di Guido Verna

8 novembre 2013

Sommario

1. Premessa con epigrafi

2. La famiglia

2.1 Premessa

2.2 La sua difesa non è uno specifico della religione cattolica

2.3 Da sempre: la “naturalità” della famiglia

3. In sintesi

4. Itinerario della sua disgregazione

4.1 Prima Rivoluzione: la Riforma protestante

4.2 Seconda Rivoluzione: la Rivoluzione francese

4.3 Terza Rivoluzione: la Rivoluzione sovietica

4.4 Quarta Rivoluzione: il sessantotto

4.5 Il crollo delle ideologie

5. L’ideologia Gender

6. Oggi (2013, ndr): la legge cosiddetta antiomofobia

7. Il fondo?

7.1 L’eutanasia

7.2 L’incesto

7.3 La pedofilia

7.4 La bestia nera

7.5 Si può cambiare la storia

7.6 La sintesi in un acronimo

7.7 Comunque sia, la storia ha già un Vincitore

3. In sintesi

Le citazioni in corsivo di questo paragrafo che non hanno rimandi in nota sono da riferireal commento alla serie di slide sulla famiglia di Alleanza Cattolica [AC] di Milano.

Matrimonio: istituto naturale

Congregazione per la dottrina della fede:

«Nessuna ideologia può cancellare dallo spirito umano la certezza secondo la quale esiste matrimonio soltanto tra due persone di sesso diverso, che per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, tendono alla comunione delle loro persone. In tal modo si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e alla educazione di nuove vite». [A]

Valore sociale della famiglia

La vita di famiglia è un’iniziazione alla vita nella società.

La famiglia porta l’uomo nella società e gli insegna a vivere nella società.

La famiglia infatti educa i figli e li prepara alla convivenza civile nella società che li circonda; collabora all’istruzione; si fa spesso carico degli anziani e dei disabili;

favorisce la socializzazione dei giovani e contribuisce ad arginare fenomeni di violenza, mediante la trasmissione di valori, attraverso l’esperienza della fraternità e della solidarietà.

Questo perché [come si legge nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa] «una società a misura di famiglia è la migliore garanzia contro ogni deriva di tipo individualista o collettivista, perché in essa la persona è sempre al centro dell’attenzione in quanto fine e mai come mezzo» [B]

Ne consegue che:

La società deve proteggere la famiglia

La famiglia deve essere protetta e promossa in una visione che tenga conto dell’avvenire e dell’interesse comune della società.

La comunità politica ha il dovere di onorare la famiglia, di assisterla e di assicurarle le condizioni per potere svolgere le sue funzioni.

Nuova concezione della famiglia

Eppure oggi molti sostengono che non esista una verità naturale sulla famiglia.

La “famiglia” è considerata una sovrastruttura culturale, una costruzione mentale;

viene ridotta al luogo dell’intimità e della tenerezza, cioè alla semplice dimensione affettiva.

Il matrimonio diventa un insieme di diritti motivati dall’affetto.

Ma perché oggi tutto questo viene messo in discussione?

A causa delle ideologie moderne, che in nome dell’individualismo disprezzano tutti i corpi intermedi fra il singolo e lo Stato e pensano l’uomo in una prospettiva egualitaria ideologica.

La famiglia diventa la principale vittima: viene considerata un mero fatto privato modificabile e manipolabile a piacimento.

4. Itinerario della sua disgregazione

L’attacco alla famiglia viene da lontano e, semmai, in questo nostro tempo sta solo raccogliendo i frutti avvelenati di quanto era stato seminato.

Mi servirò di un’articolazione del matrimonio proposta da un’altra serie di slide prodotta da Alleanza Cattolica: «Fin dall’antichità, il matrimonio come dato di natura è stato considerato come fondato su tre elementi, necessari tutti e tre: 1) Venus – l’attrazione sessuale; 2) Eros – l’intesa affettiva e sentimentale; 3) Sacramentum – l’impegno a un unione stabile, aperta ai figli, che Gesù Cristo ha poi elevato a sacramento» [12].

