Una delle invenzioni più affascinanti del Medioevo è il Comune. È qualcosa di totalmente nuovo che nasce dopo il Mille nell’Italia centro settentrionale e poi si espande nel resto d’Europa. Non è un tentativo nostalgico e anacronistico di rieditare la polis greca o la Repubblica Romana, ma un’istituzione mai vista nella storia che nasce dal basso, dal popolo, seguendo l’evoluzione dei tempi e presto si sviluppa e si dà propri organismi e statuti e magistrature.
Il termine che lo designa è già molto significativo: “comune”, cioè patrimonio di tutti, qualcosa in cui tutti si riconoscono, cui tutti contribuiscono. 
Le città sono luoghi in crescita, dove tutti sono potenzialmente sullo stesso piano, non ci sono schiavi o esclusi a priori dalla vita comunale. “L’aria della città rende liberi”, si diceva a quel tempo: chi emigrava in città voleva affrancarsi dalla servitù feudale e nel Comune poteva trovare il suo posto.
Ma c’è un altro aspetto peculiare: il Comune nasce cristiano. Spesso intorno a un vescovo santo (che poi ne diventa il patrono); si mette sotto la protezione di Cristo, della Vergine, dei Santi, innalza con orgoglio la propria cattedrale come un simbolo che esprime potenza ed identità. Le sue corporazioni, le sue arti e mestieri hanno chiese e santi patroni. I luoghi del potere risplendono dell’oro delle aureole (vedi su tutti il palazzo pubblico di Siena), di simboli religiosi, di allegorie morali che esprimono i valori di riferimento della comunità.
Il Comune è un luogo di cittadini liberi che difendono coi denti la propria identità e tradizione davanti ad ogni nemico, fosse anche un potente imperatore tedesco. I cittadini sono anche soldati.
Al suo interno vivono mercanti, eccezionali artigiani, grandi artisti, musicisti, uomini d’affari, notai, uomini di cultura…
Nel Comune nasce e si sviluppa una civiltà del tutto nuova. 
Roba da Medioevo!

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