“Fin qui abbiamo portato la croce forse fino al monte Calvario. Ora converrà salire il monte, e poi spirare con Gesù crocifisso”.

                     Gaspare del Bufalo

   “Un prete santo? Beh, che vuoi che sia. Uno dei tanti. Li fanno santi perché sono preti”. C’è chi ragiona così. Ed è vero: uno dei tanti. Ma uno dei tanti preti eroici non conosciuti, perché spesso dei preti non ci si occupa che per criticarli. Però i santi non si conoscono attraverso le cronache scandalistiche. È il caso di conoscere questo prete romano.

   Nato a Roma

   il giorno dell’Epifania del 1786, sua madre lo chiamò Gaspare, Baldassarre, Melchiorre, i nomi dei Magi. La sua famiglia era stata un tempo benestante, ma poi era decaduta. Suo padre Antonio era cuoco dei Principi Altieri, mentre sua madre, Annunziata Quartieroni, si prendeva cura della famiglia. Desideroso della vita religiosa fin dalla fanciullezza, tentò persino di fuggire di casa per evangelizzare i pagani. Gaspare del Bufalo frequentò il Collegio Romano, diretto a quel tempo dal clero secolare perché la Compagnia di Gesù era stata soppressa. Da chierico prese a dedicarsi all’assistenza spirituale e materiale dei bisognosi, contribuendo in maniera decisiva alla rinascita dell’Opera di San Galla, di cui fu eletto direttore nel 1806. Ordinato sacerdote il 31 luglio 1808, intensificò l’apostolato fra le classi popolari fondando il primo oratorio in Santa Maria in Pincis, dedicandosi particolarmente ai «barozzari», i carrettieri e contadini della campagna romana.

   A chi l’obbedienza?

   Nella notte fra il 5 e il 6 luglio 1809, Pio VII (1742-1823) venne arrestato e deportato per volontà di Napoleone Bonaparte. Il 13 giugno del 1810 Don Gaspare rifiutò il giuramento di fedeltà all’Imperatore francese. “Non debbo, non posso, non voglio”, disse; fu condannato all’esilio a Piacenza e in seguito incarcerato per quattro anni, peregrinando nelle prigioni di Bologna, Imola, Lugo (Ravenna). Tornato a Roma all’inizio del 1814, dopo la caduta di Napoleone, mise tutta la sua vita al servizio del Papa, il quale lo esortò a dedicarsi alle missioni popolari per la restaurazione religiosa e morale d’Italia; in questo il santo spese con ardente zelo tutta la sua vita. Dirà Giovanni Paolo II ai partecipanti al capitolo generale della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue il 14 settembre 2001:

   “Quando san Gaspare del Bufalo fondò la vostra Congregazione nel 1815, il mio predecessore, Papa Pio VII, gli chiese di andare laddove nessun altro sarebbe andato e di intraprendere missioni che sembravano poco promettenti. Per esempio gli chiese di inviare missionari a evangelizzare i banditi che a quel tempo imperversavano così tanto nella zona fra Roma e Napoli.  Fiducioso nel fatto che la richiesta del Papa fosse un ordine di Cristo, il vostro Fondatore non esitò a obbedire […] Gettando le sue reti nelle acque profonde e pericolose fece una pesca sorprendente”.

   Il Sangue di Cristo

   Per debellare lo spirito di empietà e di irreligione e promuovere la conversione dei peccatori, scelse la devozione al Sangue Preziosissimo di Gesú, divenendone ardente apostolo. Si attuò così la predizione del 1810 che Suor Agnese del Verbo Incarnato, morta in concetto di santità, confidò al suo Direttore spirituale, Don Francesco Albertini (1770-1819), poi Direttore di Don Gaspare, nonché suo compagno di prigionia: durante le persecuzioni della Chiesa sarebbe sorto un sacerdote molto zelante, che avrebbe scosso migliaia di persone dall’indifferenza con la devozione al Prezioso Sangue di Cristo, tale presbitero sarebbe divenuto “La tromba del divin Sangue”.

