Bruno Barberis

 

 

 

1. Introduzione

18 aprile 1998: si apre una nuova ostensione della Sindone che avrà la durata di 58 giorni, la più lun-

ga che la storia ricordi. La scelta del 1998 come anno per l’ultima ostensione del secondo millennio è dovuta all’intenzione di celebrare solennemente il centenario della prima fotografia della Sindone, scattata il 28 maggio 1898 dall’avv. Secondo Pia. L’importanza di tale avvenimento va ben al di là del suo significato storico poiché la fotografia rivelò particolari e caratteristiche dell’immagine altrimenti non visibili, legati essenzialmente al fatto che la Sindone appare in realtà come un negativo fotografico.

Questa data costituisce senza alcun dubbio una pietra miliare nella storia della Sindone poiché è a

partire da essa che ha inizio un periodo del tutto nuovo e ricco di fascino: quello della “storia scientifica” della Sindone. La scoperta della “negatività” e il grande vantaggio di avere a disposizione delle fotografie sulle quali studiare nei minimi dettagli l’immagine costituiscono un potente strumento di diffusione e consentono agli studiosi di iniziare seri e approfonditi studi sulle caratteristiche e sulla natura delle impronte. L’ostensione del 1998 celebra pertanto cento anni di studi e ricerche scientifiche sulla Sindone, cento anni di una singolare sfida che la Sindone ha lanciato alla scienza, sfida che continua tutt’oggi e che ha contribuito notevolmente a rendere la Sindone nota in tutto il mondo a centinaia di milioni di persone.

 

2. Il concetto di “autenticità” della Sindone

Ovviamente il primo affascinante problema che all’inizio del ventesimo secolo gli studiosi si sono trovati a dover affrontare è stato quello dell’autenticità della Sindone, problema inteso però per la prima volta in modo del tutto nuovo perché totalmente nuove erano le modalità di studio del lenzuolo e dell’immagine su di esso impressa. Grazie alla fotografia era ora possibile studiarla con continuità e in modo diretto, dettagliato e molto più agevole, coinvolgendo tutte le scienze positive che avrebbero potuto avere qualcosa da dire su di essa.

Sotto questo nuovo punto di vista quale significato si doveva dare al concetto di “autenticità della Sindone”? Si comprese ben presto che il concetto non è univoco e che può assumere almeno tre diversi significati.

  1. Innanzitutto “autenticità” può significare che l’immagine e le macchie che sono impresse sulla Sindone sono state prodotte, attraverso un procedimento naturale, dal cadavere di un essere umano e pertanto non sono dovute all’opera di un artista che le avrebbe ottenute utilizzando un’opportuna tecnica di riproduzione. A questo problema sono stati dedicati in questo secolo numerosissimi studi e ricerche nei campi più disparati che concordano nel ritenere la Sindone autentica. Ogni tanto compaiono (o riappaiono) proposte di ipotesi che sostengono la non autenticità della Sindone, descrivendo le modalità necessarie per realizzarla per mezzo di tecniche varie. Nessuna di tali ipotesi però non ha mai convinto dal punto di vista teorico e soprattutto non ha mai condotto a risultati sperimentali significativi e comparabili con le caratteristiche peculiari dell’immagine sindonica. Oggi si può pertanto ritenere che da questo punto di vista la Sindone sia autentica.
  2. Poiché la tradizione da sempre ha identificato la Sindone con il lenzuolo funebre di Gesù di Nazaret, cioè di quel personaggio sicuramente storico di cui parlano una serie di testi storici tra i quali assumono particolare importanza i quattro vangeli canonici, “autenticità” può voler dire che il lenzuolo risale ad un’epoca non posteriore a quella in cui è vissuto Gesù. In questo secolo il problema è stato affrontato in modo più o meno diretto da numerose ricerche che hanno sempre ritenuto l’antichità della Sindone compatibile con quella di Gesù. Solo nel 1988 si è potuto effettuare un esame diretto: la datazione del tessuto sindonico con il metodo del radiocarbonio. I tre laboratori incaricati dell’esame hanno assegnato al tessuto sindonico un’età compresa tra il 1260 e il 1390 d.C. e pertanto hanno dato un giudizio di non autenticità della Sindone. Il dibattito scientifico che è seguito alla comunicazione di questi risultati sperimentali (si veda l’articolo di P.Savarino in questo stesso volume) ha sollevato numerosi e fondati dubbi sull’attendibilità di tutta l’operazione di datazione ed in particolare sull’attendibilità dei risultati ottenuti utilizzando il metodo del radiocarbonio su un oggetto così particolare come la Sindone che può aver subito importanti modificazioni e contaminazioni chimico-biologiche durante la sua travagliata esistenza. Si può pertanto concludere che  per quanto riguarda l’autenticità intesa come “antichità comparabile con quella di Gesù di Nazaret” il problema non è affatto risolto e necessita di ulteriori studi ed approfondimenti sia teorici che sperimentali.
  3. Infine dire che la Sindone è “autentica” può voler dire che essa è realmente il lenzuolo funebre di Gesù e che pertanto l’uomo della Sindone e Gesù di Nazaret sono la stessa persona. Questo problema è ancora più complesso poiché anche a un osservatore poco esperto appare subito evidente quanto sia arduo identificare l’uomo che ha lasciato la sua immagine impressa sulla Sindone. Anche questo problema è stato affrontato per la prima volta in modo serio e obiettivo solo in questo secolo poiché nei secoli precedenti quasi mai si era dubitato del fatto che la Sindone raffigurasse l’impronta lasciata da Gesù di Nazaret. E’ a questa affascinante ricerca che intendo dedicare la restante parte di questo articolo.

