di Guido Verna

giugno 2015

1. Il tempo della Misericordia

2. La santa del tempo della Misericordia

2.1 L’«apostola» e il Papadella Divina Misericordia

2.2 Il mandato: l’Immagine e la Festa

2.3 La prima volta, ad Ostra Brama, la Porta dell’Aurora.

3. Il luogo della misericordia: Ostra Brama, la culla preparata per la nuova devozione

3.1 La sua origine e la «sua» Madonna

3.2 Incendi, miracoli, «lezioni»: la culla quasi pronta

3.3 La devozione alla Madre di Dio di Ostra Brama

4. L’Immagine della Misericordia per il nostro tempo: la sua «lotta» e le sue «avventure»

4.1 L’ira di Dio e le ombre del male

4.2 La «lotta» e le «avventure» dell’Immagine per la sua libertà

1.2 Il mandato: l’Immagine e la Festa

Santa Faustina cominciò ad avere contatti con il Cielo a soli sette anni, quando, per la prima volta, sentì la voce di Dio nella sua anima (cfr. D7). La voce continuò a chiamare ancora ma Helena cercò di soffocare con i passatempi questo richiamo che la tormentava; ma, infine, dovette cedere e la grazia di Dio vinse. «Una volta — racconta santa Faustina, che, allora, nel 1924, non aveva ancora vent’anni e si trovava nella città di Lodz per lavoro — ero andata ad un ballo con una delle mie sorelle. Quando tutti si divertivano moltissimo, l’anima mia cominciò a provare intimi tormenti. Al momento in cui cominciai a ballare, scorsi improvvisamente Gesù accanto a me, Gesù flagellato, spogliato delle vesti, tutto coperto di ferite, che mi disse queste parole: “Quanto tempo ancora ti dovrò sopportare? Fino a quando mi ingannerai?”» (D9).

La sopportò poco, perché l’anno successivo, il 1° agosto 1925, Helena entrò in convento, ubbidendo alle parole imperative che Dio — nel giorno del ballo, mentre pregava davanti al SS.mo Sacramento nella cattedrale della città dedicata a san Stanislao Kostka — le aveva rivolto: «Parti immediatamente per Varsavia; là entrerai in convento» (D10).

Partì e un anno dopo cominciò il noviziato. Da allora, fino alla fine della sua vita terrena, interloquì con Gesù. Il suo Diario è il racconto di questi straordinari colloqui, che avevano uno scopo altrettanto straordinario: irraggiare sul mondo — su «quel» mondo prima descritto, dimentico o «furbo» o superficiale, cioè quello «nostro» — la misericordia divina, rappresentandola in un modo comprensibile e indimenticabile anche per un’umanità così malridotta.

Il mandato: il ritratto e la festa.

Il Signore definì subito, in maniera esplicita e inequivocabile, il mandato della giovane suora per la quale Lui stesso conierà gli appellativi di «Segretaria della Divina Misericordia» (D965) e di «Apostola della Divina Misericordia» (D1142).

Era la sera del 22 febbraio 1931 quando suor Maria Faustina, chiusa nella sua cella nel convento di Plock, vide il Signore Gesù, «[…] vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido» (D47). È l’inizio della «storia», che suor Faustina continua a raccontare così: «Muta tenevo gli occhi fissi sul Signore; l’anima mia era presa da timore, ma anche da gioia grande. Dopo un istante, Gesù mi disse: “Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te! Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l’anima, che venererà quest’immagine, non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la difenderò come Mia propria gloria”» (D47-48).

Di fronte a promesse così umanamente inconcepibili e anche sconvolgenti, suor Faustina sentì subito la necessità di recarsi dal suo confessore [5], il quale, da parte sua — non potendo naturalmente percepire l’autenticità di tali enormi promesse —, si limitò a «leggere» in senso metaforico la richiesta di dipingere quell’immagine divina, consigliandola di fare il quadro nella sua anima.

