di Guido Verna

13. Una visita “obbligata”

Mi pare evidente, a questo punto, come siano molti i motivi per sentirsi obbligati — in qualche misura, ma non una piccola misura — a far visita al Bambino Re. E non necessariamente con un viaggio a Praga, basta entrare in una delle tante chiese italiane in cui è venerato (per esempio il Santuario di Arenzano o Santa Maria della Vittorie a Roma) .

La Chiesa di Santa Maria delle Vittorie in Roma

Molte delle linee di forza della storia che rappresentano anche nostri precipui ambiti di interesse e di studio si sono avvicinate o addirittura avviluppate a “questo” Bambino. Direttamente o indirettamente, abbiamo incrociato intorno a Lui S.Teresa d’Avila e il Beato Marco d’Aviano, la Reconquista e l’Islam, Granada e Vienna, la Controriforma e la Magna Europa.

La visita che saremmo in dovere di farGli non è però solo di ringraziamento per il passato, ma ha anche interessi concreti per il presente e per il futuro. È crollato il Muro, ma non è tornato automaticamente il “bello”. E il Muro, purtroppo, ideologicamente era stato eretto dovunque. Più o meno alto, ma dovunque: anche nel mondo non prigioniero della Cortina di ferro. Quindi, la constatazione fatta del Regnante Pontefice in occasione del suo viaggio a Praga del 2009 (26-28 settembre) — «La società reca ancora le ferite causate dall’ideologia atea» [27] — non riguarda solo la Repubblica Ceca ma riguarda tutti.

Quarant’anni — altrove anche più di settanta — di inquinamento e intossicazione sono lunghi da cancellare. Ma «alla fine […] la verità vince, non con la forza, ma grazie alla persuasione, alla testimonianza eroica di uomini e donne di solidi principi, al dialogo sincero che sa guardare, al di là dell’interesse personale, alle necessità del bene comune. La sete di verità, bontà, bellezza, impressa in tutti gli uomini e donne dal Creatore, è intesa a condurre insieme le persone nella ricerca della giustizia, della libertà e della pace». [28]

Chi ha vissuto quarant’anni sotto un regime comunista sa bene quanto sia vero quello che «La storia ha ampiamente dimostrato [, e cioè] che la verità può essere tradita e manipolata a servizio di false ideologie, dell’oppressione e dell’ingiustizia». Ma sa anche — forse meglio di noi — che è necessario combattere e vincere contro quei nemici disumani e distruttivi che continuano ad essere forti e a crescere, come «[…] il cinismo che vorrebbe negare la grandezza della nostra ricerca per la verità e […] [il] relativismo che corrode i valori stessi che sostengono la costruzione di un mondo unito e fraterno […]». Tutti — anche noi, ovviamente —«dobbiamo riacquistare fiducia nella nobiltà e grandezza dello spirito umano per la sua capacità di raggiungere la verità, e lasciare che quella fiducia ci guidi nel paziente lavoro della politica e della diplomazia». [29]

Dopo il «lungo inverno della dittatura comunista», non è ancora arrivato il tempo della primavera, — sebbene a Praga ci sia già stata una primavera, rivelatasi, però,  una “maledetta primavera”  —: si sono alzati, infatti, i venti freddi della «dittatura del relativismo» [30] e della miscredenza — non più coatta ma, ancora peggio, diventata volontaria — dei giorni nostri, che ha fatto, per esempio, della Repubblica ceca una delle nazioni più scristianizzate d’Europa. Avrà ancora molto da fare, il Bambino, a cominciare da casa sua…

14. Una foto e il ricordo dei martiri: “Omnia instaurare in Christo

«No, venerabili fratelli, occorre ricordarlo energicamente in questi tempi di anarchia sociale e intellettuale, in cui ciascuno si pone quale dottore e legislatore; non si edificherà la società diversamente da come Dio l’ha edificata; non si edificherà la società se la Chiesa non ne pone le basi e non ne dirige i lavori; non si deve inventare la civiltà, né si deve costruire la nuova società tra le nuvole. Essa è esistita ed esiste; è la civiltà cristiana, è la società cattolica. Non si tratta che di instaurarla, ristabilirla incessantemente sulle sue naturali e divine fondamenta contro i rinascenti attacchi della malsana utopia, della rivolta e della empietà: Omnia instaurare in Christo [Ef., 1.10] » (S.Pio X [1903-1914], Lettera apostolica all’episcopato francese  Notre charge apostolique, del 28 agosto 1910).

