Spagna 1936-37

“Mamma, non soffrire per quello che mi può accadere. La mia coscienza è in pace con Dio”.

Fr Marçal de Villafranca

(uno dei martiri, 19 anni)

   Anni difficili

   La Spagna vive negli anni 1931-39 anni difficili e terribili di guerra civile e persecuzione religiosa. La persecuzione comincia con episodi isolati nel maggio del 1931, con l’incendio di chiese e conventi. Negli anni 1931, 32, 33 il potere legislativo e quello amministrativo emettono  leggi e decreti che ostacolano l’esercizio del culto e delle attività religiose.

   I Cappuccini durante il Capitolo della Provincia di Catalogna, dal 13 al 16 luglio 1936, considerano la possibilità che scoppi un qualche tipo di rivolta, con altri incendi di chiese e uccisioni di sacerdoti, come è già avvenuto in altri luoghi. Scoppiata la Guerra Civile, negli anni 1936-1939, la persecuzione dilaga e si muove con l’evidente disegno preordinato di distruggere la Chiesa, uccidendo chiunque venga indicato come cattolico, laici di Associazioni cattoliche, religiose, religiosi, sacerdoti, abbattendo chiese.

   I religiosi

   si rifugiano presso famigliari e amici, ma quando la prova si presenta in modo serio, essi danno la loro testimonianza suprema.

   Fr Gabriel De Aròstegui (1880-1936) è l’ortolano del convento. “Quando arrivarono i miliziani tentò di fuggire saltando il recinto dell’orto, ma fu visto e arrestato. Il teste fra Balbino afferma che al Servo di Dio durante la detenzione fu ordinato di bestemmiare. Ma lui rispose: “matenme, pero yo no blasfemo”. In carcere fu obbligato a lavorare l’orto come nel convento, mentre di notte fu costretto ad assistere, pur rimanendo a testa china, alle orge organizzate dai miliziani. Questo suo atteggiamento irritò a tal punto i miliziani, che decisero di ammazzarlo”.

   Racconta fr. Roberto de Erandio che “quando cominciarono gli assalti alla chiesa e rimasero solamente tre frati del convento, Fra Saturnino si avvicinò e gli disse: “la Sacra Famiglia fuggì, fuggiamo anche noi”. Uscirono dal convento e si rifugiarono nella casa di un amico. Durante questo tempo il Servo di Dio conservò sempre la gioia e il buonumore. Fu arrestato quando si trovava nella casa di una famiglia di Bilbao”, e ucciso.

   Qualcuno resta deluso dai parenti, come Josè Maria de Manila, rifugiato in casa di alcuni suoi parenti, i quali, condividendo il pensiero dei miliziani, non fanno nulla per proteggerlo. Il 16 agosto è arrestato, portato in carcere, interrogato e ucciso. Del resto c’è chi è stato assassinato solo per avere accolto in casa un sacerdote o un religioso. C’è però anche il caso di un dirigente anarchico che prende sotto la sua protezione un frate, che è stato arrestato per il semplice fatto di pregare discretamente il rosario in un luogo pubblico.

   I martiri

   La clandestinità e la persecuzione si protrae per due anni e mezzo. Il numero dei vescovi, sacerdoti e religiosi uccisi è altissimo. È impossibile contare i laici cattolici uccisi. I martiri muoiono vittima dell’odio reale che i loro carnefici provano per la fede cattolica da loro professata. In loro s’intravede, anche nei racconti di alcuni dei loro stessi persecutori, la fortezza con la quale affrontano la morte in nome di Cristo. Ma nessuno di loro è coinvolto in lotte politiche o ideologiche, né vi prende parte. Questi martiri non impugnano le armi contro nessuno, armi che tra l’altro non hanno.

   Martiri Cappuccini

   Il 6 novembre si fa memoria di due gruppi di frati Cappuccini, beatificati in date diverse: Andrea de Palazuelo con 31 compagni e Federico de Berga con 25 compagni.