Ma, appena lasciato il confessionale, la metafora svanì, come racconta ancora suor Faustina: «[…] udii di nuovo queste parole: “La Mia immagine c’è già nella tua anima. Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia. Desidero che i sacerdoti annuncino la Mia grande Misericordia per le anime dei peccatori. Il peccatore non deve aver paura di avvicinarsi a Me”» (D49).

Il pegno da pagare

La richiesta, dunque, si era completata e il mandato poteva considerarsi perfettamente definito: non solo il quadro, ma anche la festa. E perché tutto fosse chiaro, Gesù esplicitò a Suor Faustina anche il «pegno» che avrebbe pagato, cioè le conseguenze «finali», in caso di inadempienza: «Sappi che, se trascuri di dipingere quell’immagine e tutta l’opera della Misericordia, nel giorno del giudizio risponderai di un gran numero di anime»(D154,Wilno, 26.X.1934), “spiegando” infine il senso profondo dell’Immagine: «I due raggi rappresentano il Sangue e l’Acqua. Il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime…Entrambi i raggi uscirono dall’intimo della Mia Misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia. Tali raggi riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato colui che vivrà alla loro ombra, poiché non lo colpirà la giusta mano di Dio. Desidero che la prima domenica dopo la Pasqua sia la Festa della Misericordia. Chiedi al Mio servo fedele che in quel giorno parli al mondo intero di questa Mia grande Misericordia: in quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene. L’umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia. […] Annuncia che la Misericordia è il più grande attributo di Dio. Tutte le opere delle Mie mani sono coronate dalla Misericordia». (D299-301)

2.2 La prima volta, ad Ostra Brama, la Porta dell’Aurora …

L’Immagine fu commissionata dal confessore e direttore spirituale di suor Faustina, il beato Michele Sopoćko (1888-1975), al pittore Kazimirowski (Eugeniusz, 1873-1939), che la portò a termine in soli sei mesi [6], durante i quali suor Faustina — che dal 1933 al 1936 abitò a Vilnius [7] — più volte  si recò a vedere l’opera in elaborazione per controllarne la rispondenza con il «suo» Gesù; e lo stesso don Sopoćko — approfittando forse del fatto che la casa e lo studio dell’artista si trovavano nella medesima palazzina da lui abitata — andava frequentemente a verificare se lo sviluppo dell’opera procedesse in sintonia con le istruzioni di suor Faustina.

Ma anche Gesù seguiva la «traduzione» pittorica della sua Immagine, con criteri estetici non propriamente coincidenti con quelli di suor Faustina e con un’impazienza — absit iniuria verbis — che poteva assumersi come misura di quanto ritenesse urgente il Suo intervento e, quindi, come misura del «nostro» stato di degrado. Nel giorno di giovedì santo del 1934, suor Faustina ricorda di quando — recatasi presso il pittore cui era stato assegnato il compito di dipingere l’Immagine sulla base delle sue informazioni — si «rattristò» accorgendosi che quella dipinta «[…] non era così bella come è Gesù» (D313). E tornata in convento andò nella cappella a piangere e a lamentarsi col Signore [«Chi può dipingerTi bello come sei?»], che le dette però questa pedagogica e tacitante risposta: «Non nella bellezza dei colori né del pennello sta la grandezza di questa immagine, ma nella Mia grazia» (Ibidem). Sempre nel 1934, nel giorno dell’Assunzione, le fu chiesto da don Michele come dovesse «[…] essere collocata la scritta, dato che non c’era posto sull’immagine» (D327). Suor Faustina riteneva di poter dare la risposta la settimana seguente, ma evidentemente Gesù considerava talmente urgente finire il quadro che appena lei dal confessionale passò davanti al SS.mo Sacramento le fece «[…] capire interiormente come doveva essere quella scritta» (Ibidem), ricordandole anche quello che le aveva detto la prima volta — «[…] e cioè che queste tre parole [“Jezu, ufam Tobie”] dovevano essere messe in evidenza» (Ibidem) — ed esplicitandole la funzione del quadro stesso con questa metafora: «“Porgo agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della Misericordia. Il recipiente è quest’immagine con la scritta: Gesù, confido in Te”» (Ibidem).