   I Missionari del Preziosissimo Sangue

   Il 15 agosto 1815 Don Gaspare fondò la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, alla quale aderirono uomini di grande spiritualità e santità, come il Venerabile Don Giovanni Merlini (1795-1873), il futuro Beato Pio IX (1792-1878), Don Biagio Valentini (1792-1847). Nel 1834 nacque l’Istituto delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue, grazie alla collaborazione di Santa Maria De Mattias (1805-1866). Figlia di una famiglia benestante, nel 1822, all’età di 17 anni, incontrò San Gaspare mentre questi predicava a Vallecorsa (Frosinone). Il ramo femminile si dedicò all’istruzione e alla catechesi della gioventù e delle madri. Le due famiglie religiose trovarono bacino fecondo nella Pia Unione del Preziosissimo Sangue, oggi Unio Sanguis Christi, che, insieme a Don Francesco Albertini, Don Gaspare aveva già istituito nel 1808 a vantaggio dei fedeli in Italia e all’estero.

   Consolazioni soprannaturali

   Segnato da fatiche e sofferenze non comuni, San Gaspare venne benedetto da Dio con frequenti manifestazioni soprannaturali. Un giorno mentre celebrava la Santa Messa, subito dopo la consacrazione, vide scendere dal Cielo una catena d’oro, che passando nel calice, legava la sua anima per condurla alla gloria di Dio. Da quel giorno il sacerdote soffrì ancora di più, ma, contemporaneamente, intensificò la sua abnegazione per condurre alle anime i benefici del Sangue di Gesù, e i frutti furono copiosi. Al suo passaggio si accendeva la Fede, si intensificava la pietà cristiana, si convertivano le anime, gli odi si raffreddavano, il malcostume si mutava in moralità cristiana. San Vincenzo Strambi (1745-1824), che lo affiancò in alcune missioni di apostolato, lo definì «terremoto spirituale», mentre le folle lo acclamavano «angelo di pace».

   Minacce, attentati e conversioni

   Con straordinario coraggio affrontò la lotta accanita che gli mossero le società segrete, in particolare la Massoneria. Nonostante le minacce e gli attentati alla sua vita, non cessò mai di predicare a viso aperto contro tali sette anticlericali, fucine di rabbioso laicismo ateo. Fu implacabile nel mettere in guardia il popolo dalla propaganda satanica di questi gruppi liberali. Era chiamato «martello dei settari». Intere logge massoniche si convertirono.

   Ma l’Italia non era infestata soltanto dalla Massoneria. C’era anche la piaga del brigantaggio, vera e propria criminalità organizzata e presente anche nello Stato Pontificio. Grosso cruccio per i papi. Leone XII (1760-1829) affidò la rischiosa impresa a Don Gaspare, che si impegnò con le sole armi del crocifisso, della preghiera e della misericordia evangelica, proponendo ai briganti la figura di Gesù, il quale “per far’ vedere al mondo la grandezza dell’amor’ suo verso del padre non si servì d’altro argomento che dell’andare ch’egli facea generosamente incontro della Passione”.

   La malavita nei dintorni di Roma fu ridotta, e fra gli abitanti si cominciò a respirare pace e sicurezza.

   Un Santo per tutti

   Quando morì a Roma, il 28 dicembre 1837 in una stanza del Palazzo Orsini, San Vincenzo Pallotti (1795-1850) vide la sua anima salire in alto, come una stella luminosa, mentre Gesú le andava incontro. La fama della sua santità si diffuse immediatamente, particolarmente in Francia, grazie alla guarigione di Françoise de Maistre, figlia del governatore di Nizza e nipote di Joseph de Maistre (1753-1821), e all’opera del suo grande estimatore Louis-Gaston de Ségur (1820-1881), e a quella di San Pierre-Julien Eymard (1811-1868), fondatore dei Sacerdoti e delle Ancelle del Santissimo Sacramento.

   Don Gaspare fu Beatificato da San Pio X nel 1904 e canonizzato da Pio XII nel 1954. Il suo corpo riposa a Roma nella chiesa di Santa Maria in Trivio, affidata dal Beato Pio IX ai Missionari del Preziosissimo Sangue. È ricordato dalla sua Congregazione il 21 ottobre.

( Da un articolo di Cristina Siccardi sul sito santi beati e testimoni )

AR ottobre 2019

Please follow and like us:
error

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi