• di Gianluca Zappa

  • “Ingenium” in latino voleva dire disposizione naturale, intelligenza. Da questa parola derivano “marchingegno”, “congegno”, “ingegneria”, fino all’inglese “engine”, macchina motore. Parole molto tecniche. Come mai? Perché col termine francese “engien” si designarono le macchine con le quali si costruivano le cattedrali, un combinato di conoscenze teoriche ed esperienze pratiche.
    È così che le definisce Villard de Honnecourt nel suo Taccuino scritto intorno al 1260, con il quale si fonda l’ingegneria moderna sui modelli matematici, il disegno e soprattutto l’utilizzo, appunto, delle macchine.
    Villard è un altro genio medievale di cui si sa molto poco. Ma l’eccezionale sviluppo progettuale e tecnologico della sua epoca è testimoniato dalle vertiginose cattedrali gotiche sparse in tutta Europa, soprattutto nel centro-nord (le più alte navate centrali sfiorano i 50 metri!).
    Le chiese, già maestose e gigantesche dello stile romanico, acquistano nella loro struttura una dignità estetica senza paragoni, proprio grazie alla progettazione: contrafforti, archi rampanti, pinnacoli scaricano a terra i pesi. E così la struttura viene alleggerita e può ospitare vetrate policrome di rara bellezza. In più si raggiungono altezze mai viste.
    Tanto che ancor oggi restiamo a bocca aperta di fronte a tali capolavori dell’ingegno umano e ci chiediamo come i nostri progenitori siano riusciti a realizzarli. 
    Evidentemente avevano sviluppato una eccezionale cultura teorico-pratica e una notevole capacità di organizzare i cantieri, dove, tra l’altro, lavoravano volontariamente molti cittadini, perché la cattedrale era qualcosa di tutti, l’orgoglio di tutti, il simbolo di tutta la comunità. Dunque il frutto meraviglioso di uno sforzo comune.
    Roba da Medioevo!
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