Finché, nell’aprile del 1935, col permesso dell’arcivescovo metropolita di Vilnius Romuald Jalbrzykowski (1876–1955) [8] e grazie all’impegno del beato don Michele Sopoćko (1888-1975) [9], per tre giorni — il 26, 27, 28 aprile — l’Immagine venne esposta per la prima volta al pubblico. L’esposizione «avvenne in modo mirabile! Come il Signore aveva chiesto, il primo tributo di venerazione per questa immagine da parte della folla ebbe luogo una prima domenica dopo Pasqua» (D89), proprio quella che suor Faustina e il suo Suggeritore celeste volevano che fosse dedicata alla Divina Misericordia.per tre giorni quest’immagine fu esposta al pubblico e fu oggetto della pubblica venerazione. Era stata sistemata ad Ostra Brama [10] su di una finestra in alto, per questo era visibile da molto lontano. Ad Ostra Brama venne celebrato un triduo solenne a chiusura del Giubileo della Redenzione del Mondo [11], per il 19° centenario della Passione del Salvatore. Ora vedo che l’opera della Redenzione è collegata con l’opera della Misericordia richiesta dal Signore» (Ibidem).

La richiesta di esporre l’Immagine per la prima volta e in quei giorni e a Ostra Brama, era stata rivolta a don Sopoćko direttamente da Gesù attraversoSuor Faustina, come lui stesso ricorda: «[…] [nella] Settimana Santa del 1935 […], Suor Faustina dichiarò che il Signore Gesù mi chiedeva di collocare questa immagine per tre giorni a Ausros Vartu, per il triduo previsto per la chiusura del giubileo della Redenzione che si sarebbe tenuto il giorno della futura festa, la Domenica in Albis. Ben presto seppi che il triduo era veramente in preparazione e il parroco di Ausros Vartu, il canonico St. Zawadzki, mi chiese di dire l’omelia. Accettai a condizione che la finestra del colonnato fosse decorata da quel quadro. In quel posto l’immagine aveva un aspetto imponente attirando l’attenzione dei passanti più dell’immagine della Madonna» [12].

Per Suor Faustina e per don Michele, furono giorni entusiasmanti e carichi di emozioni, perché «sentivano» che cominciava a realizzarsi quanto aveva insistentemente chiesto Gesù: da una finestra del portico in alto, vicino alla Chiesa di santa Teresa attigua al santuario (cfr.D89, nota 88), per la prima volta i raggi di Gesù Misericordioso si irradiavano sul mondo e sulla storia, per illuminare un’umanità, se non completamente al buio, almeno ampiamente in penombra, e per ricordare ad essa, ormai quasi del tutto immemore, che la potenza della Divina Misericordia era intatta e disponibile per chiunque avesse voluto fruirne.

Il giorno precedente l’esposizione, Suor Faustina fu scelta per intrecciare le ghirlande che avrebbero ornato l’Immagine. Lo fece con passione e con cuore allegro, anche se questo le costò qualche giudizio malevolo da parte di alcune consorelle, per non aver voluto rivelare il contenuto dell’Immagine, non ritenendosene autorizzata (cfr.D421). Partecipò intensamente alle funzioni, a cominciare da quella del venerdì, quando andò ad Ostra Brama e fu presente alla predica tenuta dal suo confessore che«[…] trattava della Misericordia di Dio, […] la prima di quelle richieste dal Signore Gesù da tanto tempo.» (D417)

Gesù fu talmente contento di quanto stava succedendo che ritenne di doverne dare subito un segno evidente, raccontato così da suor Faustina:«Quando incominciò a parlare della grande Misericordia del Signore, l’immagine prese un aspetto vivo ed i raggi penetrarono nei cuori della gente riunita, però non in ugual misura; alcuni ricevettero di più, altri meno [segno non dell’ingiustizia di Dio, ma se mai della diversa disponibilità dell’uomo a chiedere perdono, ndr]. Vedendo la grazia di Dio, la mia anima fu inondata da una grande gioia» (Ibidem). Anche Gesù rimase molto contento e comunicò alla sua «segretaria» il segno del suo consenso per l’avvenuta esposizione: «Quando quell’immagine venne esposta, vidi il vivo movimento della mano di Gesù, che tracciò un gran segno di croce» [D416] [13].

