di Guido Verna

Estella San Pedro

 

Conoscevo poco o niente di Estella. La stella, la Toledo del Nord, la città dei miracoli [1], della quale Aimery Picaud diceva «che offre ottimo pane, vino eccellente, carni e pesci ed è piena di ogni ricchezza» [2]: come si fa a non arrivarci sereni e curiosi? Come si fa – anche vista l’ora che illanguidisce verso la merenda – a non aver voglia di colmare ogni lacuna?

 

 

 

Palacio del los Reyes de Navarra

 

 

 

Parcheggiamo in una piazzetta a ridosso del Palacio de los Reyes de Navarra e della chiesa di S.Pedro de la Rua.

 

 

San Pedro de la Rua

C’è ancora il cimitero? C’è ancora la tomba del miracolo?

«Un vecchio pellegrino che viaggiava solo chiedendo l’elemosina dovuta al Cristo, ed al quale fu rifiutata anche una pietra su cui posare la testa, vi morì sfinito. Nel cimitero di San Pedro de la Rua ci si accorse che dalla sua tomba irradiava una straordinaria luminosità; venne dissotterrato e si scoprì che portava su di sé una reliquia di Sant’Andrea, uno dei primi apostoli scelti dal Cristo insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni; si trattava, narra don de Lojendio nella sua Navarra romanica, del vescovo di Patrasso in persona che effettuava incognito il pellegrinaggio di Santiago proponendosi di affidargli il suo tesoro. Estella conservò la reliquia e si pose sotto la protezione di Sant’Andrea» [3].

Crescono ancora i rabarbari?

«[…] la leggenda del pellegrino malato, che fu abbandonato nel chiostro di San Pedro dai cattivi compagni, che lo derubarono di tutto, compreso il bastone. Ma il misero pregò talmente l’apostolo che il santo lo guarì e fece nascere e crescere rapidissimamente una pianta da un seme di rabarbaro, da cui egli trasse un nuovo bordone» [4].

Vorremmo entrare a trovar risposte ma è tutto chiuso.

 

L’Encierro

C’è qualcosa di eccitato nell’aria che, via via, cominciamo a percepire anche noi e che lentamente ma inesorabilmente ci distoglie dagli interessi che ci hanno portato qui e ci spinge a riporre le nostre guide. C’è un gruppo di persone, in un angolo della piazzetta, giovani e meno giovani, con magliette e calzoni bianchi e rossi, affaccendati nella preparazione di uno striscione; vorremmo chiedere qualche informazione a qualcuno, ma siamo raffrenati e un po’ ammirati dai loro movimenti insieme così rapidi e coordinati. Sarà per una partita di calcio? Andiamo verso il centro. Tutti sembrano aver fretta; i negozi, malgrado l’ora – è ancora pomeriggio pieno –, stanno chiudendo. E tutti hanno qualcosa di bianco e rosso, chi un fazzoletto, chi una gonna e una cinta, chi un cappello. Ma questa signora, distinta e di mezza età, con la camicetta bianca e la cinta rossa, non ha l’aspetto di una aficionada di calcio, ha la faccia di una tranquilla madre di famiglia. Sarà allora la festa del patrono? Ma sant’Andrea viene di novembre! Coraggio: chiediamo, interrompendo il passo rapido della signora, che ci risponde, sorridendo alla nostra ignoranza: ma è l’encierro, señor! Ah, l’encierro!

 

L’Encierro

Ma noi credevamo che solo a Pamplona, a San Firmino… Ma anche qui è Navarra, anche questa è terra di Sancho el Mayor…  Andiamo avanti nel corso, tra gente che corre e negozi che chiudono, in un vociare che cresce, tra nonni e nipoti, fidanzatini e coppie attempate, magri e grassoni, belli e brutti: è un popolo, vestito di bianco e di rosso, che va all’encierro! In piazza preparano le transenne. Che si fa, aspettiamo? No, non aspettiamo: il cammino, almeno il nostro, ha tempi rigorosi! Ma quando saliamo in macchina per andar via, ci rendiamo conto che, forse, in fondo in fondo, il rigore del tempo è solo un alibi. Diciamo la verità: abbiamo avuto un po’ di paura… Hemingway, per noi, è destinato ancora a restare solo letteratura.

 

Dovrò, prima o poi, tornare ad Estella. Sono costretto: non ho colmato lacune ed ho aumentato la curiosità; in più comincio ad avvertire qualche rimorso. Ma sono sicuro che la prossima volta – senza l’encierro e se avrò la pazienza di aspettare la notte e un piccolo e cercato contributo della Provvidenza – anche occhi miopi come i miei riusciranno a vedere la sue luci: prima la pioggia di stelle che fece luce sulla Madonna nera di Puy [5], e poi il chiarore della tomba del pellegrino mendicante.

Partiamo pensando alle nostre malattie e alla nostra fede; le malattie interiori le abbiamo – e forse nemmeno piccole – ma la nostra fede, ahimè, non è sufficiente a far crescere semi: il rabarbaro per noi è ancora soltanto una pianta amara, al massimo un digestivo. Ma partiamo pure – ne sono certo – se non scusati, almeno benedetti dal Vescovo di Patrasso, da sant’Andrea e da re Alfonso di Castiglia finalmente vestito di bianco.

 

Guido Verna

1996

 

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[1] Oltre a quelli appresso descritti, non si può non ricordare anche «il miracolo che Pietro il Venerabile ha affidato alla sua raccolta». A Pietro Egelbert — borghese di Estella e monaco cluniacense a tarda età — appare, «seduto in un angolo del focolare», il suo domestico Sancio, morto da qualche tempo e che  aveva combattuto con l’esercito di re Alfonso I di Aragona. Chiede intercessione e «come benefici spirituali […] domanda soltanto che la moglie del suo padrone distribuisca ai poveri i consueti soldi di salario che ancora gli deve». E quando Pietro vuol sapere qualcosa della sorte ultraterrena di re Alfonso VI di Castiglia, appena morto, «fu un’altra voce d’oltretomba a profferire questa sbalorditiva risposta: “Io so dove è stato, ma ignoro dove adesso si trovi. Per un certo periodo è stato tormentato in mezzo ai peccatori ed ha subito pene tremende; ma ne è stato poi liberato grazie ai monaci di Cluny”». Il miracolo è descritto doviziosamente in R. Oursel, op.cit., pp. 142–144 (da cui sono tratti tutti i corsivi della nota) sulla base di questa motivazione: «Questa storia straordinaria va assolutamente narrata in quanto rivela molte cose della mentalità romanica, dal modo in cui essa concepiva l’intercessione a favore dei defunti, della sua indipendenza nei confronti delle potenze temporali (si potrebbe già pensare a Bossuet: “Dio solo è grande, fratelli miei!”)».

[2] AA.VV., Compostella etc., op.cit., p.39

[3] R.Oursel, op.cit., p.144.

[4] E.Manzoni di Chiosca, op.cit.,  p.76.

[5] Cfr. Ibid., p.76: «Interessante l’origine del nome [di Estella]: nel 1085, una pioggia di stelle fece scoprire ai pastori la statua della Madonna di Puy (Madonna nera del pellegrinaggio jacopeo)».

 

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