Su questa base, si può seguire lo sviluppo dell’attacco continuamente erosivo alla famiglia, sintonizzandosi sul ritmo di quel processo di allontanamento da Dio e di sovversione della sua legge — cominciato alla fine della Cristianità, offuscata e inquinata riducendola a medioevo, cioè un’età di mezzo buia tra due epoche di luce — che la scuola cattolica controrivoluzionaria chiama Rivoluzione. Questo ritmo si articola in tre passaggi nodali (Riforma protestante, Rivoluzione Francese e Rivoluzione comunista sovietica), a cui va aggiunto quello che si chiama semplicemente Quarta Rivoluzione ma che va generalmente sotto il nome “il ’68”.

4.1 Prima Rivoluzione: la Riforma protestante

Nella Riforma protestante (1517) si introduce per la prima volta il divorzio, l’uomo incomincia a sciogliere «ciò che Dio ha unito», iniziando «[…] a mettere tra parentesi il sacramentum — l’elemento istituzionale — insistendo sull’eros, l’intesa e la concordia tra i coniugi» [13].

Si comincia a minare«Il patto matrimoniale con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento» [CCC, 1601].

Si può assumere come simbolo di questa prima fase di attacco al matrimonio caratterizzata dalla perdita di uno dei tre pezzi che gli sono essenziali, il sacramentum «il re Enrico VIII (1491-1547) che sposa sei mogli e trascina l’Inghilterra allo scisma con Roma pur di affermare il suo diritto al divorzio […]» [14].

4.2 Seconda Rivoluzione: la Rivoluzione francese

Nel 1789, circa duecentocinquant’anni dopo, con la Rivoluzione Francese, la dissoluzione della famiglia è già una pratica diffusa e diventa sempre più un obiettivo preciso e ancor meglio definito.

«Con l’Illuminismo e la Rivoluzione francese il divorzio è introdotto in nuovi Paesi, si teorizza il carattere secondario — se non nocivo — dei “corpi intermedi”, famiglia compresa, che s’interpongono fra l’individuo e lo Stato, e si sostiene che l’elemento che tiene insieme il matrimonio è l’eros, inteso però non più come concordia ma come affezione sentimentale. La legge del 1792 definisce il matrimonio una semplice “convenzione” e introduce anche in Francia il divorzio» [15].

Gli elementi costitutivi e vincolanti pian piano sono diventati quelli sentimentali («finché c’è l’amore…») e insieme sempre più si sono perduti gli elementi essenziali. Con le parole che Benedetto XVI ha utilizzato relativamente all’oggi, si potrebbe dire che «si fa invece più fatica a percepire e comprendere il valore della chiamata a collaborare con Dio nel procreare la vita umana» [16].

In un libro non ancora tradotto in italiano — Le Livre noir de la Revolution Francaise — Xavier Martin, professore emerito di diritto dell’Università di Angers segnala e sottolinea l’odio ideologico, che la Rivoluzione Francese nutre verso la famiglia.«Se l’uomo nuovo che la Rivoluzione vuole creare, il cittadino, deve stare davanti allo Stato senza la mediazione dei corpi intermedi, il diritto rivoluzionario distruggerà certamente le corporazioni e i privilegi locali: ma il suo obiettivo ultimo è il primo corpo intermedio, il più vicino alla persona che è la famiglia.

Saint-Just, l’ex-prete e teorico della Rivoluzione Emmanuel Joseph Sieyès (1748-1836), Maximilien Robespierre (1758-1794): tutti sognano l’abolizione della famiglia e l’instaurazione di un regime di figli affidati in tenera età allo Stato che non ricordino neppure più chi siano i loro genitori. Cominciano ad abolire la patria potestà e a introdurre il divorzio, nel 1792 [solo tre anni dopo l’89]» [17].

4.3 Terza Rivoluzione: la Rivoluzione sovietica

Poco meno di 150 anni dopo, nel 1917, la Rivoluzione bolscevica mostra, riguardo alla famiglia, come e quanto siano solidi i nessi con quella Francese.

