nella gola.

Le ultime note morenti vogliono far rivivere proprio quel tragico momento; e noi, seduti ad un tavolo all’esterno, mangiamo lentamente per allungare il tempo del pranzo e sentirle ancora; e ripensare a quel gesto eroico e anonimo, in difesa della propria patria, che oggi, forse, sarebbe poco apprezzato, se non incomprensibile.

La cattedrale ci attende. La chiesa, inizialmente in legno, fu eretta in forme romaniche e poi distrutta dalle orde tartare. Fu ricostruita in mattoni, in stile gotico. L’interno toglie il respiro: le splendide vetrate originali narrano in l20 scene la storia dell’umanità secondo il Vecchio e il Nuovo Testamento. Le volte a stella sul coro ci innalzano al cielo, il superbo altare mariano, in legno di tiglio, è il polittico gotico più grande d’Europa; al centro, la Dormizione della Vergine, struggente nella sua dolcezza. L’architettura, sublime nelle forme, è un esempio meraviglioso della gloria di Dio. Ci stupisce tanta bellezza, solenne e inaspettata.

Usciamo con l’emozione dei bambini, sulla grande doppia piazza del mercato, una delle più vaste e imponenti d’Europa. In mezzo sorge il lungo mercato dei tessuti, costruzione gotica in mattoni.

Oggi è chiuso per la festività, ma dal portale centrale riusciamo a vedere gli stemmi delle città polacche. Immersi negli ampi spazi del Rynek Glowny, gustiamo l’atmosfera incantata dei tavoli davanti ai numerosi bar, con i colori vivaci dei fiori e degli ombrelloni, le musiche di artisti improvvisati, ma veri professionisti, le performances delle statue umane, che sembrano inanimate; tutto è bello, gioioso, trasmette allegria e serenità. Guarda! Una piccola chiesa quasi nascosta: è la chiesetta di S. Adalberto; entriamo e, nella penombra silenziosa, notiamo delle candele accese, davanti alle quali quattro persone di una certa età stanno pregando: fedeli ad un appuntamento che dà senso alla loro vita e che li unisce fra loro e con Dio. Dentro di me mi compiaccio con loro e per un attimo penso alla nostra vecchiaia [che, nel frattempo, è arrivata, ndr] e ad un incontro simile con gli amici più cari, ma … manca una chiesetta così nella nostra città e … forse anche gli amici più cari.

(continua)

Grazia e Guido Verna

giugno 2007

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Le indicazioni di pagina si riferiscono a brani tratti da:

George Weigel, Testimone della Speranza, 1999, Mondadori, Milano.

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