di Guido Verna

 

(da 1di2)

 

  1. Le conclusioni della splendida autodifesa di don Juozas:le due possibilità di essere sacerdote

Le conclusioni del reverendo Juozas Zdebskis sono così “belle”, così intense e così vere — e purtroppo ancora oggi così “comprensibili” e, in tanti casi, così “spendibili” per capire certi comportamenti — da rendere ingiusto qualsiasi riassunto.

«Ebbene, considerando umanamente gli eventi con una visuale molto ristretta, in simili casi si vorrebbe ripetere le parole di Gesù: “Padre, se è possibile, passi questo calice da me”. In realtà invece noi sacerdoti dovremmo ringraziarvi per questo ed altri simili processi. Ciò costringe la nostra coscienza a parlare, a non addormentarsi e a decidere. Voi ci ponete davanti a due possibilità.

La prima: scegliere la strada della cosiddetta “pacifica collaborazione con gli ateisti”, cercare di barcamenarci, tentare di servire due padroni, accondiscendere alle mire degli ateisti. Restare sacerdoti per conto proprio, ma innocui all’ateismo. Cacciare spontaneamente dalla chiesa la gioventù perché non partecipi alle funzioni e alle processioni, perché non serva la messa. Persino non chiedere che essa venga alla messa, dato che non é permesso… Nel preparare i bambini alla prima comunione accontentarsi soltanto che sappiano le preghiere senza che capiscano nulla del mistero della santa messa — l’essenza di tutta la vita cristiana — e senza riflettere a quale situazione ci sarà nel paese fra 10 o 20 anni!

Ciò significherebbe non adempiere ai propri doveri di sacerdote; vorrebbe dire entrare in conflitto con la propria coscienza, occuparsi soltanto del menu per il pranzo, cercando di scordare che ai bambini si continuerà ugualmente a parlare di Dio ma di un dio che in realtà non esiste. Io stesso non credo nel dio che continuano a presentare, nella situazione in cui ci troviamo, la vostra stampa e la radio.       

Voi mi avete fatto vedere dietro le sbarre migliaia di giovani. Nessuno di loro conosce quel Dio che si deve amare e che ci ama. Nessuno ha parlato loro di un tale Dio. Nessuno ha insegnato loro a cercare la felicità, facendo del bene ad ogni uomo, anche al nemico. Lo so bene che se noi sacerdoti non  parleremo di questo ai giovani saranno le pietre a gridarlo! E Dio ci chiederà conto del loro destino!

Ecco che cosa significa, nel nostro ambiente, la “pacifica collaborazione con l’ateismo”; una cosa che i credenti all’estero non riescono a comprendere.

E di questo non sono forse responsabili gli ateisti?

La seconda possibilità: essere sacerdoti secondo il volere di Cristo decisi a compiere i doveri richiesti da Cristo e dai canoni della Chiesa, e con ciò accettare tutto quello che la Provvidenza può riservarci. In questo caso, optare per le finestre con le grate, come mi disse il giudice istruttore: “Non hai voluto mangiare le anatre arrosto, ora proverai il pane del carcere!”.

Ma se non fosse oggi il tribunale, sarebbe la nazione domani a giudicare noi preti!

Alla fine verrà l’ora della giustizia divina. Il Signore aiuti noi preti ad avere paura di questa più che dei vostri tribunali!

So bene che [la nostra patria] […] scomparirà se i suoi figli non saranno in grado di ascoltare i genitori… Di questo ho parlato loro; ho detto che questo è il volere di Dio.

Ma se tutto ciò, secondo la vostra coscienza, costituisce un crimine, consideratemi pure un fanatico e giudicatemi. Ma nello stesso tempo giudicherete anche voi stessi!

Non mi rimane altro che ripetere le parole degli apostoli, già pronunciate davanti a questo tribunale: “Bisogna obbedire più a Dio che agli uomini”» [CCCL-1, pp.37-40].

 

  1. Intanto, in Italia…

L’anno di pena da scontare in una colonia di lavori correzionali a regime normale cui fu condannato Don Juozas cominciò a decorrere, per decisione del tribunale, dal 26 agosto 1971, data del suo arresto.

