di Guido Verna

8 novembre 2013

Sommario

1. Premessa con epigrafi

Se volessi preliminarmente significare e sintetizzare con una epigrafe — a mo’ di esergo, come è consueto nei libri — la condizione psicologica del relatore e il “clima” storico in cui inquadrare questa relazione, ne sceglierei non una, bensì tre.

La prima è del Cardinale Caffarra (1938-2017), che, a proposito del riconoscimento dei matrimoni e delle adozioni per le coppie omosessuali, si esprimeva così: «È negare un’evidenza che a doverla spiegare vien da piangere» [1].

È la condizione psicologica del relatore.

La seconda è di Chesterton (Gilbert Keith, 1874-1936): «La grande marcia […] della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. […] Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate» [2].

È la condizione “culturale” dominante.

La terza è di Joseph de Maistre (1753-1821), che, riflettendo sulla marcia della Rivoluzione, arrivò a prevedere: «che verrà un tempo in cui due amici che hanno la stessa convinzione e che si propongono lo stesso scopo, non s’intenderanno su nulla» [3].

È l’esito ultimo e doloroso prodotto da questa “cultura”.

2. La famiglia

2.1 Premessa

Comincio ad avvicinarmi, anzitutto, alla famiglia; con lo spirito denunciato dal Card. Caffarra: viene da piangere a dover chiarire questo paradigma umano e sociale posto dalla natura — cioè dal Creatore — e che ovviamente ha accompagnato la vita, non solo degli italiani, ma dell’intera umanità dal Paradiso Terrestre in poi.

Dobbiamo farlo perché sta succedendo qualcosa di straordinario, che è assimilabile a un voltar pagina della storia, a una modifica devastante di questo paradigma fondamentale.

Anzitutto, attenzione alla battaglia terminologica. Se alla famiglia o al matrimonio aggiungiamo l’aggettivo specificativo eterosessuale abbiamo già perso.

Dalla creazione in poi, dire matrimonio o famiglia vuol dire riferirsi sempre e solo a istituti costruiti su una relazione uomo/donna. Mai nella storia umana sono stati utilizzati per definire altre combinazioni.

2.2 La sua difesa non è uno specifico della religione cattolica

Inizio a rimuovere il primo e fondamentale equivoco, secondo cui la difesa della famiglia così concepita sarebbe un proprium del modo cattolico.

Non è così, perché questa difesa riguarda tutti, perché la famiglia costituita da “un uomo e una donna” è correlata anzitutto alla natura umana e non solo alla nostra religione; va iscritta tra i principi fondativi del “diritto naturale” che vale per ogni uomo, di ogni tempo e di ogni luogo.

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, parlando di legge naturale (nn.1955-1959), si riporta (n.1956) un famoso brano di un senatore non cristiano, né tantomeno democristiano, ma addirittura precristiano — precristiano e quindi assolutamente “laico” — come Cicerone (106-43 a.C.), in cui il mio conterraneo affermava in modo ammirevole che : «Certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti chiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall’errore. […] é un delitto sostituirla con una legge contraria; è proibito non praticarne una sola disposizione; nessuno poi può abrogarla completamente» [4].

La famiglia, poi, è uno dei tre principi non negoziabili (gli altri sono la vita e la libertà d’educazione) proposti da Benedetto XVI. Ebbene, definendoli, il Papa emerito ha scritto: «Questi principi non sono verità di fede, anche se sono illuminati e confermati dalla fede; sono insiti nella natura umana, e pertanto sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nella loro promozione non è quindi di carattere professionale, ma si dirige a tutte le persone, indipendentemente dalla loro affiliazione religiosa» [5].

2.3 Da sempre: la “naturalità” della famiglia

In condizioni normali non ci sarebbe bisogno di tante parole per avere certezza della “naturalità” della famiglia: basterebbe guardarsi dentro, guardare intorno, guardare dietro.

Circa duemila anni fa, Plinio il Vecchio (23-79) nella sua Storia naturale scriveva: «Soltanto l’uomo [la natura] getta nudo sulla nuda terra, il giorno della sua nascita, abbandonandolo fin dall’inizio ai vagiti e al pianto. […] L’uomo […] non sa far nulla, nulla che non gli sia insegnato: né parlare, né camminare, né mangiare; insomma, per sua natura, non sa fare altro che piangere!» [6].

