di Ivan Manzella

Con l’approssimarsi dell’imminente Quaresima proviamo a riscoprire uno dei più intensi Oratori italiani, ponendolo a stimolo per una meditazione spirituale e musicale: Le Sette ultime Parole di Nostro Signore Gesù Cristo composto da Saverio Mercadante.

La pratica di musicare le ultime “Sette Parole di Cristo in Croce” era molto diffusa in Europa, e prevedeva l’uso dei cosiddetti Summa Passionis (testi contenenti cioè non i versetti di un singolo Evangelista ma una sintesi dei quattro), già a partire dal Cinquecento: da Orlando di Lasso, con il suo mottetto a 5 voci Septem Verba Domini Jesu Christi, fino a Joseph Haydn col suo Oratorio del 1787 Die sieben letzten Worte unseres Erlösers am Kreuze, il più famoso e conosciuto del genere; da Charles Gounod con Les Sept Paroles de Notre Seigneur Jesus-Christ sur la Croix del 1855 per Soli, Coro e pianoforte o organo, a César Franck con Les Sept Paroles du Christ sur la Croix del 1859 con orchestra, e via via fino al secondo dopoguerra con l’Oratorio di Lorenzo Perosi, già direttore della Cappella Sistina, che scrive le sue Sette Parole di N. S. Gesù Cristo sulla Croce per soli, organo e orchestra d’archi, corni, trombe, arpa, celesta.

Particolarissima la versione in aramaico di Bernard Salles che nel 2013 scrive Les sept dernières paroles du Christ en Croix per Soli, voce recitante e con l’orchestra che riprende lo stesso organico usato da Mozart per il suo Requiem: 2 corni di bassetto, 2 fagotti, 2 trombe, 3 tromboni, percussioni e archi.

Mercadante è stato uno dei più importanti compositori italiani del XIX secolo: ebbe il suo gran debutto di acclamato operista alla Scala di Milano, a soli 26 anni, con l’Opera Elisa e Claudio. Le sue composizioni sono ricche dei tratti caratteristici tipici dello stile operistico: a riguardo è molto evidente l’influsso dei lavori rossiniani sulla sua produzione (specie nella sua particolare elaborazione del linguaggio armonico), pur impreziosita con una orchestrazione molto drammatica dei personaggi, in molti casi anticipando persino molti aspetti di quello che sarà poi il “teatro verdiano”.

Nel 1833 il Cardinale Giuseppe Morozzo, vescovo di Novara tra il 1817 e il 1842, lo nomina Maestro di Cappella presso la Cattedrale di Novara e la maggior parte della produzione di musica sacra di Mercadante si deve proprio a questa nomina, durata sette anni sino al 1840.

Per i suoi Maestri di Cappella della Cattedrale della città piemontese, il cardinal Morozzo promulga una singolare disposizione, relativa alle musiche da eseguire durante il periodo quaresimale: invita cioè tutti i compositori a realizzare un repertorio ad hoc che utilizzi l’insolito organico di un’orchestra con i soli archi “scuri” (viole, violoncelli e contrabbassi): il vescovo ritiene infatti che l’utilizzo dei violini non sìa confacente alle musiche da eseguirsi nel tempo penitenziale della Quaresima. Negli anni seguenti così si viene così a costituire un cospicuo corpus di composizioni per questa particolare formazione strumentale, cui contribuiscono, oltre al Mercadante, anche i compositori Pietro Generati, Carlo Coccia, e Antonio Cagnoni.

Il nostro Oratorio viene portato a compimento nel 1839, ma eseguito per la prima volta a Novara nella Chiesa di Sant’Eufemia, il Venerdì Santo del 1840, quindi proprio verso la fine del suo incarico per la Chiesa Novarese.

Tale è la bellezza struggente di quest’Opera da essere ricordata persino da James Joyce che, nell’Ulysses, la cita fra i capolavori della Musica Sacra di tutti i tempi: si tratta davvero di una composizione di “ampio respiro”, di forte e immediata comunicativa, che colpisce per l’eleganza formale, la condotta armonica trasparente e raffinata e per il sapiente magistero, quasi “artigianale”, nel trattamento delle voci soliste e delle risorse timbriche del coro, davvero tutti messi al servizio di un’autentica religiosità, aderente con spontanea partecipazione alle suggestioni espressive del testo.

L’Oratorio consta di un’Introduzione e di Sette Meditazioni, su testo in italiano di un curato novarese. Il testo non è quindi desunto dalle Sacre Scritture, poichè non vengono musicate le effettive sette ultime frasi che Gesù pronunciò sulla croce prima di morire, ma è una sorta di commento meditato dell’uomo orante di fronte al Mistero della Morte e Risurrezione di Cristo.

Così sia i Soli, con Arie e Duetti tipici dello stile della cantabilità operistica dell’epoca, sia i Cori, con parti di grande drammaticità, si pongono quasi come attoniti spettatori della Scena del Golgota, dipingendo a fosche tinte gli ultimi istanti di Gesù, ma sempre con un intento catechetico, con la Luce della Salvezza a rischiarare lo sfondo della scena funebre.

I “chiaroscuri” dell’ambientazione Sonora, con passi di notevole intensità espressiva, accentuano allora, con una scrittura davvero sapiente, la bellezza del testo.

L’Oratorio si articola dunque in tal modo:

Introduzione:         Già trafitto in duro legno                          Soli, Coro ed Orchestra

Parola Prima:         Di mille colpe reo                                        Soprano ed Orchestra


Parola Seconda:    Quando morte con l’orrido artiglio        Soli, Coro ed Orchestra


Parola Terza:         Volgi a me il tuo sguardo                          Tenore, Basso ed Orchestra

Parola Quarta:       Dunque dal Padre ancor                           Soli, Coro ed Orchestra


Parola Quinta:       Qual giglio candido                                    Tenore ed Orchestra


Parola Sesta:          L’alta impresa è già compita                    Baritono, Coro ed Orchestra


Parola Settima:      Jesus autem                                                  Soli, Coro ed Orchestra

Queste invece le reali Sette Ultime Parole di Cristo, in latino e in italiano, tratte dai Vangeli ed effettivamente musicate negli altri lavori prima menzionati:

Pater, remitte illis, quia nesciunt quid faciunt Padre, perdona loro, poiché non sanno quello che fanno Lc 23,34
Amen dico tibi: hodie Mecum eris in paradiso In verità, ti dico, oggi tu sarai con me in paradiso Lc 23,43
Mulier, ecce filius tuus. Fili, ecce mater tua Donna, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua madre Gv 19,26
Eli, Eli, lema sabacthani? Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Mt 27,46; Mc 15,34
Sitio Ho sete! Gv 19,28
Consummatum est È compiuto Gv 19,30
Pater, in manus tuas commendo spiritum meum Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito Lc 23,46

Di seguito qualche link per l’ascolto dell’Oratorio di Mercadante:

Quì invece la splendida interpretazione di Luciano Pavarotti della Parola Quinta nell’Aria Qual Giglio candido: https://www.youtube.com/watch?v=As1aXNcwMDs

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