Padre Arrupe

Il giorno dopo l’Unità, l’organo ufficiale del Partito comunista italiano, pubblicò un articolo firmato da Alberto Scandone, con un titolo a tre colonne Il viaggio di Arrupe [Pedro (1907-1991), all’epoca Superiore generale della Compagnia di Gesù] in Unione Sovietica. Si tratta di un articolo che permette di cogliere con immediatezza il clima dell’epoca. Nell’occhiello («Precedenti e significato di un’iniziativa al centro dell’attenzione internazionale») e nel catenaccio («II ruolo dell’attuale «generale» dei gesuiti nel gruppo dirigente del cattolicesimo mondiale – II “papa nero” e un fautore del dialogo con i paesi socialisti – Dalla rottura del 1922 tra Vaticano e URSS alla svolta giovannea») sono molto ben condensati il suo contenuto e il suo senso. Il giornalista lega la visita di Padre Arrupe al pregresso in tal modo: «[…] arriva a pochi mesi di distanza dal viaggio prevalentemente diplomatico politico del “ministro degli esteri” di Paolo VI Mons. Agostino Casaroli che si era recato nella capitale sovietica per firmare il trattato anti H e per suggellare così la crescita che in questi anni  ha fatto il dialogo tra URSS e Vaticano attorno ai grandi problemi della pace mondiale» [AS].

Ecco: si trattava di una crescita di cui ancora nulla si percepiva in Lituania. Nella patria del reverendo Juozas Zdebskis  la collaborazione pacifica con l’ateismo continuava ad essere duramente impraticata. E sarebbe rimasta così ancora per molto tempo…

Prigione-di-Pravieniskiai

 

  1. Le sofferenze di Don Juozas e l’ “incidente” stradale della sua morte

Don Juozas fu mandato a scontare la sua pena nel “campo” di Pravieniškiai dove riuscì a conquistare a suo modo un’altra “medaglia”, quando cioè il direttore — per negargli qualsiasi piccolo sconto di pena che gli poteva spettare per il suo buon comportamento —, addusse la seguente motivazione: «è incorreggibile» [p.99].

In realtà, uno sconto lo ebbe ma di un solo giorno: uscì dal “campo”, infatti, il 26 luglio 72, ventiquattrore prima del previsto, ma solo per il timore di una «”dimostrazione politica”» [p.185].

Il 26 gennaio dell’anno successivo — dopo aver “verificato” coattivamente le sue condizioni di salute presso il policlinico — gli fu ingiunto di  «[…] trovarsi un lavoro qualsiasi che non fosse quello sacerdotale, altrimenti gliene sarebbe stato assegnato uno a discrezione della milizia» [p.224]. Aveva solo 15 giorni di tempo: in compenso, godeva di buona salute… Gli fu concesso di compiere il proprio dovere sacerdotale soltanto in “esilio” canonico, cioè in una diocesi diversa dalla sua di Vilkaviškis: il governo gli “assegnò” quella di Telšiai.

La persecuzione psicologica proseguì l’anno successivo, il giorno delle Ceneri del 1974, quando a Vilnius — nella sede del Comitato per la Sicurezza dove era stato convocato —, fu sottoposto ad un lungo interrogatorio per verificare la veridicità delle “informazioni” del KGB secondo cui «[…] egli sarebbe il “generale”, cioè colui che dirigerebbe tutta l’attività antisovietica in Lituania» [p.386].

In quello stesso anno, tale persecuzione trovò il modo di proseguire, sviluppandosi all’interno del famoso processo «[…] n. 345riguardante la riproduzione e la divulgazione di libri di preghiere, di letteratura religiosa nonché della LKB KRONIKA —» [CCCL-2, p.87], allorché il giudice negò l’autenticità della splendida autodifesa di don Juozas prima ricordata, sprezzandola «[…] come uno dei fatti prefabbricati che la LKB KRONIKA sarebbe solita pubblicare» [Ibid., p.120].