«Esiste, deve esistere un’unità fondamentale, che è prima di ogni pluralismo e sola consente al pluralismo di essere non solo legittimo, ma auspicabile e fruttuoso […] La coerenza con i propri principi e la conseguente concordia nell’azione ad essi ispirata sono condizioni indispensabili per l’incidenza dell’impegno dei cristiani nella costruzione di una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio» (Giovanni Paolo II,  Ai partecipanti al Congresso promosso dalla CEI nel novantesimo anniversario della Rerum novarum, 31 ottobre 1981).

«[…] stanno emergendo sotto nuove forme tentativi tesi a marginalizzare l’influsso del cristianesimo nella vita pubblica, talora sotto il pretesto che i suoi insegnamenti sono dannosi al benessere della società. Questo fenomeno ci chiede di fermarci a riflettere. Come ho suggerito nella mia Enciclica sulla speranza cristiana, la separazione artificiale del Vangelo dalla vita intellettuale e pubblica dovrebbe condurci ad impegnarci in una reciproca “autocritica dell’età moderna” e “autocritica del cristianesimo moderno”, particolarmente riguardo alla speranza che essi possono offrire all’umanità (cfr Spe salvi, 22)».  (Benedetto XVI, Discorso nella Sala del Trono dell’Arcivescovado di Praga, 27 settembre 2009)

Se la visita è “obbligata”, lo spirito con cui farla mi sembra mirabilmente descritto da una foto: quella che ritrae Benedetto XVI in ginocchio davanti l’altare del Bambino, sua prima tappa nel già ricordato viaggio nella capitale boema.

Gli ha portato un dono che è un riconoscimento esplicito, totalmente evidente: una corona, un’altra corona. Gli ha portato la corona del Papa, disegnata e costruita proprio per Lui, decorata anche con le otto conchiglie che sono il simbolo di Sant’Agostino e compongono il suo stemma pontificio. Gliela offre in ginocchio, appoggiata sull’altare su un cuscino di velluto rosso: è un gesto esemplare e luminoso con cui, più di qualsiasi altra parola,  vuole pubblicamente confermare — e dal suo livello! — la grandezza e la regalità di “quel” Bambino.

In quei momenti, immagino, poi, che il Papa abbia pensato a tutti i personaggi e gli episodi che via via abbiamo ricordato, ma sono certo che si è fermato un po’ di più su figure e avvenimenti del “suo” — e in buona parte, del “nostro” — tempo.

Per esempio, sono certo che abbia con maggiore intensità «pens[at]o alle vicende di due Arcivescovi […] di questa Chiesa locale, i Cardinali Josef Beran [1888-1969] e Frantisek Tomásek [1899-1992], e di tanti Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli, che hanno resistito con eroica fermezza alla persecuzione comunista, giungendo persino al sacrificio della vita» [BXVI-2]; che si sia ricordato delle sofferenze del Card. Frantisek Tomásek, il “cardinale di ferro”, internato in un campo di lavori forzati dal regime comunista cecoslovacco dal 1951 al 1954; che si sia ancora commosso sui patimenti del suo predecessore Card. Josef Beran — di cui è in corso la causa dei beatificazione —, che subì la violenza spietata di tutti e due i terribili totalitarismi del 900, incarcerato per tre anni dai nazisti (‘42-‘45), poi per quindici anni dai comunisti (‘48-‘63), dai quali — dopo lunghe trattative tra Vaticano e governo cecoslovacco — fu liberato a patto che fosse esiliato a Roma, dove morì sei anni dopo, dopo aver lenito la nostalgia del Bambino, il “suo” Pražské Jezulátko, accompagnando con la preghiera i pellegrini che da Arenzano andavano a Praga, a Santa Maria della Vittoria (finché tutto finì, quando la polizia arrestò il religioso che li accompagnava perché era vestito da … religioso!).

