di Silvia Scaranari

I recenti venti di guerra mediorientali hanno riportato alla ribalta anche l’Afghanistan. Le tensioni Usa-Iran, si dice, rendono più complesse le trattative con i telebani per dare una pace – ma quale pace? –  a questo martoriato paese.

In verità parlando di Afghanistan vorrei attirare l’attenzione su un fatto decisamente poco noto in Italia: la presenza da molto tempo di una parrocchia cattolica a Kabul.

1 gennaio 1933: una campana suona a Kabul, capitale dell’Afghanistan, sede del re Mohammed Nadir Khan, salito al trono dopo l’abdicazione del cugino Amanullah Khan e cruenti scontri, come spesso capita in zone dove le lotte tra le diverse etnie prevalgono sul diritto.

Il Paese è uno stato islamico, la legge dominante è la shari’a, eppure una chiesa cattolica, per la precisione una parrocchia, prende vita proprio il 1 gennaio 1933 con l’arrivo di Padre  Egidio Caspani, dell’ordine dei Barnabiti, accompagnato  in incognito da padre Ernesto Cagnacci (ufficialmente addetto all’Ambasciata), dopo un lungo viaggio. Partiti il 9 dicembre 1932 da Venezia, passando per Porto Said e il Mar Rosso, arrivarono il 21 dicembre a Bombay. Da qui in treno per Peshawar e poi in automobile dal 24 passando da Dacca fino a Kabul dove arrivarono il 25 sera. E il 1 gennaio erano pronti per iniziare il loro ministero in terra di islam.

Il fatto, in sé molto anomalo, ha degli antefatti che risalgono al 1921, meglio ancora al 1919.

Dopo anni di velata sudditanza all’Inghilterra, che ne controllava la politica interna e soprattutto quella estera, dopo uno scontro noto come terza guerra afghana (le prime due si erano combattute nel XIX secolo, sempre per salvaguardare la propria autonomia), con il Trattato di Rawalpindi, firmato l’8 agosto del 1919 fra l’emiro Amanullah Khan e Sir Hamilton Grant, capo delegazione britannica, l’Afghanistan proclama la sua completa indipendenza.

 I torbidi interni proseguono per altri due anni ma nel 1921 la situazione sembra sotto controllo e il primo paese che riconosce il nuovo Stato è l’Italia. Anche qui bisogna precisare che la decisione non fu improvvisa. Da mesi si erano avviati rapporti diplomatici tra il Ministro degli Affari Esteri italiano, Conte Carlo Sforza, e l’Ambasciatore straordinario afghano, Mohammed Wali Khan. I due  firmarono a Roma, già ad aprile del ’21, l’Accordo per lo scambio di Missioni diplomatiche permanenti e soprattutto l’Accordo per l’invio di una Missione commerciale e la stipula di un trattato di commercio. Fu quindi un passo di logica conseguenza riconoscerne la piena  sovranità nazionale.

La sede dell’Ambasciata Italiana a Kabul

Una volta avviate le imprese, e dato l’elevato numero di tecnici e lavoratori italiani che vivevano in Afghanistan, il Governo italiano nella persona di Benito Mussolini, chiese ed ottenne la possibilità di garantire assistenza religiosa cattolica ai nostri connazionali. Da qui il permesso da parte del sovrano Amanullah Khan di aprire in pieno centro di Kabul, presso l’Ambasciata italiana, una piccola cappella cattolica con diritto di parrocchia.

La Chiesa Parrocchiale all’interno dell’Ambasciata Italiana a Kabul

Il Pontefice Pio XI individuò nei Padri Barnabiti, e per la precisione proprio in Padre Caspani nativo come lui di Desio, i religiosi più idonei a ricoprire questo incarico e ne fece esplicita richiesta al Superiore dell’Ordine. Intanto nel ’29 Amanullah veniva assassinato ma il nuovo sovrano Mohammed Nadir Khan manteneva intatto l’accordo con il Governo italiano.

Dal 1933 molti sacerdoti, sempre barnabiti, si sono succeduti nel ruolo di “parroci” di Kabul passando dalla Monarchia alla Repubblica, dal regime comunista -con relativa occupazione sovietica- al regime dei Telebani. Presenza difficile, spesso pericolosa, ma sempre molto apprezzata dai numerosi laici che lavoravano – e lavorano – in Afghanistan, presso ambasciate o ditte commerciali. Ma anche i locali hanno con il tempo imparato ad apprezzare la presenza discreta dei Padri che hanno non solo curato la liturgia ma anche aperto scuole (materna, elementare, medie e liceo) a benefico di cristiani e di musulmani, operato assistenza spirituale e collaborato con ospedali e centri medici. Oggi la presenza dei Padri barnabiti (ufficialmente sempre solo uno con un collaboratore segretamente religioso anche lui) continua come Missio sui iuris, (vera e propria diocesi con un vescovo) istituita  da S.S. Giovanni Paolo II nel 2002.

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