Il 14 gennaio 1975, don Juozas fu vittima di un attentato. Mentre di sera viaggiava «[…] tra Meteliai e Seirijai (prov. di Lazdijai), due macchine di agenti della Sicurezza tentarono di causare un incidente» [Ibid., p.216], che, fortunatamente, provocò solo danni all’auto che stava guidando.

 

La scrivania

Ma Don Juozas restava “incorreggibile”. L’incidente “provocato” non bastò a tacitarlo. Reagì con grande coraggio. E circa un mese dopo l’ “avvertimento”, il 25 febbraio 1975, con un esposto trasmesso al Tribunale supremo confermò la veridicità della sua autodifesa così come riportata dalla Cronaca, facendo notare come le non corrispondenze tra lo scritto e la registrazione della sua deposizione erano da attribuirsi soltanto alle continue interruzioni del giudice, che arrivò infine a togliergli la parola. [cfr. Ibid., pp.201-202].

 

 

Paramenti sacri

 

Continuò a svolgere la sua funzione di sacerdote così intensamente che il KGB ritenne di doverlo “avvertire” ancora. Il 3 ottobre 1980, mentre portava la comunione agli anziani e agli ammalati delle campagne per il primo venerdì del mese, gli agenti della sicurezza spruzzarono i sedili con una micidiale sostanza chimica che gli provocò ustioni e ferite terribili.

 

 

Il suo coraggio rimase indomito e la sua volontà indomata. Finché la Cronaca n.70 dell’aprile 1986 — dopo i ringraziamenti al beato Giovanni Paolo II per l’“affetto” che mostrava verso la Lituania — si aprì seccamente con questa notizia: «Il 5 febbraio 1986, il parroco della parrocchia di Rudamina, uno dei fondatori del CaCDBR (cattolico Comitato per la Difesa dei Diritti dei credenti), Padre Juozas Zdebskis, è stato ucciso in un incidente automobilistico» [Link-1].

Aveva 57 anni. Fu pianto da tutta la Lituania.

La sua tomba

Il camion del latte con cui la sua auto si scontrò proveniva quasi certamente dalla consueta e famigerata centrale: il KGB.

 

don Juozas Zdebskis secondo da dx

7. Come don Juozas, tanti altri

Aggiungo, in conclusione, che don Juozas non fu un caso isolato, ma, al contrario, può assumersi come un prototipo rappresentativo dei tanti altri sacerdoti che purtroppo subirono lo stesso suo trattamento, per fortuna quasi sempre senza lo spietato esito finale. Come, per esempio Don Prosperas Bubnys (1918-2012), condannato il 12 novembre 1971 a un anno di “campo” a regime duro per aver cercato di verificare la preparazione catechistica dei bambini da cresimare [cfr. p.41]. O come Padre Antanas Seškevičius (1914-2002), anche lui condannato il 9 settembre 1970 a un anno di “campo” a regime duro, per l’istruzione religiosa dei bambini [cfr. p.50]. O come padre Leonas Šapoka (1909-1980), pesantemente torturato e morto nel 1980 [cfr. GPB]. O come padre Bronius Laurinavicius (1913-1981), deceduto un anno dopo in un incidente stradale come quello di don Juozas.

(fine)

 

Guido Verna

19 dicembre 2012

 

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[CCCL-1] Cronaca della Chiesa Cattolica in Lituania, fascic. 1-10, La Casa di Matriona, Milano 1976

(Tutte le citazioni indicate con il solo numero di pagina, sono tratte da questa fonte).

[CCCL-2]  Cronaca della Chiesa Cattolica in Lituania, fascic. 11-20, La Casa di Matriona, Milano 1979.

[AS] Alberto Scandone, II viaggio di Arrupe in Unione Sovietica, L’Unità, 27 agosto 1971, p.6]

[Link-1] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&tl=it&u=http%3A%2F%2Fwww.lkbkronika.lt%2Fen%2Findex.php%3Foption%3Dcom_content%26view%3Darticle%26id%3D517%26Itemid%3D408

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