L’ultimo giorno dell’esposizione dell’Immagine non coincideva solo con la chiusura del Giubileo della Redenzione ma era anche la Domenica in Albis, cioè quella che sarebbe dovuta diventare — ed è poi diventata — la festa della Misericordia del Signore.

Santa Faustina era felice e emozionata mentre con le altre suore camminava verso Ostra Brama per partecipare alla cerimonia religiosa finale: «Quando andammo a quella solenne funzione, il cuore mi batteva dalla gioia, poiché quelle due solennità erano unite strettamente fra di loro. Pregai Iddio perché concedesse Misericordia alle anime dei peccatori». (D420)Eancora una volta Gesù le mandò un immediato segnale di consenso: «Quando la funzione stava per finire ed il sacerdote prese il Santissimo Sacramento per impartire la benedizione, tutto a un tratto vidi il Signore Gesù con lo stesso aspetto che ha nell’immagine. Il Signore diede la benedizione ed i raggi si diffusero su tutto il mondo». […] [E si rallegrò] immensamente per la bontà e la grandezza del mio [di suor Faustina, ndr]] Dio» (Ibidem). Da una lettera successiva a don Sopoćko traspare in modo evidente la sua soddisfazione spirituale: «Iddio mi ha fatto conoscere che è contento di quello che è già stato fatto.Abbandonandomi alla preghiera e all’intimità con Dio, ho sentito nell’anima la tranquillità profonda per tutta quest’opera (…). Come tutte le cose, anche questa andrà avanti piano piano» [14].

Riprenderò più avanti la storia dell’Immagine — che, peraltro, con il comunismo diventerà tristemente avvincente — perché, a questo punto, l’incrocio delle storie di una Santa e di una Immagine con un luogo altrettanto straordinario, mi obbliga a «visitarlo», fermandomi un po’ a Vilnius, l’«amata Wilno» (D407) di suor Faustina.

(continua)

Guido Verna

2015

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Testo non rivisto di una conferenza tenuta per la prima volta a Ferrara il 18 giugno 2015 nella sede di AC.

Tutte le citazioni indicate con D e un numero, fanno riferimento all’articolazione riportata in Santa Maria Faustina Kowalska, Diario. La misericordia divina nella mia anima, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2004. Analogamente si farà riferimento a tale libro quando si scriverà semplicemente Diario.

[5] «Nella casa della congregazione a Varsavia c’erano a quel tempo come confessori ordinari (ogni settimana) Don Pietro Loewe [(1875-1951)] e Don Bronislao Kulesza [(1885-?)]. Confessore straordinario (ogni trimestre) era il padre Luigi Bukowski S.J. [(1873-1941)]. É difficile stabilire presso quale di loro si sia confessata quel giorno la giovane aspirante» (Diario, p. 50, nota 21).

[6] L’artista ci lavorò dal 2 gennaio 1934 a giugno.

