“Tu mi hai generato due volte”

Agostino alla madre Monica

   Monica ha un desiderio grande: vedere cristiano quel figlio, che vaga con il cuore e cerca con la mente. E chi ha un desiderio grande non si arresta di fronte e niente. Ma, prima che per il figlio, Monica ha il suo progetto di fede ben chiaro, che la guida, per esempio, nel matrimonio.

   Sposa

   Il marito Patrizio, non  ancora cristiano, è buono ed affettuoso ma facile all’ira, autoritario e poco trattabile. “Mia madre aveva imparato a non resistergli nei momenti di collera. Coglieva invece il momento adatto, quando lo vedeva ormai rabbonito e calmo”, per chiarire le cose.

   Pettegolezzi

   Le amiche si meravigliano di non vederle addosso segni di percosse, mentre loro con mariti meno irascibili ne hanno spesso. E si dilungano in deplorare e chiacchierare. “Essa deplorava invece la loro lingua, ammonendole”. A chi chiede spiegazione illustra il suo metodo, “e chi l’applicava, dopo l’esperienza gliene era grata”. Ma certo non è semplice tattica, ci vogliono motivazioni non da perbenismo o quieto vivere. Lei vuole che il marito diventi cristiano. E Patrizio morirà battezzato nel 369.

   La suocera stessa inizialmente ascolta le insinuazioni di ancelle maligne, ma è conquistata anche lei dal rispetto e dalla perseveranza di Monica nella pazienza e arriva a denunziare le serve maligne presso il figlio, che le punisce “con le verghe”. Lei promette “uguale ricompensa a qualunque altra le avesse parlato male della nuora per accaparrarsi il suo favore”.

   Conclude Agostino: “Le due donne vissero in una dolce amorevolezza degna di essere menzionata”.

   Le Confessioni

   Per conoscere questa donna bisogna seguirla nella storia con il figlio Agostino, primo dei suoi tre figli. Nelle “Confessioni” troviamo un vero e proprio monumento alla madre, ma non sono sdolcinature affettuose. È il libro nel quale il santo rilegge tutta la sua vita alla luce della provvidenza misericordiosa di Dio. Quanto alla madre le riconosce una fede vissuta, sempre in cammino. E tutto Agostino scrive raccontando a Dio: “Dio mio, misericordia mia”, e non finisce di ringraziarlo.

   Il retore insoddisfatto

   Alla nascita Agostino è stato iscritto tra i catecumeni perché possa prepararsi a ricevere consapevolmente il Battesimo. Da ragazzo e giovane è, a dir poco, molto vivace. Studia, ma coltiva la bella vita. A diciotto anni gli nasce un figlio da una ragazza cartaginese, Adeodato. Appena finiti gli studi si dedica all’insegnamento a Tagaste e a Cartagine. Segue i manichei ma non ne è convinto. Il Manicheismo ritiene l’esistenza di due principi egualmente divini, uno buono e uno cattivo, in continua opposizione. Il retore Agostino si scopre abilissimo nel vendere fumo ma è insoddisfatto. Cerca un ambiente più aperto. Decide di andare a Roma, ma senza la madre, anche se sa che “dal cuore sanguinante di mia madre ti si offriva per me notte e giorno il sacrificio delle sue lacrime”.

   Monica però lo segue fino al mare. Ma “la ingannai”. Le dice che non può lasciare solo un amico che attende di partire con lui al primo vento.

   “Però si rifiutò di tornare indietro senza di me, e faticai a persuaderla di passare la notte nell’interno di una chiesuola dedicata al beato Cipriano (il vescovo di Cartagine martirizzato nel 258) che sorgeva vicinissima alla nostra nave. Quella notte stessa io partii clandestinamente, mentre essa rimaneva a pregare e a piangere”. Agostino non si vergogna di parlare della “sua bramosia troppo carnale” di volerlo vicino. E ringrazia Dio che non ha accontentato la madre “nell’oggetto momentaneo della sua richiesta, ma badando a fare di me ciò che sempre Ti chiedeva di fare”. Di fatto quel viaggio lo avvicinerà all’obiettivo. Incontra degli amici venuti dall’Africa e il carissimo amico Alipio, anche lui di Tagaste, più giovane e suo alunno a Tagaste e poi a Cartagine, che lo incoraggia. A Roma capisce definitivamente l’inganno dei manichei.

   Il vescovo Ambrogio

   Agostino nel 384 riceve la cattedra di retorica a Milano. Sta scoprendo la filosofia, però ascoltando il vescovo Ambrogio intravede un altro orizzonte. Monica, che lo raggiunge l’anno dopo, lo incoraggia e favorisce colloqui con Ambrogio, del quale ha una grande venerazione. Ambrogio da parte sua, incontrando Agostino non si trattiene dal “felicitarsi con me, che avevo una tal madre. Ignorava quale figlio aveva lei”.