   Andrea de Palazuelo (1883-1936)

   Il beato Andrea de Palazuelo, Miguel González G., veste l’abito dei Cappuccini il 31 luglio 1899. Nello stesso giorno del 1936 sarà ucciso in odium fidei. Dopo la professione e l’ordinazione sacerdotale è docente negli Studi dei Frati Cappuccini a Madrid, Leon e Bilbao. Definitore provinciale. Scrittore e  ricercato direttore spirituale. Archivista provinciale e Cronista. Il 20 luglio 1936 si rifugia con altri religiosi in una pensione per sacerdoti. Arrestato il 30 luglio 1936, mantiene la serenità, pur dichiarando di non aver fatto nulla di male a nessuno. Senza processo, ma unicamente perché religioso e sacerdote, la stessa notte fra il 30 e il 31 luglio è massacrato e ucciso. È il primo dei frati cappuccini uccisi nel 1936.

   Frederic de Berga (1887-1937)

   Il beato Fr. Frederic de Berga è stato guardiano (superiore), missionario in America Centrale e Superiore Provinciale. Il Vescovo di Vic ha detto di lui che era “il predicatore più apostolico” della sua diocesi. All’inizio della rivoluzione è guardiano nel convento di Arenys. Si nasconde alcuni giorni sui monti, poi scende a Barcellona e partecipa attivamente alla rete clandestina della Chiesa che si sta formando. Vicino alla morte calcola di aver distribuito, sempre con pericolo di vita, circa 1.200 comunioni. Celebra l’Eucaristica in case private, con piccoli gruppi di fedeli. Il 16 febbraio del 1937 viene scoperto e ucciso. È l’ultimo del suo gruppo.

   Cosa c’è nell’animo dei martiri?

   Abbiamo alcune testimonianze. Il signor Maurici Serrahima, vicino al convento, ha accolto Fr. Eloy de Bianya. Nelle sue memorie lascia questa bellissima descrizione: <<in lui ci doveva essere una vita interiore molto intensa, dalla quale doveva provenire l’equilibrio in tutto. Non una parola di lamento né di protesta. Durante la sua permanenza in casa nostra, mai parlò di vendetta, anzi neppure di fare giustizia. Riferendosi a coloro che si erano gettati nella pazzia degli incendi e degli assassinii diceva:

“Questi uomini sono buona gente. Hanno sofferto molto, sono passati attraverso strettezze e umiliazioni. Sono sicuro che sono stati fedeli alla moglie, hanno lottato per la loro famiglia. Quello che stanno facendo ora è la prima scelleratezza che fanno. E lo fanno perché sono convinti che così miglioreranno il destino dei poveri. Li incontreremo in cielo…”>>.

   Fr. Modest de Mieres e fr. Ángel de Ferrieres sono un anziano teologo e un giovane frate laico che si rifugiano nella casa di un altro frate, vicino al convento di Sarriá. Fr. Ángel potrebbe scappare, ma non vuole abbandonare fr. Modest e un altro frate infermo allettato. Durante i giorni del nascondimento insieme con i due confratelli, Fr. Modest compone una preghiera che insieme recitano tutti i giorni:

“In questo momento e certamente nell’ora della morte se non mi trovassi in circostanze adatte, con l’aiuto della divina grazia che umilmente ho fiducia che mi concederete, accetto, o mio Dio, volontariamente, con tutto il piacere, umilmente e di tutto cuore, quella morte che vorrete inviarmi. Qualunque essa sia, unisco la mia morte alla morte santissima del nostro Signor Gesù Cristo, che in questo momento si sta rinnovando nel santo sacrificio della Messa, e così unita ve la offro o mio Dio, supplicandovi umilmente che vi degniate di accettarla benignamente, nonostante la mia bassezza e miseria, in relazione alla morte del nostro Signor Gesù Cristo, per la remissione di tutte le mie colpe e peccati, e delle colpe e peccati di tutti gli uomini”.

NOTA: I documenti sono tratti dai processi canonici

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 “Imploriamo l’intercessione dei martiri

   per essere cristiani concreti,cristiani con le opere e non a parole; per non essere cristiani mediocri, cristiani verniciati di cristianesimo ma senza sostanza – loro non erano verniciati, furono cristiani fino alla fine – chiediamo loro di aiutarci, per mantenere salda la fede, anche nelle difficoltà, e siamo così fermento di speranza e artefici di fratellanza e solidarietà”.

(dal videomessaggio di papa Francesco per la beatificazione di Andrea e C. 13 ottobre 2013)

AR novembre 2018

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