È opportuno sottolineare subito come il Gesù Misericordioso originale dipinto a Vilnius da Kazimirowski e che si trova esposto nella stessa città, nel Santuario della Divina Misericordia — e al quale ho fatto esclusivo riferimento in questo scritto — non è quello che si conosce e si venera in Italia e che comunque è il più diffuso al mondo. In realtà, questa seconda immagine fu dipinta nel 1943, dieci anni dopo l’originale e cinque anni dopo la morte di suor Faustina a Cracovia dal pittore Adolf Hyla. Le cose andarono così: «Adolf Hyla si rivolse alla Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia [in quanto] desiderava dipingere un quadro e farne un dono per la cappella della congregazione, come ex-voto di ringraziamento a nome di tutta la sua famiglia salvata dalla guerra. Le Suore gli proposero di dipingere un’immagine di Gesù Misericordioso. Come modello presentarono all’artista una riproduzione della prima immagine dipinta da E. Kazimirowski con la partecipazione di suor Faustina. Allegarono anche la descrizione dell’immagine contenuta nel diario di suor Faustina. Tuttavia, l’artista eseguì l’opera secondo una sua idea. Siccome le misure del quadro ricevuto in dono non andavano bene per l’altare della cappella delle Suore, Madre Irene Krzyzanowska ne ordinò un’altra. Questa immagine fu benedetta nel 1944 dal P. J. Andrasz SJ e fu collocata nella cappella della Congregazione a Cracovia, dove è venerata fino ad oggi. L’effigie di Gesù Misericordioso era dipinta sullo sfondo di un prato e dei cespugli visibili in lontananza. Nel 1954, dopo l’intervento di Don Sopocko, lo sfondo dell’immagine fu dipinto con un colore scuro, e sotto i piedi del Signore Gesù fu aggiunto un pavimento. L’immagine offerta da Adolf Hyla come ex-voto di ringraziamento, fu collocata nella chiesa parrocchiale del Sacratissimo Cuore in Breslau (Wroclaw, Polonia) […] collegata con la casa religiosa delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia» (in http://www.faustina-messaggio.com/immagini-gesu-cracovia.htm)

[7] Suor Faustina abitò nella Casa della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, in via Grybo 29, dove il Signore Gesù le dettò la Coroncina alla Divina Misericordia.

[8] Nato a Łętowo-Dąb, in Polonia, Romuald Jalbrzykowski fu vescovo di łomza (1925-1926), a lungo arcivescovo di Vilnius (1926-1955) e infine vescovo di Białystok (1945-1955). Dal 1942 al 1944 fu imprigionato dai nazisti in Germania. Nel 1945, «liberato» dall’Armata Rossa, fu per qualche tempo deportato in Polonia. Nella «storia» di Gesù Misericordioso, aveva già avuto, due anni prima, una funzione a suo modo decisiva: il 7 gennaio 1933 aveva infatti nominato come nuovo confessore per la Congregazione delle Suore di Nostra Signora della Misericordia un sacerdote di 45 anni, professore di teologia al Seminario di riconosciuta autorità accademica, che rispondeva al nome di don Michele Sopoćko.

[9] Il beato Michele Sopoćko ebbe un ruolo fondamentale non solo nella diffusione ma anche nella fondazione teologica della devozione a Gesù Misericordioso. Qualcuno lo definì — quasi a onorarlo come complemento a santa Faustina — l’«apostolo della Divina Misericordia». Era nato l’1 novembre 1888 nel paese di Naujasodziai, appena fuori Vilnius, da una famiglia di saldi e praticati principi cattolici. Sentì presto la vocazione sacerdotale. Entrò nel 1910 nel Seminario di Vilnius, dove poté portare a termine gli studi solo grazie a una sorta di borsa di studio del rettore, fino alla sua ordinazione sacerdotale nel 1914. Nel 1918 fu cappellano militare al Reggimento di Vilnius e poi nel campo di addestramento degli ufficiali a Varsavia.