Ancora oggi ogni bambino che nasce, nasce nudo, inetto, non può fare e non sa fare nulla, non sa niente, non parla.

Ogni bambino che nasce, se non viene nutrito, vestito e curato, non può fare altro che piangere e poi morire. Basterebbero queste osservazioni, per cogliere pienamente la vocazione sociale dell’uomo.

Ogni bambino che nasce reclama — come ha verificato il mondo fino ad oggi — una mamma, ha bisogno di una famiglia, questa prima società naturale che lo accoglie nel suo grembo, che lo aiuta prima a vivere e poi a crescere, che gli fornisce il calore del camino, della copertina e della mamma, che gli insegna a parlare, a camminare su due piedi e non a quattro zampe,che infine lo e-duca, cioè lo assiste, lo consiglia, lo spinge, lo sostiene, lo ama per farlo diventare quello per cui è stato “creato”.

La famiglia, in più, racchiude altri straordinari elementi di umanità che scaldano il cuore, che scaldano la vita ma soprattutto che alimentano e danno luce alla ragione:

nella famiglia «c’è il culto del padre e della terra dei padri (patria); c’è la compresenza di passato, presente e futuro, […] il respiro dei tre tempi che fanno dell’uomo un anello della catena e non semplicemente “un” anello e che perciò gli danno non solo una posizione ma una posizione definita tra un prima e un poi, cioè una continuità e una responsabilità.

Nella famiglia, spesso c’è, se non la presenza, almeno la memoria di Dio.

Nella famiglia permane certamente il senso della proprietà privata.

Insomma: la famiglia è una scuola di realismo, un luogo naturalmente gerarchico e anti-utopico, dove i sogni muoiono all’alba, forse perché tante volte abbiamo visto il papà alzarsi a quell’ora per andare al lavoro» [7].

Qualche giorno fa, il 26 ottobre, Papa Francesco, nel Discorso rivolto alle Famiglie in pellegrinaggio a Roma nell’Anno della Fede convenute in Piazza san Pietro, ha illustrato il tema dell’amore per sempre, dicendo fra l’altro: «Gli sposi cristiani non sono ingenui,conoscono i problemi e i pericoli della vita. Ma non hanno paura di assumersi la loro responsabilità, davanti a Dio e alla società. Senza scappare. […] Certo, è difficile. Per questo ci vuole la grazia, la grazia che ci dà il Sacramento!» [8].

Nella stessa occasione, alle famiglie ha mostrato infinel’icona della Presentazione di Gesù al Tempio, da cui è possibile “vedere” «l’intreccio di tre generazioni: Simeone tiene in braccio il bambino Gesù, nel quale riconosce il Messia, e Anna è ritratta nel gesto di lodare Dio e annunciare la salvezza a chi aspettava la redenzione d’Israele»; aggiungendo un bellissimo riconoscimento al ruolo e alla funzione dei nonni (talvolta dimentichiamo che anche Gesù aveva dei nonni…): «Questi due anziani rappresentano la fede come memoria. Ma vi domando:Voi ascoltate i nonni? Voi aprite il vostro cuore alla memoria che ci danno i nonni?” I nonni sono la saggezza della famiglia, sono la saggezza di un popolo. E un popolo che non ascolta i nonni, è un popolo che muore!» [9].

Il giorno successivo, il Papa, nell’Omelia pronunciata durante la Santa Messa per la Giornata della Famiglia, ha fissato gli elementi cardini della famiglia cristiana con tre immagini: la famiglia che prega; la famiglia che custodisce la fede; la famiglia come luogo della gioia, «[…] la gioia vera [che] viene da un’armonia profonda tra le persone, che tutti sentono nel cuore, e che ci fa sentire la bellezza di essere insieme, di sostenerci a vicenda nel cammino della vita» e alla cui base «c’è la presenza di Dio, la presenza di Dio nella famiglia», perché «solo Dio sa creare l’armonia delle differenze. Se manca l’amore di Dio, anche la famiglia perde l’armonia, prevalgono gli individualismi, e si spegne la gioia. Invece la famiglia che vive la gioia della fede la comunica spontaneamente, è sale della terra e luce del mondo, è lievito per tutta la società» [10].