 

3.La ricerca sull’identificazione dell’uomo della Sindone

Il primo che affrontò questo problema fu l’eminente biologo e zoologo francese Yves Delage, membro dell’Accademia delle Scienze di Parigi e professore alla Sorbona, che negli anni immediatamente successivi alla fotografia di Pia, unitamente a due suoi collaboratori Paul Vignon e René Colson, si dedicò ad uno studio dettagliato della Sindone. Dichiaratamente agnostico ma fermamente fedele al vero spirito scientifico che ricerca sempre e ad ogni costo la verità, giunse a risultati che gli permisero di affermare l’autenticità della Sindone. Tali risultati furono oggetto di un vivace dibattito tenutosi il 21 aprile 1902 all’Accademia delle Scienze di Parigi, al quale fa riferimento lo stesso Delage in una lettera inviata un mese dopo al direttore di una famosa rivista e ivi pubblicata.1 In tale lettera è riportato, tra gli altri,  il risultato della ricerca da lui fatta sull’identificazione dell’uomo della Sindone.

Nel 1972 l’ingegnere francese Paul de Gail riprese e perfezionò le considerazioni svolte settant’anni prima da Yves Delage2 e poco più di vent’anni fa Tino Zeuli, professore di meccanica razionale all’Università di Torino, commentò ampiamente, sulla rivista “Sindon”, le ricerche dei due ricercatori francesi3.

I suddetti studiosi, dovendo necessariamente partire da un’ipotesi di lavoro, ridussero il problema

dell’identificazione dell’uomo della Sindone ad un problema più semplice, ovvero quello di verificare scientificamente e quantitativamente se e quanto è attendibile l’identificazione, che la tradizione ha da sempre compiuto, tra Gesù di Nazaret e l’uomo della Sindone. Ovviamente tale verifica ha valore solo se si basa esclusivamente su considerazioni oggettive, del tutto scevre da ogni ipotesi aprioristica.

Questa ricerca necessita oggi di un’attenta revisione e di alcune precisazioni ed approfondimenti che ne sottolineino le caratteristiche, ribadendone l’importanza e l’attualità.

 

4. Il concetto di probabilità

Al fine di rendere più chiare le considerazioni che seguiranno, ritengo opportuno premettere alcuni semplici ma basilari concetti.

Oggi la parola “probabilità” è ormai entrata nell’uso comune anche se non sempre viene usata a proposito. In termini strettamente scientifici l’uso del calcolo delle probabilità si riferisce, in particolare nell’ambito delle cosiddette scienze applicate, al problema di valutare quantitativamente, e non solo qualitativamente, quanto è attendibile una teoria, una serie di congetture, l’accadere di un dato evento, ecc. La risposta a problemi di questo tipo non è mai “è vero” o “è falso”, ma viene sempre data con un numero che ne stabilisce il grado di probabilità.

La probabilità di un dato evento viene espressa da un numero compreso fra 0 e 1, dove la probabilità

0 esprime l’impossibilità e la probabilità 1 la certezza. Pertanto tanto più un evento ha un valore di probabilità prossimo ad 1, tanto più l’evento è probabile; tanto più questo valore e prossimo a 0, tanto più l’evento è improbabile. Ad esempio, se gettiamo in aria una moneta abbiamo una probabilità su due che si ottenga “croce”: in questo caso si dice che la probabilità è di 1 su 2 ed è espressa dal numero 1/2, ovvero dal rapporto fra il numero di casi favorevoli e il numero di casi possibili. Se gettiamo invece un dado abbiamo una probabilità su sei che si ottenga la faccia “3”; in questo caso si dice che la probabilità è di 1 su 6 ed è espressa dal numero 1/6.

