di Gianluca Zappa

C’è un aspetto molto importante della Divina Commedia e poco noto ai più, perché da sempre poco battuto e messo in rilievo dalla critica dantesca: quello di Dante è un poema mariano, una vera esaltazione della Madonna, alla quale il poeta era evidentemente legato da una speciale devozione. Anche in questo caso c’è di mezzo Beatrice. Questa “gentilissima” doveva infatti essere molto devota di Maria, se è vero che Dante non manca di notare che uno dei loro primi incontri avvenne “in parte ove s’udiano parole de la regina della gloria” (Vita Nuova, V), cioè in una chiesa dove si stava pregando la Vergine. E quando più avanti nell’operetta giovanile Dante si trova a parlare della morte di Beatrice (cap. XXVIII), eccolo sottolineare che “lo segnore de la giustizia chiamoe questa gentilissima a gloriare sotto la insegna di quella regina benedetta virgo Maria, lo cui nome fue in grandissima reverenzia ne le parole di questa Beatrice beata”.

Santa Maria Vergine al centro della Candida Rosa, illustrazione di Gustave Doré

La redenzione di Dante, nella narrazione del poema, inizia e si compie grazie allo speciale intervento della Madonna. E’ lei la “donna gentil nel ciel che si compiange”, cioè che ha profonda pietà, della situazione di smarrimento e perdizione di Dante, tanto che il “duro giudizio la su frange” (Inf., II, 94-96). E’ lei la Mater misericordiae che è in grado di far cambiare opinione a Dio circa il giusto castigo che Dante meriterebbe. E’ lei che ha creato, come ha scritto Romano Guardini nei suoi Studi su Dante, quella speciale “catena di mani e di cuori” che è stata gettata per salvare un uomo che si era perso. Maria chiama “in suo dimando” (proprio come farebbe una regina), Santa Lucia, della quale Dante era molto devoto. Lucia a sua volta si rivolge a Beatrice e questa a Virgilio. La catena è compiuta. In nome di Maria, la “donna del cielo”, Virgilio può superare gli ostacoli che incontra nel cammino.

Tutti conosciamo il celebre lasciapassare “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”, con cui Virgilio mette a tacere prima Caronte e poi Minosse, che facevano resistenza nel vedere un vivo all’inferno. Ma forse non ci siamo chiesti cosa voglia veramente dire quel “colà dove si puote ciò che si vuole”. Bene, la verità è che si tratta di un riferimento a Maria. Lo capiamo nel canto XXXIII del Paradiso, alla fine del poema, quando San Bernardo invoca la Vergine definendola “regina che puoi ciò che tu vuoli”. Dunque la formula ripetuta da Virgilio è il modo che un pagano ha per dire, a dei demoni, “Maria lo vuole!”. E a questa affermazione cade ogni resistenza delle forze dal male, la strada si sgombra immediatamente.

La cantica che è più intrisa della presenza di Maria è il Purgatorio, luogo dove la misericordia di Dio, ottenuta per intercessione della Vergine, è una realtà sempre all’opera. Il nome della Madonna compare per la prima volta nel canto V, quando Bonconte di Montefeltro racconta le circostanze della propria tragica morte e, soprattutto, gli ultimi istanti di vita, quelli che l’hanno salvato. Pentendosi e perdonando, Bonconte dice di essere spirato “nel nome di Maria” ed è proprio così che si è salvato in eterno, sottraendosi al diavolo, che era del tutto sicuro di portarselo all’inferno. E’ poi dal “grembo di Maria” che vengono gli angeli del canto VIII a mettere in fuga il serpente che ogni sera insidia i principi negligenti racchiusi nella valletta. Sono proprio i principi ad invocarla, cantando il Salve Regina. E si ripete lo scontro tra la Regina del cielo e il diavolo, che viene messo in fuga.

La morte di Bonconte da Montefeltro
la contesa fra l’angelo ed il demonio
( J.E. Fuessli,
Svizzera 1741-Regno Unito 1825)

Maria è poi presente, con i fatti salienti della sua vita narrati dal Vangelo, in tutte le sette cornici del Purgatorio, citata nei canti X, XIII, XV, XVIII, XX, XXII e XXV. E’ lei il primo esempio di virtù cui devono rivolgersi le anime purganti per liberarsi della nube del peccato che hanno davanti agli occhi e che impedisce loro di vedere ed incontrare Dio. La Vergine è in questa cantica il costante punto di riferimento.

Nel Paradiso Dante la cita spessissimo e le dedica quasi tutto il canto XXIII, dove avviene la sua glorificazione, ma soprattutto inserisce un particolare molto interessante, cui evidentemente teneva molto. Nel canto XV, l’avo Cacciaguida, nel presentarsi al proprio lontano nipote, dice che a “darlo” a Firenze (cioè a farlo nascere proprio lì) fu Maria, “chiamata in alte grida”, cioè invocata mentre la madre lo metteva al mondo nei dolori del parto. E’ un particolare evidentemente creato dal poeta, quasi a ribadire la devozione della propria famiglia alla Madonna.

E poi, ovviamente, c’è la stupenda preghiera finale di San Bernardo, uno dei momenti più alti della poesia di tutti i tempi, quella che inizia “Vergine madre, figlia del tuo figlio” e sulla quale dovremo ritornare. Sarà proprio Maria ad esaudire il desiderio ardente di Dante, quello di vedere Dio; sarà lei, la Regina, ad alzare gli occhi verso il Signore, perché il Re conceda l’ultima grazia, mentre tutti i beati e in particolare Beatrice stanno lì a mani giunte a pregarla.

Apparizione
della Vergine Maria a San Bernardo
(Filippino Lippi, ? – Firenze 1504)

La Divina Commedia è una potente esaltazione della Vergine, che non solo è all’origine e al compimento del viaggio di Dante, ma è una presenza costante lungo tutte le cantiche. Dovremo riparlarne.

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