Parlare oggi di apologetica e apologia è diventato un discorso che da più parti, soprattutto negli ambienti più “progressisti”, potrebbe creare qualche malumore.

La difesa della Chiesa cattolica, se per 19 secoli è stata una condizione necessaria per affermarne il primato, oggigiorno è vista con scandalo e stoltezza da alcuni settori più refrattari nel riconoscerle un ruolo primario sull’orbe cristiano. Di certo il mio intento non è quello di “estremizzare” la Fede e chiudersi ad ogni prospettiva di dialogo, ma allo stesso tempo si vuol riconoscere a Roma il suo primato, la cattedra di Pietro sede del Vicario di Cristo.

Se in epoca patristica tutto ciò era scontato (o quasi), visto il proliferare delle eresie, non altrettanto si può dire in questo tempo, dove un dialogo che dovrebbe essere costruttivo e indirizzato al rientro nel “gregge” dei fratelli riformati, il più delle volte si trasforma in tavole rotonde dove si discute di tutto meno che del fatto  “se uno è il Corpo di Cristo, una è la sua Chiesa”, così come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica:

<<Il paragone della Chiesa con il corpo illumina l’intimo legame tra la Chiesa e Cristo. Essa non è soltanto radunata attorno a lui; è unificata in lui, nel suo corpo. Tre aspetti della Chiesa-corpo di Cristo vanno sottolineati in modo particolare: l’unità di tutte le membra tra di loro in forza della loro unione a Cristo; Cristo Capo del corpo; la Chiesa, Sposa di Cristo.>> (Ccc -La Chiesa è comunione con Gesù- n. 789)

Anche la Lumen Gentium al n. 18 cap. III afferma:

Affinché lo stesso episcopato fosse uno e indiviso, [Gesù] prepose agli altri apostoli il beato Pietro, e in lui stabilì il principio e il fondamento perpetuo e visibile della unità della fede e della comunione”.

Il primato di Pietro può essere inoltre ricercato anche nella descrizione che san Pietro Crisologo (1) ne fa nel Sermo 107,3 quando afferma:

<<E’ il custode della fede, la roccia della Chiesa, il portinaio del Regno dei cieli. E’ il pescatore che, chiamato all’apostolato, attira a sé con l’amo della santità le turbe sommerse dai flutti degli errori, e nella rete del suo insegnamento raccoglie e serba alla fede una moltitudine immensa di uomini.>>

Altra testimonianza importante ci arriva dai Padri della chiesa ortodossa siriaca che affermavano pienamente il primato di Pietro all’interno della primitiva comunità cristiana, perché si basavano sulla tradizione rabbinica e quindi vedevano nel nome “Kefa” (roccia) , un simbolo veterotestamentario del Messia. Quando dunque Gesù diede a Pietro il nome di Kefa , egli lo investiva di un ufficio parallelo al suo.

Aphrahat (2), uno dei maggiori Padri siriani, credeva perfino che quello fosse un altro nome di Gesù e dunque, secondo i suoi scritti, dando il suo nome all’apostolo egli lo investiva di un ufficio tutto particolare: come Mosè aveva tratto acqua dalle rocce, così da Pietro sarebbe scaturito il suo messaggio fra le nazioni.

Siamo arrivati alla conclusione di questa prima esposizione, dove ho voluto fare un quadro generale della situazione che ruota attorno a Pietro come capo indiscusso della Chiesa. Definizioni molto ecclesiocentriche che invitano il lettore a riflettere sulla figura del Vicario di Cristo.

A.C. In hoc signo vinces +

1) San Pietro Crisologo è stato vescovo di Ravenna, Santo e dottore della Chiesa vissuto tra il IV e V sec.

2) Aphrahat o Afraate è stato un santo e teologo siriaco, detto “il sapiente persiano”, vissuto tra il III e IV sec.

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