Ma proprio questi elementi che a noi scaldano il cuore, hanno rappresentato e rappresentano invece i “difetti” insopportabili che fanno della famiglia il primo obiettivo da colpire da parte di chiunque voleva e vuole ancora costruire un mondo “nuovo”, “nuovo” tra virgolette, cioè seguendo un progetto definito sulla base di una “ideologia”, che a sua volta è il frutto della manomissione e della perversione del reale.

Ecco: per questi la famiglia rappresenta un ostacolo enorme.

Perché, anzitutto è un luogo a gerarchia implicita; poi, perché essa genera vincoli e legami che tengono unito l’uomo al “reale”, impedendone la “volatilità” e quindi la “catturabilità” da parte degli spietati cacciatori ideologici di individui; o, con altra metafora, ne impediscono la riduzione ad atomi sociali, tanto comodi ai moderni alchimisti per riaggregarli in altre molecole ideologiche e costruire, molecola dopo molecola, il “mondo nuovo”.

Ecco, al contrario, perché è necessario fare ogni sforzo — come insegna Benedetto XVI — per il «[…] riconoscimento e [la] promozione della struttura naturale della famiglia, come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, e la sua difesa di fronte ai tentativi di far sì che sia giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che in realtà la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo ruolo sociale insostituibile» [11].

(continua)

Guido Verna

Novembre 2013

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Testo non rivisto di una conferenza tenuta a Termoli (CB), l’8 novembre 2013 presso la Parrocchia Gesù Crocifisso.

[1] Carlo Caffarra, «Siamo giunti a un tale oscuramento della ragione, da pensare che siano le leggi a stabilire la verità delle cose», in Tempi online, 01 luglio 2013, in

[2] Gilbert Keith Chesterton, Aforismi, in

http://aforismi.meglio.it/aforisma.htm?id=54cb

[3] Da una conversazione privata di Joseph de Maistre con il signor de Lavau (Charles-Jean Cesbron, 1763-1839) riportata nel documento dal titolo redazionale Verso la penultima rivelazione della verità nello spirito delle masse, in Cristianità, n. 367, anno XLI, gennaio-marzo 2013, pp.63-64.

[4] Cicerone, De re publica, 3, 22, 33, in Catechismo Chiesa Cattolica n. 1956.

[5] Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal Partito Popolare Europeo [in occasione delle Giornate di Studio sull’Europa], 30 marzo 2006, in

http://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/march/documents/hf_ben-xvi_spe_20060330_eu-parliamentarians.html

[6] Gaio Plinio Secondo detto il Vecchio, Naturalis historia VII, 1, trad. it. Storia naturale, ed. diretta da Gian Biagio Conte con la collaborazione di Alessandro Barchiesi e Giuliano Ranucci, vol. II, libri 7-11, Antropologia e zoologia, trad. e note di Alberto Borghini, Elena Giannarelli, Arnaldo Marcone e Giuliano Ranucci, Einaudi, Torino 1983, pp. 8-11.

[7] Cfr. il mio L’orfanità perseguita dalla Rivoluzione: dall’«uccisione» del padre al «suicidio» del padre in

https://www.edificatisullaroccia.it/2019/03/16/lorfanita-perseguita-dalla- rivoluzione- dalluccisione-del-padre-al-suicidio-del-padre/

[8] Francesco, Discorso alle Famiglie in pellegrinaggio a Roma nell’ Anno della Fede, 26 ottobre 2013, in

http://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2013/october/documents/papa-francesco_20131026_pellegrinaggio-famiglie.html

[9] Ibid.

[10] Idem, Omelia nella Santa Messa per la Giornata della Famiglia, in occasione dell’ Anno della Fede, 27 ottobre 2013, in

http://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2013/documents/papa-francesco_20131027_omelia-pellegrinaggio-famiglia.html

[11] Benedetto XVI, cit.

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