La rivoluzione bolscevica avviene nell’ottobre del ‘17 e il regime comunista in Russia produce come «primo Codice sovietico, [ovviamente] quello riguardante la famiglia e il matrimonio […], [adottandolo] il 18 settembre 1918» [18], a cadavere caldo, appena un anno dopo! Anzitutto, ancora, «[…] “rivoluzionare” la famiglia»! [19]Si trattò «[…] per quell’epoca, — come scrivono Geller e Nekrič nella loro Storia dell’URSS. Dal 1917 a Eltsin di un Codice rivoluzionario: si riconosceva validità solo al matrimonio civile (quello religioso veniva abolito) […]» [20].

Lenin (1870-1924) per il divorzio ha coniato la teoria del “bicchiere d’acqua”. «”Per ottenere il divorzio non occorre un iter giudiziario: questa vergogna borghese [si vanta] è stata completamente abolita dal potere sovietico”. [Ma su quale base morale ha costruito questo assunto? Su questa:] “Il matrimonio è soddisfazione dell’istinto, non c’è differenza dal desiderio che ti spinge a bere quando hai sete”.

Viene meno anche l’elemento sentimentale, l’eros, il matrimonio resta [solo Venus, cioè] pura soddisfazione del desiderio sessuale. Nel 1920 l’Unione Sovietica è il primo Paese al mondo a legalizzare l’aborto» [21].

Ma, en passant, quello che va sottolineato è la consequenzialità tra il dire e il fare, tra il principio e l’azione. Non è solo una noticina storica, bensì ci riguarda direttamente, perché molto di quella cultura è ancora circolante e vincente in Italia.

Spesso si sente raccontare che tante aberrazioni avvenute in Unione sovietica sono state il frutto della malvagità di Stalin, che si erano allontanati dai principi originari.

Nel caso della famiglia non è assolutamente così.

Engels (1820-1895) — un “costruttore di principi” — nel suo libro L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, «[…] negava da tutti i punti di vista che la famiglia monogamica fosse un’istituzione naturale: era semplicemente un sottoprodotto di circostanze storiche specifiche che avevano accompagnato il trionfo della proprietà privata sulla proprietà comunitaria primitiva» [22].

E quando il sole dell’avvenire finalmente splenderà — scriveva ancora Engels, nel suo Il catechismo dei comunisti — il mondo sarà finalmente così: «i rapporti dei due sessi diventeranno rapporti del tutto privati, che riguardano soltanto le persone direttamente interessate, e nei quali la società non avrà minimamente di che immischiarsi. [La nuova famiglia nascerà nella società comunista] Abolendo la proprietà privata, dando una educazione collettiva ai figli e sopprimendo la duplice base dell’odierno matrimonio la dipendenza della donna dall’uomo e dei figli dai genitori —[…]». Sembra di leggere un giornale di oggi e invece lo ha scritto Engels alla fine dell’Ottocento, nel Catechismo dei comunisti [23].

C’è, però, un altro elemento che va sottolineato, che dice relazione all’altro principio non negoziabile rappresentato dalla libertà di educazione, che non è solo la possibilità di scegliersi la cosiddetta scuola “privata” ma — ben di più — è la possibilità dei genitori di scegliere per il proprio figlio il progetto educativo.

Nel libro di Bucharin [Nikolaj Ivanovič, (1888-1938)] e Preobrazenskij [Evgenij Alekseevič, (1886-1937)] dal titolo significativo Abc del comunismo, fra le difficoltà per la costruzione del “mondo nuovo” viene prevista proprio l’ostinazione — inserita trai “vizi” propri della società borghese — a considerare «[…] il bambino come proprietà dei genitori [che vorrebbero — addirittura! —] esprimere anche il loro diritto d’educare i figli a proprio piacimento» [24].

