di Guido Verna

Quando usciamo, c’è il sole, pallido ma pur sempre sole. Ci muoviamo nella nostra rua alla ricerca di un ristorante e dei sapori di Santiago. Il caldo gallego si fa apprezzare anche con il sole, la grillada e i mariscos sanno di oceano (ma non necessariamente il sapore del Mediterraneo arriva secondo…). Una visita – francamente non entusiasmante – per un caffè al bar Suso, «tradizionale punto di incontro […] di pellegrini e amici del Cammino» [1] nella parallela Rua del Villar, e poi torniamo a casa.

Il Bar Suso

Ma non abbiamo voglia di riposarci. Accompagniamo alla stazione il mio figlio maggiore che, non essendoci mai stato, domani vuole andare a vedere in solitudine Madrid e Toledo: ma è tutto esaurito ed in Spagna sui treni non si viaggia in piedi…

Torniamo nella Cattedrale, io e Grazia da soli, con un piccolo sogno: quello di avere, domani, una Messa per i nostri venticinque anni e per la nascita, tanto attesa e tanto sofferta, di una nostra nipotina che da qualche ora ha visto entrare la luce nei suoi occhi. Nella sacrestia, silenziosa e austera, c’è un vecchio Sacerdote che sta indossando i paramenti sacri per la Messa. Parliamo con un suo assistente e, attraverso il nostro traballante spagnolo, tentiamo di comunicare il nostro desiderio. Sembra quasi impossibile farsi capire. Se ne va sconsolato. Poi, improvvisamente, dopo aver parlato col Sacerdote, torna verso di noi e ci dice di prepararci: la nostra Messa comincia a minuti e dobbiamo metterci a sedere sulle poltroncine dei notabili, in prima fila. Non c’è nemmeno il tempo di essere contenti o di aver qualche rimpianto per l’assenza dei figli e degli amici, che ci ritroviamo, quasi spinti dalla solerzia del maturo chierichetto, sul velluto rosso delle poltroncine, immersi nel profumo di incenso che il Sacerdote di antica dignità liturgica spande senza risparmio tra le volute barocche della Capilla del Pilar. Possibile che meritiamo tutto questo? Quando la Messa è finita, dobbiamo tornare a ringraziare Santiago. Scendiamo nella cripta e, a Dio piacendo, abbiamo un po’ più di tempo per farlo inginocchiati davanti alle sue reliquie.

La Capilla del Pilar

Usciamo dalla Cattedrale quando il momento della sua chiusura è prossimo. Ora tutto è buio, meno l’oro sul fondo. É un oro che rifulge, è luminoso senza luccicare. Abbiamo l’impressione che abbia persoil senso orgoglioso della ostentazione umana, mentre gli è rimasta la ricchezza intrinseca che, insieme all’intelligenza e all’amore della creatura, rende la giusta gloria al Creatore.

Sotto il Portico della Gloria, S.Giacomo, sulla sedia curule, non sembra stanco e potrà sopportare anche la nostra umana curiosità e il nostro piccolo egoismo: vogliamo vedere da soli, anche se non è giorno pieno, il sorriso di Daniele e il rossore di Esther [2]. Eccolo, tra i profeti, Daniele, insieme a Mosè, Isaia e Geremia. Questi sono vegliardi seri e con barbe fluenti, Daniele invece è giovane ed ha quel meraviglioso sorriso che gli illumina il volto e che da solo – come dice il depliant turistico – «giustifica appieno una visita qui» [3]. Esther, di fronte, guardata continuamente dal profeta col sorriso, continua ad arrossire. Per fortuna, almeno le statue conservano il pudore di un tempo…

Il sorriso di daniele
La Regina Esther

Fuori è tornato a piovigginare, la piazza si sta svuotando. Ci fermiamo a guardarla a lungo, con ammirazione crescente, dalla terrazza. Si sono accese le luci, i palazzi intorno hanno addolcito la loro austera bellezza e, come Esther, di fronte all’Obradoiro sembrano arrossire. Leggo sul depliant che questi palazzi sono «tutti impregnati di un’insolita armonia, malgrado il fatto che ogni edificio risale a un periodo e stile diverso. Torrente Ballester disse che il tutto era dovuto alla “pioggia che unisce tutto”». Ora sta piovendo: sui palazzi ma anche su di noi, mentre, con l’armonia dei primi venticinque anni e di una gaita che suona chissà dove, scendiamo presi per mano le scale dell’Obradoiro.

Guido Verna

1996

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[1] E.Manzoni di Chiosca, op.cit., p.201.

[2] Per altri, si tratterebbe invece dela Regina di Saba.

[3] Guida Turistica in italiano, cit., p.15.

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