di Silvia Scaranari

Siamo nel cuore delle festività natalizie e il mondo cristiano si ritrova riunito intorno alla mangiatoia in cui è adagiato il Dio dell’universo fattosi carne per la salvezza di tutta l’umanità.

Anche quest’anno in molte scuole materne, in molte scuole primarie, nei centri di ascolto, negli ospedali  e in tanti altri ambienti si sono usate palline luccicanti, fili colorati e alberelli illuminati ma si è evitato con ogni cura di allestire il presepe. Eppure il presepe fa parte della nostra tradizione da quasi 800 anni, da quella famosa notte del 1223 quando san Francesco riunì in preghiera il popolo di Greccio ricostruendo la scena narrata dai Vangeli.

Ma oggi il presepe fa scandalo, è un elemento di discussione, di rottura. Si invoca la pluralità religiosa, si dice che i musulmani presenti fra noi sarebbero offesi da questa sacra rappresentazione, e così si evitano simboli religiosi e si scivola in una scandalosa ritualità paganeggiante.

Se evitiamo di fare presepi  e di parlare del Natale in chiave religiosa per rispetto del mondo musulmano, si tratta di una evidente strumentalizzazione dell’islam da parte di un mondo laicista che vuole far dimenticare la presenza del Figlio di Dio nel mondo.

La nascita di Gesù non rappresenta in alcun modo un problema per l’islam. Gesù è considerato dall’islam un grande profeta, il IV dopo Muhammad, Abramo e Mosè. Il Corano cita Gesù in 15 sure e gli dedica 93 versetti.

Gesù non è il Cristo perché il Corano lo presenta all’interno della restaurazione del puro monoteismo abramitico, quindi non è visto come Figlio di Dio, salvatore, redentore…ma certamente è un messia, “inviato da Dio”, “rasūl” e “nabī” cioè portatore di una rivelazione e di una legge che però i suoi discepoli hanno corrotto e manipolato. Questa manipolazione ha reso necessario l’invio di un nuovo profeta, l’ultimo, a cui Allah ha affidato un’ulteriore rivelazione, Muhammad.

Gesù è “parola di Dio” non nel senso cristiano di Dio, consunstanziale al Padre, ma nel senso di nascita miracolosa perché «Insuflammo in essa del Nostro Spirito e facemmo di lei e di suo figlio un segno per il mondo»[1] e ancora: «E Maria, figlia di ‘Imran, che conservò la sua verginità; insuflammo in lei del Nostro Spirito».[2]

 Gesù quindi è un uomo dalle qualità eccezionali, è un inviato, un santo, ha poteri straordinari (compie miracoli), è un «segno per le genti»[3] ma è solo un uomo. Non è morto in croce ma è stato “rapito” da Dio in modo misterioso e, secondo la sunna (la tradizione accettata come guida fedele per il musulmano) tornerà alla fine dei tempi come “segno dell’Ora”, cioè dell’apocalisse.

Celebrare, festeggiare la nascita di Gesù non reca nessuna offesa ai musulmani, anzi, è un segno di rispetto nei confronti di un grande profeta anche per la loro tradizione. Al massimo qualche famiglia particolarmente rigorista potrebbe considerare disdicevole fare dei disegni che raffigurano Gesù perché questo rientra nel più ampio divieto di rappresentare la persona umana soprattutto se di un profeta.

I nostri insegnanti di scuole materne, primarie e superiori, i nostri operatori sanitari o volontari dovrebbero documentarsi prima di usare altre religioni per coprire il loro qualunquismo religioso.  Possiamo  con tutta serenità ricordare la nascita di Gesù con  rappresentazioni natalizie e presepi ma soprattutto con le fede nel cuore perché è la mancanza di questa che tanto scandalizza il fedele musulmano!


[1] Cor. XXI, 91.

[2] Cor. LXVI, 12.

[3] Cor. XIX, 21.

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