di Guido Verna, 2015

1. Il tempo della Misericordia

2. La santa del tempo della Misericordia

2.1 L’«apostola» e il Papadella Divina Misericordia

2.2 Il mandato: l’Immagine e la Festa

2.3 La prima volta, ad Ostra Brama, la Porta dell’Aurora …

3. Il luogo della misericordia: Ostra Brama, la culla preparata per la nuova devozione

3.1 La sua origine e la «sua» Madonna

3.2 Incendi, miracoli, «lezioni»: la culla quasi pronta

3.3 La devozione alla Madre di Dio di Ostra Brama

4. L’Immagine della Misericordia per il nostro tempo: la sua «lotta» e le sue «avventure»

4.1 L’ira di Dio e le ombre del male

4.2 La «lotta» e le «avventure» dell’Immagine per la sua libertà

1. Il tempo della Misericordia

La Misericordia e la Giustizia rappresentano i tratti peculiari del Dio cristiano, mostrati in modo inequivocabile già nel giardino dell’Eden ai nostri due progenitori. L’aver violato l’unico comando ricevuto dal Padrone del giardino [«[…] del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete» (Gn 3,2-3)], comporta per Adamo ed Eva il dover subire l’esercizio immediato della Giustizia da parte di Dio, pagandone tutte le conseguenze. Ma — altrettanto immediata, anzi in qualche modo con anticipo rispetto alla Giustizia stessa — ecco in azione la Misericordia: dopo la maledizione del serpente [«Sii maledetto tra tutti gli animali » (Gn 3,14)] e prima della condanna della donna [«Moltiplicherò i tuoi travagli, partorirai con dolore» (Gn 3,2-3)] e dell’uomo [«Ti procurerai il cibo col sudore della tua fronte, fino a che non ritornerai alla terra dalla quale sei stato tratto» (Ibidem)], si accende inaspettatamente la luce della Misericordia — e, quindi, della speranza —, con i versetti del Protovangelo [«Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn 3,15)].

Da allora, l’uomo, in azione nella storia, ha svolto la sua vita entro queste due parentesi divine, delle quali, però, ha avuto consapevolezza in misura del tutto variabile. Negli ultimi decenni, tale consapevolezza — se negli «altri» sembra essere morta insieme a Dio — tra i «buoni» cattolici, quelli cioè che ancora credono, si mostra invece deturpata, risultando sempre più affievolita dal lato della Giustizia e, al contrario, sempre più dilatata da quello della Misericordia. In entrambi i casi, però, queste alterazioni dimensionali mi sembrano prodotte «furbescamente», nel senso che hanno in genere l’obbiettivo di poter violare con tranquillità crescente e minori «scrupoli» le regole del gioco fissate dal Creatore, fino a immaginarlo solo Misericordia e niente Giustizia, cioè ipotizzando un inferno vuoto.

Ma se nell’Eden, nella metastoria paradigmatica, la Misericordia di Dio era stata assolutamente gratuita, nella storia vera, dopo la Crocifissione del Figlio e la Redenzione, perché tale Misericordia potesse esercitarsi a nostro vantaggio, era stata introdotta una «piccola» condizione: erano necessari «prima» il pentimento e la richiesta di perdono. L’orgoglio dell’uomo, però, è difficile da spegnere.

In questi ultimi tempi è sempre più evidente come — mentre la parte di mondo che aveva espunto Dio dalla propria prospettiva esistenziale è diventata via via sempre più ampia, forte ed aggressiva — quella che invece aveva conservato l’idea di Dio non solo si è assottigliata, ma piano piano ha infiacchito pure la sua fede, fino a descriversi un Dio «buonissimo», non esigente, che perdonerebbe «a prescindere», con un conseguente continuo abbassamento di tensione spirituale. Se da un lato, per chi aveva deciso di vivere senza Dio, la Misericordia é diventata non più necessaria, dall’altro, per chi aveva modellato Dio per adeguarlo alle sue «piccole» esigenze, essa si è ridotta, se non ad essere inutile, quanto meno ad essere scontata perché incondizionata. A questi ultimi — che sembrano aver dimenticato persino l’elementare lezione del Magnificat, quando la Madre, solo «sentendo» il Figlio nel suo grembo, cantava di Lui già così: «[…] di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono (Lc,1,50) — il card. Ratzinger ha provato anche a ricordare che «La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male» [1]. Ma quelli che non «lo temono» più, sono diventati anche sordi…

Il nostro tempo è, dunque, davvero il tempo della Misericordia, perché l’uomo si è sempre più allontanato da Dio, alcuni fino a dimenticarlo totalmente; altri,  quelli «buoni», cioè quelli che ancora ci credono, fino ad adattarne — certamente non tutti, ma nemmeno pochi — le Sue «caratteristiche divine» alle proprie esigenze umane, senza ricordare più, per esempio, come, per ricevere la Sua misericordia, sia preliminarmente necessaria e ineludibile la richiesta del perdono. Ma per molti, se mai fosse possibile, è ancora più grave: hanno dimenticato che la Misericordia esiste ed è a disposizione di tutti.

La frequenza e l’incisività con cui gli ultimi tre Pontefici hanno ricordato e continuano a ricordare la Misericordia di Dio, mostrano in modo sempre più evidente l’urgenza del ripristino delle corrette condizioni per il suo esercizio verso questa umanità dimentica e superficiale o «furba».

