di Guido e Grazia Verna

1. Non c’è santuario mariano come quello tirolese di Mariastein in cui sia più evidente a prima vista l’attributo assegnato alla Madonna. Quando vedi l’enorme “sasso” (stein) alto14 mt, su cui poggia la bianca e imponente torre nella quale esso è ubicato, tutto è subito chiaro.

Questo santuario, il più frequentato del Tirolo e meta di pellegrinaggi fin dal XVII secolo, ha una storia affascinante. Il “castello” (un’indicazione che si trova spesso nelle guide) nasce intorno al 1360 come casatorre (Wohnturm), – quelle tipiche costruzioni fortificate medievali «con funzioni  sia militari che abitative» –, eretta dalla famiglia Freundsberger per controllare la sottostante strada romana che allora era ancora molto “trafficata”, alla quale viene aggiunta, una cinquantina d’anni dopo, la parte orizzontale. Successivamente, nel 1470, i nuovi proprietari, i signori di Ebbs, realizzano nella torre una cappella e vi collocano una statua della Madonna (ma questa cappella, per il dubbio irrisolto di cui dirò più avanti, potrebbe non essere quella dell’attuale collocazione della statua). Infine, nel 1587, il complesso é acquistato dal barone Karl von Schluff, che tenta di portare la statua nella sua Baviera. A questo punto accade quel miracolo che permetterà di “promuovere” la cappella a santuario: ogni tentativo di trasferimento da parte del barone si rivela vano, perché, durante la notte, la statua torna inesorabilmente nella sua “residenza” di Mariastein!

2. Percorrendo a piedi il breve tratto dal parcheggio delle auto all’ingresso del complesso, si fa ammirare, sulla sommità della collina, una splendida Gasthof, la Mariasteinerhof, con la sua classica armonia tirolese: fiori dappertutto, bow-window agli spigoli, balconi di legno e, soprattutto, in sommità una croce, che, a modo Suo, protegge non solo dai fulmini.

Entriamo nel complesso, attraversando prima un arco impreziosito in alto da tre madaglioni dipinti (uno con la Madonna del santuario, gli altri con santi), poi una porta protetta da due enormi alabardieri dipinti lateralmente. Ci ritroviamo in una stanza dell’edificio basso, che si apre sul cortile interno.

Questo cortile ci riserva una sorpresa. Dopo la sposa in bianco incontrata nella fortezza di Kufstein, anche qui uno sposalizio! Oggi sembra essere un giorno propizio per i matrimoni, malgrado sia un mercoledì d’agosto (mi veniva da scrivere un “banale” mercoledì d’agosto; poi, un lampo: anch’io mi sposai in un mercoledì d’agosto!). L’altare è preparato, sul prato verde sono pronti i tavolinetti circolari di plastica bianca per il rinfresco, qualche invitato sta già arrivando ma, soprattutto, i suonatori e i cantori stanno provando: è  “gospel music” … ma per noi New Orleans e il Mississipi sono molto lontani, forse perché abbiamo ancora nelle orecchie le note dell’organo della Fortezza di Kufstein e negli occhi la vista dell’Inn da lassù …

Meglio allora aprire la spessa porta di legno chiaro e cominciare a salire i 150 gradini necessari per conquistarsi la Madonna col Bambino …

3. Come succede in ogni ascesa, la Provvidenza provvede ad addolcirla con qualche “bella” e salutare tappa intermedia. Prima di arrivare lassù in alto alla cappella della Misericordia con la statua della Madonna col Bambino, c’è anzitutto da visitare nella parte bassa della torre la stanza degli ex voto – il cui grande numero prova la continuità dell’attività miracolosa della Padrona di casa –e la cappella dei ceri(kerzenkapelle), entrambe scavate nella roccia. Qui, la luce dei tanti ceri accessi rende gloria alle statue di sant’Antonio di Padova e di una dolente Pietà.

Continuiamo a salire accompagnati da un grande numero di angeli sorridenti sulle nostre teste: ci sono tre loro volti dipinti sotto ogni gradino. E i gradini non sono pochi…

Arriviamo alla seconda capella, quella consacrata alla Santa Croce, dove ci aspetta una bella sorpresa: nella nicchia sull’altare principale, dove una volta c’era il Santissimo, c’è, col suo abitino di velluto bordeaux, uno splendido Bambino di Praga, a cui siamo molto devoti. Stiamo un po’ con Lui, in ginocchio e in silenzio.

Al termine dell’ascesa, possiamo finalmente entrare nella elegante cappella della Misericordia, dove sull’altare – in stile rococò, del XVIII secolo, come si legge sulle guide – troneggia la Madonna col bambino di Mariastein, la Madonna gotica, la Madonna delle Grazie, la meta dei pellegrini, comunque la si chiami.