Ma nel“nuovo mondo”, «dal punto di vista socialista, questo diritto è infondato. Nessun essere è di per sé indipendente. Egli appartiene alla società, al genere umano. Solo grazie all’esistenza della società ogni individuo può vivere e svilupparsi. Perciò il bambino non appartiene soltanto ai suoi genitori, ma anche alla società, grazie alla quale può vivere. Quest’ultima possiede un diritto primordiale e fondamentale sull’educazione dei bambini» [25].

Non è più la famiglia che ha diritti sul bambino, bensì il Partito, lo Stato. Ricordate gli anelli della catena… Vengono spezzati… e l’orizzonte di ognuno sarà solo il suo tempo…

Per inciso: mi pare abbastanza agevole, a questo punto, cogliere da dove viene tanto disprezzo per la pretesa dei genitori di scegliere loro stessi il modello educativo dei figli e tanto odio verso la scuola cattolica che di tale pretesa è generalmente lo sbocco preferito.

4.4 Quarta Rivoluzione: il sessantotto

Il ’68 è l’ultimo passaggio distruttivo che abbiamo vissuto, ma credo, purtroppo, non l’ultimo che vivremo.

«La Quarta Rivoluzione, che si rivela nei tumulti studenteschi del 1968, — tornando alle diapositive di AC — è una rivoluzione culturale che proclama il divieto di vietare e il primato del desiderio. Aborto e anticoncezionali liberi, droga legalizzata, rifiuto di ogni morale sessuale diventano parole d’ordine del movimento degli studenti […] anche l’Italia cede: il divorzio è introdotto nel 1970 e confermato per referendum nel 1974; l’aborto è introdotto nel 1978 e confermato per referendum nel 1981. La diffusione massiccia degli anticoncezionali rivoluziona il costume e nel XXI secolo l’Italia diventa uno dei Paesi del mondo con il più basso tasso di natalità» [26].

Se oggi ci guardiamo intorno, ci accorgiamo che, quasi mezzo secolo dopo, il bilancio della contestazione del 1968 descrive una sorta di eterogenesi dei fini: «[…] affidandosi alle categorie marxiste della lotta di classe e a quelle marcusiane dell’eliminazione della repressione degli istinti, sbaglia bersaglio e inventa — come scrive Del Noce — ” l’assurda rivolta contro ciò che è»[27].

La distruzione di quel poco che rimaneva in piedi dei valori tradizionali ha avuto come conseguenza che «[…] invece di demolire i miti della tecnocrazia in progress, la scienza senza limiti, il benessere, il denaro e il successo a tutti i costi e senza remore morali, la manipolazione della sessualità, ha reso vincente in Italia il mito “dell’individualismo allo stato puro, nel senso di affermazione dell’individuo separato da Dio» [28].

Con il Sessantotto e la Quarta Rivoluzione, infine, nasce anche il moderno movimento per i diritti dei gay (Il Gay Liberation Front è fondato in California nel 1969) e comincia ad affermarsi anche l’ideologia del gender.

«L’essere uomo o donna non è più riconosciuto come dato di natura. È un ruolo di cui si dice che fino a ieri era imposto dalla società. Ora, con il Sessantotto, ognuno potrà sceglierselo liberamente

[…] Se non si nasce uomo o donna ma si sceglie il proprio sesso come si vuole, si può anche scegliere liberamente se essere eterosessuali o omosessuali. E non ha più senso sostenere che esiste solo il matrimonio fra un uomo e una donna, e che lo Stato deve riconoscere solo questo» [29].

Quello che ora sto dicendo, però, non è ahimè solo storia, è anche “cronaca”.

Il grido d’allarme lanciato dal Card. Angelo Bagnasco solo qualche mese fa dà la misura dei gravi pericoli che la nostra società sta correndo.

La famiglia«è un bene universale e demolirla è un crimine; affonda le sue radici nell’essere dell’uomo e della donna, e i figli sono soggetto di diritto da cui nessuno può prescindere. La famiglia non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identità, e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura già garantiti dall’ordinamento. Il grave problema demografico — che in alcuni Paesi europei è stato affrontato con buoni risultati — quando sarà preso in seria considerazione senza rimandi o depistaggi che nulla hanno a che fare con le urgenze reali?» [30].