Card. Josef Beran
Card. Frantisek Tomásek

Ma sono altrettanto sicuro che, tornando un po’ indietro, avrà rivolto un pensiero grato anche al predecessore del Card. Beran sulla cattedra vescovile di Praga, il card. Karel Boromejský Kašpar, al quale è legato un aneddoto divertente ma pieno di significati e di conseguenze. Quando era a Roma, giovane studente di teologia, un suo compagno di corso gli chiese notizie del santuario di Gesù Bambino a Praga e se fosse vero che lì Gli volessero tanto bene. Forse con una certa vergogna e magari un po’ arrossendo, lui, nato a meno di cento chilometri da Praga, aveva dovuto ammettere che non ne aveva mai sentito parlare. Da qui, il dovere di riparare, con amore e impegno moltiplicati. Nel ‘36, quando scoppiò la guerra civile in Spagna, invitò i fedeli di quella nazione a celebrare novene di preghiere a “quel” Gesù Bambino cresciuto e residente in Boemia ma nato nella penisola iberica, affinché la loro patria non cadesse sotto il comunismo. Il ringraziamento della Spagna cattolica per il doloroso ma felice esito dei combattimenti si tradusse per il Cardinale in una specie di titolo non solo e non tanto identificativo quanto piuttosto affettuosamente onorifico: El  Cardenal del Niño de Praga.

Card. Karel Boromejský Kašpar

Un anno prima, però, nel ’35, il card. Kašpar aveva fatto “qualcosa”  — nella nostra prospettiva, ma non solo — di grande significato. Grazie a lui, il Congresso Nazionale Cattolico si era svolto proprio in Santa Maria della Vittoria di Praga, il santuario di Gesù Bambino. Ma soprattutto, grazie a lui, quel Congresso aveva scelto per i suoi lavori un tema di straordinaria intensità:  “La funzione di Gesù Bambino nel restaurare omnia in Cristo”. Che è la sintesi perfetta di quanto ho cercato di dire fin qui.

“Quel” Bambino è il fondamento su cui costruire, ancora una volta, il programma di vita privata e di azione pubblica di chi vuole essere non solo suddito fedele del Re ma vuole operare perché anche la società possa costruirsi sulla base della stessa fedeltà allo stesso Re. “Quel” Bambino si può assumere come il protettore della Nuova Evangelizzazione e dei nuovi evangelizzatori, il nome con cui oggi si chiamano gli antichi «operai della restaurazione sociale» di S.Pio X.

In fondo, però, tutti i cristiani dovrebbero chiamarsi così e operare di conseguenza —, perché «a tutti i cristiani […] è imposto il nobile impegno di lavorare affinché il divino messaggio della salvezza sia conosciuto e accettato da tutti gli uomini, su tutta la terra» [32].  Purtroppo, non tutti i cristiani hanno la stessa buona disposizione verso la nobiltà dell’impegno. Il “Bambino”, comunque, è paziente e aspetta tutti.

(fine)

Guido Verna

2011

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[27] Benedetto XVI, Celebrazione dei vespri con Sacerdoti, Religiosi, Religiose, Seminaristi  e Movimenti Laicali, Cattedrale dei Santi Vito, Venceslao e Adalberto di Praga, 26-09-2009.

[28] Idem, Incontro con le Autorità Politiche e Civili e con il Corpo Diplomatico,   Palazzo Presidenziale di Praga, 26-09-2009.

[29] Ibidem. Vale per tutte le citazioni del capoverso.

[30] Joseph Ratzinger, Missa pro eligendo romano pontifice, 18-04-2005

[31] Benedetto XVI, Celebrazione dei vespri cit.

[32] Concilio VAticano II,  Decreto Apostolicam Actuositatem, 18-11-1995.

Per tutti i siti Internet l’ultima visita è del 06-05-2011.

BXVI-1     [Benedetto XVI, Incontro con le Autorità Politiche e Civili e con il Corpo Diplomatico,   Palazzo Presidenziale di Praga, 26-09-2009]

BXVI-2     [Benedetto XVI, Celebrazione dei vespri con Sacerdoti, Religiosi, Religiose, Seminaristi  e Movimenti Laicali, Cattedrale dei Santi Vito, Venceslao e Adalberto di Praga, 26-09-2009]

BXVI-3     [Benedetto XVI, Visita al “Bambino Gesù di Praga”, Chiesa Santa Maria della Vittoria, 26-09-2009]

[27] [BXVI-2]

[28]  (BXVI-1).

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