di Guido e Grazia Verna

agosto 2018

4. Riprendiamo il racconto. In una delle tanti navi armate da Siviglia per contrastare i nemici, s’imbarcò anche Fausto per combattere.  Fu, in questo frangente – e per ben due volte –, che egli fu miracolato dalla «sua gloriosissima Avvocata».

Il primo miracolo Fausto lo ricevette quando ricorse a Lei perché si placasse la terribile tempesta in cui si trovarono immersi: «la vidde subito apparire in aria» e la calma tornò, mentre si sentì la Sua voce che consigliava i cristiani di tornare indietro perché non avrebbero potuto «resistere all’impeto de’ Saraceni». Ma il Generale dell’Armata non volle credere a queste parole; e andò incontro a una pesante sconfitta, con molti cristiani morti e molti fatti prigionieri.

Tra questi ultimi, vi era lo stesso Fausto, che, «con ferventi preghiere e lagrime», chiese di nuovo aiuto alla sua Avvocata – ed ecco il secondo miracolo – che lo prese per mano e lo portò in salvo. Quando, per ringraziare, giunse «al Tempio [della] Santissima Vergine», davanti a Lei trovò inginocchiati lamoglie Elfustia e il figlio Procopio, che, da parte loro, avendo saputo della grave sconfitta dei cristiani, più volte erano venuti a pregarLa per Fausto. Quando lo videro arrivare sano e salvo, «fattone allegrezza infinita», ringraziarono profondamente la Beata Vergine; e poi«torna[rono] a casa, magnificando le grazie ricevute».

Accadde poi che questo gentiluomo e la sua famiglia, «dismesse le operazioni temporali, [si dettero] […] tutti allo spirito», dedicandosi completamente «a’ Pellegrini e Poveri», fino a diventare indigenti loro stessi. Fausto – dopo aver chiesto consiglio alla sua consueta Avvocata e protettrice – decise di intraprendere una nuova attività commerciale. Si fece perciò prestare i soldi da un ricco mercante ebreo suo amico, al quale la stessa Avvocata aveva dato ogni garanzia sul protetto: «Dà pure liberamente o Ebreo a Fausto mio divoto quanto ti ha chieduto in prestito, ed io prometto per lui, che ti restituirà sicuramente in spazio di un anno il principale, e li frutti dovuti».

Fausto, che nel frattempo era rimasto vedovo per la morte della moglie Elfustia, cominciò la sua attività commerciale con il figlio Procopio, mettendosi in mare insieme ad alcuni mercanti. Dopo aver felicemente concluso qualche scambio, ringraziò la Madonna e si imbarcò per far ritorno a casa. Ma la sua nave fu colta da una grave tempesta, così grave che nessuno riuscì più a trovare il suo figlio Procopio. Per ritrovarlo, Fausto pregò intensamente e con grande fiducia la “sua” Madonna, ricevendone questa risposta: «Fausto io ti consolarò di quanto mi hai dimandato, però con spatio di molti mesi, ma voglio, che tu mi prometti, tornato, che sarai in patria, levar l’Imagine mia dalla Chiesa, che tu sai, e che la porti in Italia nella Provincia di Abruzzo, che confina con quella di Puglia dove tu sei stato, e che la collochi nella sommità di un Monte, detto il Monte Carsoli, perchè in quelli Paesi dove tu sei nato, e dove io sono stata venerata sotto il nome di Maria de’ Bisognosi, andaranno li Saraceni, e depredaranno, e profanaranno li Tempij tutti de’Cristiani, e quando tu sarai giunto ivi con la mia Imagine vi trovarai Procopio tuo figliolo sano e salvo». Poco tempo dopo, adempì alla richiesta della sua protettrice e, caricata la statua su una barca predisposta alla bisogna, «varcando per il mare Mediterraneo con felicissimo viaggio al mare Ionio, e poi nell’Adriatico, giunsero finalmente nella spiaggia di una Terra nobile detta Francavilla, ove posatisi alquanto, comprorno una Mula indomita, lasciando che essa si elegesse la strada, e fu miracoloso il vedere, che quell’animale senza scorta di alcuno per se stesso s’indrizzasse al Monte Carsoli, ove la Madonna haveva determinato d’habitare».

5. Camminarono a lungo, attraversarono montagne impervie e alla fine riuscirono a  raggiungere la meta indicata. Il Monte di Carsoli era tanto brullo da essere chiamato Terra secca, ma «al comparir della B.Vergine [diventò] fertile, e abondante». Arrivati in cima, appena posata a terra la statua, la mula, stremata, morì. Ed ecco il grande miracolo, la speciale ricompensa per il Suo devoto protetto: «honor dell’Immagine apparve Procopio tutto vestito di porpora cantando quell’inno O Gloriosa Domina».

Aggiunse però anche un “desiderio”:a «Fausto, e Compagni, che con grand’allegrezza gli corsero intorno, disse qui haver determinato d’habitar la Madonna». E Fausto, lo stesso Procopio e i compagni di ”pellegrinaggio” – fra cui l’amico ebreo che nel frattempo si era convertito e si era fatto battezzare – Le costruirono subito una piccola cappella, dove tutti «in servigio della Beata Vergine dimorarono sino alla lor morte».

La edificarono in un luogo che si trovava in prossimità del confine tra i comuni di Pereto e Rocca di Botte. Proprio la definizione di tali confini era, però, all’origine di un contenzioso che aveva provocato una lunga lotta fra questi due paesi marsicani, che furono “costretti” dalla nuova costruzione e, soprattutto, dalla sua Inquilina a definirli una volta per tutte e a tornare in pace. «E perché era grandissima differenza tra Popoli convicini per li confini del Monte, da indi in poi si quietarono tutti pigliando i confini dalla Cappella della Madonna de Bisognosi».

La Mater indigentium cominciò subito a far conoscere le proprie “qualità” e la Sua cappella presto si ingrandì grazie alle «molte limosine, che per la quantità dei Miracoli vi si facevano». La Sua fama si allargò rapidamente, fino ad arrivare a Roma, addirittura al Papa Bonifacio IV, anche lui marsicano. Affetto da una grave malattia per la quale non s’era trovato rimedio, «il Santo Pontefice […] si andava preparando alla morte»; ma poi, saputo delle “qualità” della sua nuova conterranea, rivolse a Lei le sue preghiere e fu presto esaudito. Guarito, volle andare subito a ringraziarLa tra i suoi monti abruzzesi: consacrò la Sua cappella e concesse indulgenze per i fedeli che l’avrebbero visitata, provvedendo, inoltre, anche al denaro per migliorarla e ingrandirla. Era l’11 giugno 610. In più, quel giorno volle portare alla sua Madonna un altro regalo straordinario: il Suo Bambino da grande!

Le regalò, forse perché Le facesse compagnia, il crocifisso processionale di legno che oggi è venerato in una nicchia a sinistra della Sua statua e che mette un po’ di angoscia, privo com’è di una gamba “amputata” dal tempo [5].

(continua)

Guido e Grazia Verna

Agosto 2018

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[5] L’attuale crocifisso non è quello originale, bensì una sua copia del XIII secolo, cfr. A.Calvani, op.cit, p.5 .

Il disegno e la relativa spiegazione sono tratti da Santa Maria dei Bisognosi: la tradizione, a cura di Massimo Basilici, Roma 2010, in

http://www.pereto.info/documenti/bisognosi/Madonna-dei-bisognosi-legenda-bozza.pdf
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