Per sollecitare la volontà si ricorre spesso alla sollecitazione della memoria. Per esempio, nel caso del «passaggio finale», si utilizza quel delicato «memento mori» che — per chi lo esercita con sapiente frequenza, dagli antichi romani ai trappisti, fino ai nostri giorni e per sempre — serve a vincere la superbia e la dissolutezza tanto di imperatori potenti quanto di miseri peccatori. Il «memento» che per noi Gesù ha invece dettato — anzi ha «ordinato» di scrivere — a suor Faustina non è «morbido», bensì è perentorio e inequivoco: «Scrivi: prima che io venga come Giudice giusto, spalanco la porta della Mia Misericordia. Chi non vuole passare attraverso la porta della Misericordia, deve passare attraverso la porta della Mia giustizia» (D1146, 6-6-1937) [2].

L’amore di Dio per gli uomini è tuttavia incessante e non c’è tempo né condizione umana che possa affievolirlo. E in qualsiasi condizione si siano ridotti gli uomini nella storia, invia loro — affinché possano ricordare la sua invincibile Misericordia e riannodare di nuovo i fili del rapporto salvifico con Lui — sempre messaggi e messaggeri adeguati [3].

2. La santa del tempo della Misericordia

2.1 L’«apostola» e il Papa della Divina Misericordia

Allo spuntare del secolo XX, nasce l’«apostola della Divina Misericordia».

Il 25 agosto 1905, a Głogowiec in Polonia vede la luce Helena Kowalska, che il 29 aprile 1926 — finito il tempo del postulato e diventata novizia — assume il nome di «Suor Maria Faustina», ricevendo a Varsavia l’abito delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia. Vive il tempo del noviziato a Cracovia, dove pronuncia i primi voti e, cinque anni dopo, nel 1931, i voti perpetui di castità, povertà e obbedienza. Indosserà il suo abito fino al 5 ottobre 1938, quando a 33 anni muore a Cracovia.

Meno di trent’anni dopo, nel 1965, su proposta di un allora quasi sconosciuto vescovo ausilare di nome Karol Józef Woytila, si apre nella stessa città il processo informativo sulla sua vita e sulle sue virtù. Passano tre anni e, nel 1968, inizia il suo processo di beatificazione a Roma. Dieci anni dopo, il 16 ottobre 1978, il Cielo fornisce al mondo un altro messaggero della Divina Misericordia. Come se la futura santa Faustina gli avesse aperto la strada, arriva a Roma anche quello sconosciuto vescovo ausiliare: Karol Józef diventa Giovanni Paolo II. Il nuovo pontefice — la cui grandezza viene subito percepita come destinata a illuminare intensamente la nostra storia — solo due anni dopo la sua elezione, quasi ne avvertisse l’urgenza, promulga il 30 novembre 1980 l’enciclica Dives in misericordiaDio ricco di misericordia», Ef 2,4) [4]. Il 18 aprile 1993, Giovanni Paolo II beatifica la «sua» suor Faustina in piazza San Pietro, dove la proclamerà santa il 30 aprile 2000; il successivo 5 maggio, istituirà poi la festa della Divina Misericordia facendola coincidere con la prima domenica dopo Pasqua (la Domenica in albis), per adempiere all’esplicita e reiterata richiesta di Gesù Misericordioso alla mistica sua connazionale.

Anche il grande papa polacco percorrerà la strada verso la santità con i ritmi scanditi dalla Divina Misericordia, in un legame a filo doppio con santa Faustina. Muore alle 21,37 del 2 aprile 2005, che è il sabato precedente la domenica della Divina Misericordia. Nella stanza in cui sta finendo il suo percorso terreno per salire finalmente in cielo, l’ultima messa per lui è proprio quella della Divina Misericordia, perché viene celebrata dopo i Vespri, verso le 20, quando cioè la festa del giorno successivo è già cominciata.  Sei anni dopo, il 1° maggio 2011, Giovanni Paolo II verrà beatificato; passati solo tre anni, il 27 aprile 2014, nella cerimonia cosiddetta dei «quattro Papi», sarà infine canonizzato. Ebbene, in entrambi i casi ricorreva la domenica della Divina Misericordia.

(continua)

Guido Verna

2015

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Testo non rivisto di una conferenza tenuta per la prima volta a Ferrara il 18 giugno 2015 nella sede di AC.

[1] Joseph Ratzinger, Omelia Missa pro eligendo Romano Pontifice, 2005.

[2] Tutte le citazioni indicate con D e un numero, fanno riferimento all’articolazione riportata in Santa Maria Faustina Kowalska, Diario. La misericordia divina nella mia anima, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2004. Analogamente farò riferimento a tale libro quando scriverò semplicemente Diario. Aggiungo, preliminarmente, che di esso — e della stessa santa Faustina — prenderò in considerazione quasi esclusivamente gli aspetti relativi al dipinto «originale» di Gesù Misericordioso che più avanti mi limiterò ad indicare semplicemente con Immagine con la maiuscola.

[3] Uno di questi messaggeri — un personaggio straordinario come il beato don Michele Sopoćko (1888-1975), confessore e direttore spirituale di santa Faustina, che «raccomandava la Divina Misericordia come mezzo efficace per vincere le sventure del mondo moderno, le sue delusioni e i suoi scoraggiamenti, le sue debolezze e il suo avvilimento» — ha aperto uno squarcio sul papato di Francesco che mi ha molto colpito. «Per poter guarire» soleva dire, «il mondo deve tenere presente che […]: “Il Vangelo non consiste nel predicare che i peccatori devono diventare buoni, bensì nel predicare che Dio è buono con i peccatori”» (Henryk Ciereszko (don), Beato Michele Sopoćko, in http://www.santiebeati.it/dettaglio/94077).

[4] La Dives in misericordia è la seconda enciclica del pontificato di san Giovanni Paolo II, dopo la Redemptor hominis promulgata il 4 marzo 1979.

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