Come la chiesa ha due cause efficienti, prosegue san Lorenzo, allo stesso modo avrà due fondamenti: fondamento primo è Cristo, e secondo è Pietro e gli altri apostoli. San Paolo infatti dice a proposito di Cristo: <<nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova che è Cristo Gesù>> (1 Cor. 3,11)

E ancora san Paolo scrivendo agli Efesini<<…edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore>> (Ef. 2, 20-21)

Da tutte le prove bibliche che adduce, Lorenzo può concludere che il movimento fondato da Lutero e che è detto luterano e non cristiano, appare a tutti quale genere di chiesa essa sia e di quale autore e su quale fondamento essa sia posta e da cui sia venuta alla luce. I fondamenti di questa confessione pertanto, non sono il Cristo, Pietro e gli apostoli, ma la sola autorità di Lutero, preferita, per spirito di parte, all’autorità della chiesa universale e dei Padri ortodossi di tutti i secoli. Da qui la conclusione: il fondamento della chiesa luterana è privo di ogni solidità; è debole, senza consistenza, posto sulla sabbia. Perciò la chiesa di Lutero non è affatto questa casa fondata da un saggio architetto sulla roccia, che non ha niente da temere dalle bufere e dalle tempeste, ma è una casa fondata da uno stolto architetto sulla sabbia.

Lorenzo dimostra poi come nessuna confessione cristiana separata, sia del passato come del presente, abbia mai posseduto o possieda, la vera fede, mentre al contrario la chiesa di Roma ne ha sempre conservato intatto il deposito. Dunque solo la chiesa romana è la vera chiesa di Cristo. Per provare questa sua tesi l’autore dà prima una definizione della vera fede, per poi passare a descrivere i caratteri che essa possiede.

  • Primo carattere: innanzitutto il possesso della vera fede è da sé definitivo e, per così dire, tranquillo e pacifico. E’ infatti evidente che chiunque la possegga veramente, non ha nessun bisogno di rimettersi costantemente alla sua ricerca, cosa che invece non vediamo nelle confessioni separate di ogni epoca e in modo particolare in quelle luterane.
  • Il secondo carattere della vera fede è l’unità. Non basta che vi sia questa unità, ammettere la Scrittura in blocco o non negare alcun articolo del simbolo apostolico. Lutero stesso ammette che il rigetto del più piccolo punto della teologia comporta la rovina della fede tutta intera, o ancora che chi riuscirà a provare la falsità di un solo punto della sua dottrina avrà provato che essa non è la dottrina di Cristo. E Lorenzo si serve proprio delle ragioni di Lutero per dire e provare che non c’è un solo un errore nella dottrina di Lutero, ma un “elenco di errori” e una “palude di eresie” e dimostrare così la falsità della dottrina luterana.
  • Il terzo carattere della vera fede è l’immutabilità. Quando in una setta si può constatare che vi sono altrettante professioni di fede quante sono le teste, siamo in presenza di una setta eretica, <<poiché la fede che diventa multipla diventa nulla>> al dire di sant’Ilario1.

Ora, dice Lorenzo, cosa vediamo presso i luterani? La loro dottrina, ben lontana dall’essere immutabile, varia secondo le circostanze dei tempi, dei luoghi, delle persone. Appare dunque chiaro, in conclusione, come la fede professata dai luterani non sia né una, né cattolica, né apostolica; non sia posseduta in modo pacifico, tranquillo e definitivo e non sia immutabile e, dunque, non possa essere la vera fede. Pertanto, conclude Lorenzo, neanche la setta che la professa può essere la vera chiesa di Cristo.

Bisogna poi sottolineare come Lorenzo accordi al primato di Pietro un’importanza capitale, per provare così la falsità delle sette non sottomesse ai legittimi successori di Pietro.

La dimostrazione apologetica del primato di Pietro, che ha come punto di partenza la costituzione della chiesa da parte di Cristo fondata su Pietro, e come punto di arrivo l’unione attuale con Pietro passando per una successione ininterrotta e legittima dei pontefici sulla cattedra di Roma, è per Lorenzo <<indubitabile, infallibile e di certezza assoluta>>.

Ora il primato di giurisdizione di Pietro, è passato ai sovrani pontefici di Roma per via di legittima successione. Infatti, Pietro era veramente principe degli Apostoli e capo di tutta la chiesa dopo di Cristo. Pietro inoltre è stato veramente il papa di Roma. Il sovrano pontefice di Roma è veramente il successore di Pietro come attestano tutti i Padri della chiesa. In più, la vera chiesa deve avere dei vescovi. I luterani non ne hanno affatto, mentre la chiesa di Roma ne ha sempre avuti. La setta luterana dunque, conclude Lorenzo, non è fondata su Pietro e non può essere la vera chiesa di Cristo.

Note

1Ilario di Poitiers fu vescovo e teologo vissuto nel IV sec.

 Papa Pio IX lo dichiarò dottore della Chiesa.

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