Il dubbio irrisolto cui avevo prima accennato è che questa cappella potrebbe non essere quella originaria realizzata dai signori di Ebbs per collocarvi la Madonna. Il dubbio è nato quando, ricercando informazioni storiche sul santuario, ne ho incrociata una secondo la quale «la cappella all’ultimo piano» sarebbe stata realizzata trasformando, appunto, in cappella «una sala da ballo dell’ex castello». Siccome questo cambio di “destinazione d’uso” del locale sarebbe avvenuto nel 1590, cioè appena tre anni dopo il “miracolo”, potrebbe essere giustificato dal fatto che la statua per i fedeli non rappresentasse più, ormai, solo una semplice Madonna bensì, ben di più, una Madonna miracolosa, che meritava perciò una sede adeguata, più bella e più alta.

Il grande affresco centrale che ammiriamo sul soffitto della sede attuale conferma la sua adeguatezza. A suo magnifico modo, racconta del Santuario verticale e della sua Signora. In basso, sono dipinti l’altare con la Madonna e il Bambino di Mariastein e, di fronte a esso, i rappresentanti di una umanità che chiede grazie (ma chi di non le deve chiedere?): un vescovo, un uomo con la bandiera della sua patria, uno storpio che alza la sua stampella, una madre che mostra il figlioletto, un soldato con la spada, un moribondo che sta ricevendo l’ultima benedizione da un frate. Sopra questa scena, quasi una prosecuzione verso l’alto dell’altare precedente, è dipinta la Madonna in trono, assunta in cielo, tra angeli e santi. Sopra di Essa, ancora più in alto, è dipinta la Santissima Trinità. La “lettura” dell’opera ci pare trasparente: Maria Assunta é la Grande Mediatrice che raccogle le preghiere dell’umanità recitate nel Suo santuario e le trasferisce a Chi può soddisfarle.

Cerchiamo anche noi di entrare nell’itinerario del grande affresco, inginocchiandoci a lungo di fronte all’altare e recitando molte Ave Maria, ognuno per chiedere alla Grande Mediatrice qualcosa da portar su … Sulla candida tovaglia bianca dell’altare è ricamata – coram populo perché tutti possano leggerla – questa invocazione: «O Maria mit der Kinde lieb uns und Allen Deiner Segen gib!». Non è necessario ricorrere all’ausilio del traduttore automatico: sono sufficienti le reminiscenze scolastiche di un amico per coglierne direttamente il senso: «O Maria con il bambino, amaci e benedicici!».

4. Riscendiamo accompagnati ancora dai volti degli angioletti dipinti sul “sotto” dei gradini. Chissà perché (o forse perché, dopo la visita alla Madonna, ci vedono un po’ migliori?), ora sembra che ci sorridano … Da una finestrina vediamo che intanto il matrimonio è cominciato: gli invitati, ordinatamente seduti, stanno ascoltando la Messa.

Ma, scendendo gli ultimi gradini, mi aspetta un sorpresa inattesa e per me straordinaria. Sulla parete che ci si presenta davanti in fondo alla scala, sono fissate sei piccole lapidi  in pietra o in marmo, ognuna solo sbozzata e tutte di forma diversa. Dalla lettura delle incisioni su ciascuna di esse, immaginiamo che potrebbero essere le “pietre-ricordo” di vari pellegrinaggi della parrocchia di Mariastein: c’è quella proveniente dalla chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme, quella che viene dalla chiesa della Madonna di Efeso, quella che è stata riportata da Fatima, quella che è un ricordo dei milleduecento anni del Duomo di Salisburgo dedicato a san Virgilio, quella che, invece, ricorda i mille anni del campanile della chiesa di san Wolfgang sul Wolfgangsee e poi…

… e poi la grande sorpresa (per me): sulla lapide dell’ultimo pellegrinaggio, sulla pietra bianca è inciso: «Stein des Heiligthums Madonna dei Bisognosi Pereto-Abruzzen 1981», cioè Pietra dal Santuario Madonna dei Bisognosi, Pereto-Abruzzo 1981.

Sono colto da una piccola “vertigine”. Quand’ero bambino, dal mio paese – che è in provincia dell’Aquila, come Pereto – ogni anno partiva una “compagnia” per il pellegrinaggio alla Madonna degli “Abbisognosi” (in dialetto si diceva così). E tutti aspettavamo festosi il ritorno della “compagnia” arrivava cantando dal lontano santuario situato a più di mille metri. Ma io …

… ma io non ero mai stato a visitare e a ringraziare quella Madonna col Bambino – come questa di Mariastein!– che aveva accompagnato felicemente la mia prima gioventù!

Il mio personale tour operator celeste mi stava mandando un messaggio per riparare il torto… Ma questa è un’altra storia…

Guido e Grazia Verna

Agosto 2018

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