4.5 Il crollo delle ideologie

«Dopo il crollo delle ideologie, rappresentato emblematicamente dalla Caduta del Muro di Berlino (1989), la questione sociale diventa una questione antropologica. Le ideologie del pensiero forte lasciano il campo al pensiero debole, spianando la strada a quella Dittatura del Relativismo per cui: a) non si può conoscere la verità. Anzi questa non esiste; b) le convinzioni e le scelte sono determinate da opinioni e orientamenti soggettivi.

Il campo di battaglia fra le diverse visioni del mondo è diventato l’uomo, la singola persona, la sua natura costitutiva» [31].

All’orizzonte si profilano, perciò, altre nuvole pesantissime e gravide di piogge e di dolore, individuale e sociale

(continua)

Guido Verna

Novembre 2013

————————–

Testo non rivisto di una conferenza tenuta a Termoli (CB), l’8 novembre 2013 presso la Parrocchia Gesù Crocifisso.

[A] Congregazione Per La Dottrina Della Fede, Considerazioni circa i progetti
di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali,
3 giugno 2003, in

https://w2.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20030731_homosexual-unions_it.html

[B] Compendio Dottrina Sociale della Chiesa, dedicatoa Giovanni Paolo II, maestro di Dottrina sociale testimone evangelico di giustizia e di pace, n.213, 2004, in

http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html ].

[12] Commento alla serie di slide di Alleanza Cattolica per la famiglia, a cura di Massimo Introvigne.

[13] Ibid.

[14] Ibid.

[15] Ibid.

[16]Benedetto XVI, Discorso in occasione della visita al Dispensario Pontificio «Santa Marta», 30 dicembre 2005, in

http://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2005/december/documents/hf_ben_xvi_spe_20051230_dispensario-s-marta.html

[17]M.Introvigne, Com’era nera la Rivoluzione Francese. Una recensione di Le Livre noir de la Revolution Francaise, in

http:// www.cesnur.org/2008/mi_rivoluzione.htm

[18]Mihail Geller (1922-1997) – Aleksandr Nekrič (1920-1993), Storia dell’URSS. Dal 1917 a Eltsin, trad. it., Bompiani, Milano 1997, p.190

[19] Ibid.

[20] Ibid.

[21] Commento alla serie di diapositive, cit.

[22] Richard Pipes (1923-2018), Il regime bolscevico. Dal Terrore rosso alla morte di Lenin, trad. it., Mondadori, Milano 1997, p.381.

[23] Friedrich Engels (1820-1895), Il catechismo dei comunisti, trad.it., con note originali di Eduard Bernstein (1850-1932) (unito a Karl Marx (1818-1883) e Idem, Il manifesto del Partito comunista), Edizioni del Maquis, Milano 1970, p.31.

[24] Nikolaj Ivanovič Bucharìn (1888-1938) – Evgenij Alekseevič Preobraženskij (1886-1937), Abc del comunismo, trad. it., Newton Compton, Roma 1975, p. 208.

[25] Ibid.,pp. 208-209.

[26] Commento alla serie di diapositive, cit.

[27] Enzo Peserico (1959-2008), Gli anni del desiderio e del piombo. Sessantotto, terrorismo e Rivoluzione, con presentazione di Marco Invernizzi e prefazione di Mauro Ronco, Sugarco, Milano 2008, p. 160. La citazione tra virgolette è di Augusto Del Noce (1910-1989), L’epoca della secolarizzazlone, Giuffrè, Milano 1970, p. 14.

[28] Ibid. p. 161. La citazione tra virgolette è di Idem, I cattolici e il progressismo, Leonardo, Milano 1994, p.154.

[29] Commento alla serie di slide, cit.

[30] Angelo Bagnasco, Prolusione all’Assemblea della CEI, 21 maggio 2013, in

https://www.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/31/2017/05/11/Prolusione_20-maggio-2013.pdf

[31] Commento alla serie di slide sula famiglia di AC Milano.

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