Grazie alla sua intensa vita spirituale, la sua attività fu incessante e intensissima sia come studioso e professore di teologia sia pastoralmente, non tirandosi mai indietro nella predicazione e nella diffusione della verità in generale e della Divina Misericordia in particolare. La sua coraggiosa visibilità gli creò seri problemi con entrambi i «mali» del secolo, fino alla prigione e alla fuga con travestimento in borghese, per qualche anno, nelle vesti di falegname. Decentrato per sicurezza a Byalistok, festeggiò qui i cinquanta e poi i sessanta anni di sacerdozio. Durante gli anni passati in questa città polacca, malgrado una condizione fisica in ultimo pesante da sopportare, non venne mai meno la sua attività intellettuale, anzi provvidenzialmente potè forse «pensare» ancora meglio e più in profondità alla «sua» Immagine, fino a produrre — dopo quello elaborato nel periodo 1939-40, il «De Misericordia Dei deque eiusdem festo instituendo», di carattere dogmatico e liturgico sulla Divina Misericordia e sulla relativa festa  — un altro trattato in quattro volumi di grande valore, «La Misericordia di Dio nelle sue opere». Ma insieme all’intensa attività intellettuale, col passare del tempo aumentò la sua vita spirituale. In una citazione presa dal suo Diario si può cogliere mirabilmente lo spirito con cui visse i suoi ultimi anni «Bisogna trattare la vecchiaia come la vocazione a un amore più grande verso Dio e verso il prossimo. Dio ha dei piani nuovi nei confronti degli anziani, vuole andare nel profondo dell’uomo attraverso la rivelazione della sua vita interiore faccia a faccia. L’unico atto efficace che siamo capaci di compiere è la preghiera. In questa passività attiva tutto si sta preparando, tutto si decide, tutto si gioca. Il cielo sarà una recita del “PADRE NOSTRO”». Morì nella sua stanzetta il 15 febbraio 1975, il giorno di San Faustino, patrono di suor Faustina Kowalska. a fase diocesana del suo processo di beatificazione si concluse il 29 settembre 1993, mentre undici anni dopo, il 20 dicembre 2004, a Roma la Congregazione delle Cause dei Santi, constatata l’eroicità delle sue virtù, lo dichiarò Servo di Dio. Fu beatificato infine il 28 settembre 2008 a Bialystok, nel Santuario della Divina Misericordia. Nell’omelia di quel giorno l’arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, accomunò il beato e santa Faustina con queste parole: «Il Cuore misericordioso di Gesù ha forgiato due apostoli della carità divina: santa Faustina Kowalska e il beato Michele Sopocko. E invita anche noi a essere testimoni di perdono, donato e ricevuto, grati a questi due santi apostoli, che hanno diffuso il messaggio evangelico non solo nella loro nobile patria polacca, ma in tutta la Chiesa e in tutto il mondo». (Cfr. Beato Michele Sopoćko, in http://www.santiebeati etc., cit.)

[10] Si intende la Porta dell’Aurora, Ausros Vartai in lituano e Ostra Brama in polacco, così come la chiamava Suor Faustina e come la chiamerò spesso anch’io.  Ostra Brama — che alla lettera si traduce, un po’ misteriosamente, in «Porta (brama) affilata (ostra)» — per altri deriverebbe invece il suo nome dal quartiere di Ostry Koniec, che era «fuori porta».

(cfr. cap. La Porta dell’Aurora in

http://www.ausrosvartai.lt/index.php?option=com_content&task=view&id=201&Itemid=210, e

http:// http://it.wikipedia.org/wiki/Porta_dell%27Aurora ).

[11] Questo Giubileo straordinario — cioè fuori dai ritmi canonici dei 25 o 50 anni — fu indetto il 6 gennaio 1933 con la Bolla Quod nuper da Pio XI per commemorare i 1900 anni della morte e risurrezione di Cristo.

[12] Michele Sopoćko (beato), I miei ricordi della defunta suor Faustina, Bialystok (Polonia) 27-01-1948, in

http://www.faustina-messaggio.com/ricordi-sopocko-suor-faustina.htm

[13]  Più misteriosamente – almeno per me, in quel 1935 – Suor Faustina prosegue così: «La sera dello stesso giorno, mentre stavo mettendomi a letto, vidi che quell’immagine stava passando sopra una città e quella città era coperta di reti e trappole. Gesù passando tagliò tutte le reti ed in ultimo fece un gran segno di croce e scomparve E mi vidi circondata da una moltitudine di figure maligne che avvampavano di un grande odio contro di me. Dalle loro bocche uscirono minacce d’ogni genere, ma nessuna mi toccò. Dopo un momento, quella apparizione scomparve, ma mi ci volle parecchio tempo per addormentarmi.» [D416]

[14]  F. Kowalska, Frammento di una lettera, Cracovia 21-02-1938, in http://www.festadelladivinamisericordia.com/page/santa-faustina-kowalska-crono.asp

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