Stefano Aviani Barbacci, 30/08/2019

 

Militari siriani esultano per la liberazione di Khan Shaykhun

La vittoria siriana di Khan Shaykhun

Nelle scorse settimane l’esercito regolare siriano (SAA) ha ripreso ad avanzare nella provincia di Idlib (vedi qui), la principale roccaforte di un’alleanza (non sempre solida) di gruppi armati filo-turchi o di filiazione qaedista. Attaccando sul fianco e dando battaglia per lo più di notte, i militari siriani hanno travolto, il 15 Agosto, le difese avversarie e richiuso in un’ampia sacca oltre mille miliziani islamisti le cui formazioni premevano minacciose verso la contigua provincia di Hama.

A Khan Shaykhun i siriani sono entrati da più direzioni il 21 Agosto, dopo che erano già state catturate le alture circostanti, tagliato lo strategico asse viario Idlib-Damasco e colpito un convoglio di rifornimenti turco che giungeva in soccorso ai miliziani. Ciliegina sulla torta: il cosiddetto “posto di controllo” turco di Morek (che anziché vigilare sul rispetto della tregua offriva supporto ai jihadisti) è ora anch’esso circondato.

L’area contesa accoglieva antichi insediamenti cristiani che, pur difesi dalle truppe del governo e da milizie locali, erano comunque esposti ad un tiro sub-continuo di razzi e colpi di mortaio con un tragico tributo di vittime innocenti. Il caso più emblematico è quello dei 4 bambini e della loro maestra di catechismo uccisi (altri 6 feriti) da un missile sparato contro la chiesa del villaggio di Sekelbiya, il 12 Maggio. Con lo spostamento di oltre 100 km verso nord della linea del fronte, si piangono ancora i morti, ma anche si festeggia per la fine dei bombardamenti.

Mazlum Abdi, comandante delle milizie curde sostenute dagli USA (SDF)

Speranze di ricomposizione lungo l’Eufrate

La vittoria siriana a Khan Shaykhun colpisce anche per la reazione localmente debole di Ankara e la sostanziale indifferenza di Washington di fronte alla sconfitta dei cosiddetti “ribelli siriani”. Si da forse per inevitabile la caduta (prima o poi) del potentato islamista di Idlid? Vedremo… Ma già ora si coglie un esito positivo e inatteso: la ripresa di interesse della leadership curda per il dialogo con il governo siriano.

Dal 2017 i Curdi occupano gran parte della Siria orientale col sostegno dal governo americano che, da Trump in poi, li ha riforniti di tutti i mezzi necessari a combattere l’ISIS. La loro avanzata vittoriosa ha tuttavia tagliato in due il Paese lungo la linea del fiume Eufrate i cui ponti erano stati distrutti dalla US Air Force per impedire all’esercito di Damasco di attraversarlo. Al momento, lontani dai loro villaggi d’origine, i Peshmerga fronteggiano la crescente protesta della popolazione locale di lingua araba che aspira ad essere reintegrata nello stato siriano.

I Curdi sanno che prima o poi gli USA lasceranno la Siria e Mazlum Abdi, comandante delle milizie curde sostenute da Washington (SDF), ha sollecitato un accordo politico che dovrebbe contemplare il principio dell’integrità territoriale della Siria in cambio dell’autogoverno per i Curdi e il comune impegno a far fronte a ogni minaccia turca dal Nord. È più o meno ciò che Damasco aveva offerto in anni precedenti e questo fa sperare che un qualche compromesso sia infine possibile.

Il presidente turco Erdogan accolto a Roma dal ministro Gentiloni

La minaccia turca e il silenzio sulla pulizia etnica

La Turchia appare al momento la maggiore incognita sul cammino della riunificazione della Siria. Pur coinvolta nei colloqui di Astana, il suo esercito si è spinto oltreconfine occupando, nel Febbraio/Marzo del 2018, la città curdo-siriana di Afrin nel Nord della provincia di Aleppo. Un intervento ulteriore, verso Kobane e Manbij, è dato ora per possibile… Ankara ritiene di avere il diritto di “ripulire dai terroristi” un’ampia fascia di territorio siriano che, minacciando la fuoriuscita dalla NATO, ha fatto accreditare da Washington come “fascia di sicurezza”.

Ma chi sono i terroristi e a cosa serve il terrore in questa guerra? Fin dall’epoca degli Unni, il terrore è stato usato per convincere popolazioni più numerose ad abbandonare terre e villaggi favorendone l’occupazione da parte di minoranze armate e disposte a tutto. Ma è proprio quello che è accaduto ad Afrin: bombardata dall’esercito di Ankara e saccheggiata dai paramilitari filo-turchi  (FSA), con i sopravvissuti curdi, siriani e armeni in fuga verso Aleppo. Un’operazione di “pulizia etnica” anche se Erdogan, ricevuto per “cordiali colloqui” a Roma e in Vaticano, ha potuto rappresentarla col nome bucolico di “Ramoscello d’Ulivo” senza alcun contraddittorio.

In molte località della Siria l’ingresso dei miliziani, che si trattasse di filo-turchi, qaedisti o seguaci del Califfo, ha invariabilmente significato la cancellazione delle comunità locali e la razzia dei loro beni (compresa la distruzione sistematica delle memorie storiche e dei simboli religiosi). Contro la Siria si è fatto ricorso scientemente al terrore e la guerra è stata “a bottino”.  Premio promesso ai combattenti del Jihad reclutati in ogni parte del mondo: le mogli, le figlie, le case e i beni dei nemici. Questa è la realtà, anche se la grande stampa continua a nasconderlo dietro alla favola propagandistica delle “primavere arabe”.

PER APPROFONDIRE

Khan Shaykhun liberata.

I morti cristiani di Sekelbiya

https://www.globalist.it/world/2019/05/13/missili-su-un-villaggio-cristiano-in-siria-uccisi-4-bambini-2041335.html

Le olive insanguinate di Afrin

http://contropiano.org/news/internazionale-news/2018/11/24/le-olive-insanguinate-di-afrin-0109805

Il comandante delle milizie curde in Siria sollecita il dialogo con Damasco

https://www.almasdarnews.com/article/sdf-calls-on-syrian-government-to-negotiate-with-them/

Le polemiche per l’accoglienza riservata a Erdogan a Roma e in Vaticano

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/05/erdogan-a-roma-udienza-blindata-in-vaticano-con-papa-francesco-scontri-curdi-polizia-a-castel-s-angelo-un-ferito/4137803/
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