Se gettiamo contemporaneamente moneta e dado la probabilità che si ottengano simultaneamente “croce” e “3”, è 1/2 di 1/6 cioè 1/2 x 1/6 e quindi 1/12. E’ importante sottolineare che la probabilità che due eventi avvengano simultaneamente è data, come in questo caso, dal prodotto delle singole probabilità solo quando i due eventi sono indipendenti, ovvero non si influenzano reciprocamente.

Infine se, ad esempio, nel lancio di un dado vogliamo prevedere quante volte uscirà la faccia “3” su 300 lanci, è sufficiente moltiplicare la probabilità che esca la faccia “3” per il numero dei lanci. Otteniamo così 1/6 x 300 = 50. Questo numero viene detto valore di massima probabilità e rappresenta il numero di volte che su 300 lanci esca la faccia “3” che ha la maggiore probabilità di avverarsi.

 

5. Il calcolo della probabilità applicato al problema dell’identificazione dell’uomo della Sindone

I concetti sopra richiamati possono essere assai opportunamente applicati alla Sindone allo scopo di affrontare in modo scientificamente corretto il problema dell’identificazione tra l’uomo della Sindone e Gesù di Nazaret.  In base a quanto detto sopra, una risposta corretta può essere data solo attraverso un numero che esprima la probabilità di questo evento.

Si tratta pertanto di prendere in esame le più significative caratteristiche comuni all’uomo della Sindone e a Gesù – facendo attenzione che siano tra loro indipendenti – e di valutarne le relative probabilità; ogni valore di probabilità, analogamente agli esempi fatti sopra, è dato dal rapporto fra il numero che rappresenta la stima più probabile dei casi favorevoli (cioè dei crocifissi che possono aver posseduto quella caratteristica) ed il numero totale dei casi possibili (nel nostro caso tutti coloro che hanno subito il supplizio della crocifissione).

Prendiamo ora in esame sette caratteristiche particolarmente significative dell’uomo della Sindone, dedotte dall’esame dell’immagine impressa sul lenzuolo, e contemporaneamente presenti nelle narrazioni evangeliche della passione e morte di Gesù di Nazaret e studiamole attentamente.

 

a)L’avvolgimento del cadavere in un lenzuolo

L’uomo della Sindone dopo la morte è stato avvolto in un lenzuolo. Questo è un fatto molto raro nei tempi antichi. Nella maggior parte dei casi i cadaveri dei crocifissi venivano abbandonati sulla croce stessa agli animali selvatici o al più sepolti in fosse comuni, tenendo anche presente il fatto che la storia ci tramanda soprattutto esempi di crocifissioni di massa.4 Pertanto si può ragionevolmente pensare che al più un crocifisso su cento abbia avuto una regolare sepoltura e quindi possiamo attribuire a questo evento la probabilità di 1/100.

Anche Gesù dopo la crocifissione è stato avvolto in un lenzuolo (acquistato da Giuseppe di Arimatea, un ricco membro del Sinedrio) e successivamente deposto in un sepolcro scavato nella roccia.5

 

b)Le ferite al capo

Sul capo dell’uomo della Sindone appaiono ferite prodotte da un casco di spine. Questo fatto è veramente eccezionale e non si hanno documenti che riportino una tale usanza né presso i romani né presso altri popoli. Pertanto la probabilità di questo evento è bassissima; limitiamoci però alla probabilità di 1/5000.

Anche Gesù, prima di essere crocifisso, è stato incoronato per dileggio con una corona di spine.6

 

c)Il trasporto della croce

L’uomo della Sindone ha trasportato sulle spalle un oggetto pesante che ha provocato due larghe escoriazioni e che non può essere altro che la croce a cui è stato inchiodato, anzi, più esattamente, il solo braccio orizzontale (detto “patibulum”) come era uso fare presso i romani. Il trasporto del “patibulum” da parte del condannato non avveniva certamente in tutte le crocifissioni in quanto, soprattutto in quelle di massa, si usava spesso crocifiggere ad alberi o a croci occasionali. Si può pertanto assegnare a questo evento la probabilità di 1/2.