   In quegli anni (370-387) il vescovo Ambrogio è perseguitato da parte di Giustina, moglie dell’imperatore Valentiniano I. I cristiani pregano. Agostino testimonia: “Vigilava la folla dei fedeli ogni notte in chiesa, pronta a morire con il suo vescovo, il tuo servo. Là mia madre, ancella tua, che per il suo zelo era in prima fila nelle veglie, viveva di preghiere”.

   Laboratorio spirituale

   Dall’autunno di quell’anno alla primavera del seguente, Agostino, che ha deciso di lasciare i Manichei, vive un periodo di pace a Cassiciaco nella campagna di un amico. Si può dedicare serenamente a ragionamenti di filosofia e cose spirituali con amici, parenti “e la madre stretta al nostro fianco, muliebre nell’aspetto, virile nella fede, vegliarda nella pacatezza, materna nell’amore, cristiana nella pietà”.

   Monica partecipa alle discussioni con vera sapienza, tanto che Agostino ne riporterà nei suoi scritti molte parole e pensieri sapienti. Ed è un tempo in cui non è permesso alle donne di interloquire in discorsi di uomini, e neanche seguire studi. Monica però, nata da famiglia profondamente cristiana, ha potuto studiare e ne ha approfittato per leggere la Sacra Scrittura e meditarla.

   Il suo desiderio è sempre quello: “Credo in Cristo che prima di migrare da questo mondo ti avrò veduto cattolico convinto”.

   C’è anche Adeodato: “Tu bene l’avevi fatto. Era appena quindicenne, e superava per intelligenza molti importanti e dotti personaggi”.

   Matrimonio?

   Intanto Agostino è sollecitato a un matrimonio in coerenza con il battesimo che sta per ricevere. La madre lo incoraggia. “Su mia richiesta e per sua stessa inclinazione ti supplicava quotidianamente con l’ardente grido del cuore perché tu le facessi in sogno qualche rivelazione sul mio futuro matrimonio, ma non volesti mai esaudirla”.

   La madre di Adeodato per la legge romana, essendo di classe inferiore, è una concubina. “Essa partì per l’Africa, facendoti voto di non conoscere nessun altro uomo e lasciando con me il figlio naturale avuto da lei”.

   Agostino provvederà a lei e al figlio, che resta con lui. Ma quanto al matrimonio pare che Dio abbia un progetto diverso.

   Agostino e l’amico Alipio

   arrivati alla fede, pensano di dedicarsi a Dio in una vita da monaci. Quando lo dicono alla madre, essa “ne gioisce … esulta e trionfa … e mutasti il suo duolo in gaudio molto più abbondante dei suoi desideri”.

   Il sabato santo del 386, Agostino, il figlio Adeodato e l’amico Alipio ricevono il battesimo dal vescovo Ambrogio.

   A Ostia

   Anno 387. Stanno rientrando in Africa. A Ostia prevedono un po’ di riposo prima di imbarcarsi. Ma Monica si ammala, forse di malaria.

   “Dimentichi delle cose passate e protesi verso quelle che stanno innanzi” vivono giorni di sofferenza ma anche di consolazione. Vicina al passaggio Monica dice: “Figlio mio, per quanto mi riguarda, questa vita ormai non ha più nessuna attrattiva per me. Cosa faccio ancora qui e perché sono qui, lo ignoro. Le mie speranze sulla terra sono ormai esaurite. Una sola cosa c’era, che mi faceva desiderare di rimanere quaggiù ancora per un poco: il vederti cristiano cattolico prima di morire. Il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente”.    “Cosa le risposi, non ricordo bene”, ma lei si aggrava.

   Un giorno riprendendosi da un mancamento domanda: “Dov’ero?… Seppellirete qui vostra madre”. Il fratello di Agostino, Navigio, mormora “esprimendo l’augurio che la morte non la cogliesse in terra straniera, ma in patria”. Lei guarda Agostino:“Vedi cosa dice?”, e subito dopo:“Seppellite questo corpo dove che sia, senza darvene pena. Di una sola cosa vi prego: ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all’altare del Signore”.

   Il giovane Adeodato scoppia in singhiozzi. A fatica riescono a calmarlo.

   “Nel cinquantaseiesimo anno della sua vita, trentatreesimo della mia, quell’anima credente e pia fu liberata dal corpo”.

   Monica è lontana

   dal nostro tempo, ma attualissima in due compiti oggi tutt’altro che incoraggiati: moglie e madre. Anche lei non li ha vissuti comodamente né senza avversità. Ma “quella tua serva, che mi partorì con la carne a questa vita temporale e col cuore alla vita eterna” è madre due volte.

AR,agosto 2019

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