Nel corso della sua storia bimillenaria non poche volte la Chiesa di Roma è dovuta intervenire anche energicamente per ribadire verità di fede che, nel corso dei secoli, rischiavano di essere sostituite da blande posizioni teologiche, che poco avevano a che fare con l’ortodossia della dottrina.

Escludendo il periodo apostolico e post-apostolico, la maggior parte delle interpretazioni bibliche sono giunte dalla variegata famiglia protestante voluta da Martin Lutero, a seguito della scissione dalla Chiesa di Roma avvenuta nel XVI sec.

Alcuni specialisti sono riusciti a calcolare il numero di chiese sorte dalla riforma protestante fino ai nostri giorni; si tratta di una cifra considerevole, circa 25.000 nuove confessioni cristiane e ne continuano a nascere cinque ogni settimana.

Ognuna di esse, senza eccezione, sostiene di obbedire allo Spirito Santo e di seguire il significato letterale della Scrittura. Si tratta perlopiù di movimenti di origine luterana e presbiteriana.1   

Da questi numeri si evince il perché la Chiesa cattolica sia dovuta intervenire più volte con il suo Magistero per ribadire quelle verità di fede che, per almeno 1500 anni, erano state credute anche dai seguaci di Lutero.

Da qui in avanti non poche volte la Santa Sede è stata oggetto di attacchi di vario tipo, sia sul piano teologico che su questioni squisitamente sociologiche.

Come ebbe a dire una volta Fulton Sheen2:

<<Non ci sono più di cento persone negli Stati Uniti che odino la Chiesa cattolica; ce ne sono milioni, invece, che odiano ciò che immaginano erroneamente che sia la Chiesa cattolica>>.

Ciò che accomuna cattolici e luterani è senza dubbio la centralità di Cristo nella storia della Salvezza; i problemi nascono però nel momento in cui si “interroga” la Scrittura, perché da nessuna parte essa riduce la Parola di Dio alla sola Bibbia. Al contrario, la Bibbia insegna che la Parola autorevole di Dio va ricercata nella Chiesa: nella sua Tradizione (2 Ts 2, 15; 3,6), nonché nella sua predicazione e nel suo insegnamento (1Pt 1,25; 2Pt 1,20-21; Mt 18,17). A questo punto si potrebbe ritenere che la Bibbia sostenga la tesi cattolica del “solum verbum Dei” (solo la Parola di Dio), e non lo slogan protestante del “sola Scriptura” (solo la Bibbia).

E’ doveroso inoltre ricordare che gli storici della Chiesa concordano sul fatto che abbiamo il Nuovo Testamento grazie al Concilio di Ippona del 393 e al Concilio di Cartagine del 397,  le cui conclusioni furono inviate a Roma per l’approvazione papale. In un modo o nell’altro è sempre Roma a dover dire l’ultima parola, e questo fin dai tempi più antichi.

Molto brevemente un accenno anche al “sola fidei” che rappresenta un forte ostacolo al dialogo cattolico-luterano; Lutero dichiarava infatti che un uomo non è giustificato dalla fede e dall’amore, bensì solo dalla fede. Si spinse addirittura fino ad aggiungere la parola “solo” dopo la parola “giustificato” nella sua traduzione tedesca della Lettera ai Romani (3,28)3, e definì la Lettera di Giacomo una “lettera di paglia”, perche Giacomo (2,24) dichiara esplicitamente:

<<Vedete che l’uomo viene giustificato in base alle opere, e non soltanto in base alla fede>>.

Note:

1Ossia calvinista. Presbiteriani vengono chiamati i calvinisti in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Le varie chiese presbiteriane (dal greco presbiteros = il più anziano) si chiamano così perché sono dirette da un gruppo di anziani laici, a imitazione della funzione degli anziani nella Bibbia.

2Venerabile. Arcivescovo e scrittore statunitense.

3<<Pensiamo dunque che l’uomo viene giustificato per mezzo della fede senza le opere della legge>>.

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