Anche Gesù durante la salita al Calvario ha trasportato la croce alla quale fu crocifisso.7

 

d)La crocifissione con chiodi

L’uomo della Sindone è stato fissato alla croce con chiodi. Questo fatto sembra fosse riservato a crocifissioni ufficiali o per lo meno a crocifissioni effettuate utilizzando il “patibulum” e lo “stipes” (cioè il braccio verticale sul quale veniva fissato il “patibulum”). Sembra molto logico pensare che nelle crocifissioni di massa e in quelle effettuate utilizzando alberi o croci di fortuna i condannati avessero le mani e i piedi legati con funi (modalità altrettanto documentata di quella dei chiodi).8 Possiamo quindi attribuire a questo evento la probabilità di 1/2.

Anche Gesù fu fissato alla croce con chiodi sia nelle mani che nei piedi.9

 

e)La ferita al costato

L’uomo della Sindone presenta una ferita da arma da taglio al costato destro inferta a morte già avvenuta, mentre non presenta fratture alle gambe. E’ un fatto piuttosto raro, mentre assai più comune era l’usanza di spezzare le gambe ai crocifissi per accelerarne la morte (il cosiddetto “crurifragium”) quando per qualche motivo bisognava anticipare la conclusione dell’esecuzione.10 Possiamo quindi attribuire a questo evento la probabilità di 1/10.

Anche Gesù è stato colpito al costato con una lancia a morte avvenuta, ma non gli furono spezzate le gambe.11

 

f) La sepoltura frettolosa e provvisoria

L’uomo della Sindone è stato avvolto nel lenzuolo appena deposto dalla croce, senza che venisse effettuata alcuna operazione di lavaggio e unzione del cadavere. Questo fatto non corrisponde agli usi dell’epoca che prevedevano per una regolare sepoltura la lavatura, l’unzione con aromi e la vestizione del cadavere.12 Evidentemente si tratta di un caso eccezionale per il quale sono intervenuti alcuni fattori esterni che hanno condotto ad una sepoltura frettolosa, forse momentanea in attesa della sepoltura definitiva. Alcuni aromi, come aloe e mirra, sono stati però posti sul lenzuolo, come è stato dimostrato dal ritrovamento sulla Sindone di tali sostanze.13 La rarità di questo evento conduce ragionevolmente ad attribuirgli la probabilità di 1/20.

Anche Gesù è stato avvolto in un lenzuolo e posto in un sepolcro subito dopo la deposizione dalla croce, a causa della necessità di compiere tale operazione prima del sopraggiungere della sera quando sarebbe iniziata la Pasqua ebraica durante la quale nessun lavoro manuale poteva essere eseguito. La misura di mirra e aloe portata da Nicodemo aveva unicamente una funzione antisettica e antiputrefattiva. La sepoltura definitiva avrebbe dovuto essere eseguita dalle donne due giorni dopo.14

 

g)La breve permanenza del cadavere nel lenzuolo dopo la sepoltura

L’uomo della Sindone è rimasto nel lenzuolo per poco tempo. Infatti affinché l’immagine che noi vediamo si sia prodotta è stato necessario che il cadavere sia stato dentro il lenzuolo almeno ventiquattro ore, mentre affinché tale immagine, una volta formatasi, non sia stata distrutta dal processo di decomposizione è necessario che il cadavere sia rimasto entro il lenzuolo non più di due o tre giorni.15 Tale fatto è veramente sorprendente poiché non sembra assolutamente ragionevole deporre un cadavere in un lenzuolo (cosa non comune a quei tempi) per poi entrare nel sepolcro e toglierglielo dopo così poco tempo. Possiamo pertanto attribuire a questo evento almeno la probabilità di 1/500.

Anche Gesù è stato avvolto in un lenzuolo subito dopo la deposizione dalla croce16 e, dopo un lasso di tempo non superiore a quaranta ore, nel sepolcro, custodito da guardie, fu ritrovato il solo lenzuolo mentre il cadavere non c’era più.17

 

6. La probabilità complessiva

Passiamo ora a valutare la probabilità che questi sette eventi si siano verificati contemporaneamente, ovvero che queste sette caratteristiche si trovino riunite contemporaneamente su uno stesso uomo che abbia subito il supplizio della crocifissione. Tenendo presente che questi sette eventi sono chiaramente indipendenti fra loro e in base a quanto osservato precedentemente, si ottiene che tale probabilità complessiva è data dal prodotto delle sette singole probabilità, ossia:

 

1           1         1      1       1        1        1                      1

—– x ——– x — x — x —- x —– x ——  = ———————–  .

100     5.000      2      2     10      20      500        200.000.000.000

 

 

Ciò significa che su 200 miliardi di eventuali crocifissi ve ne può essere stato uno solo che abbia posseduto le sette caratteristiche dell’uomo della Sindone che abbiamo preso in considerazione.

 

7. Il valore di massima probabilità

Per completare il ragionamento calcoliamo ora nel nostro caso il valore di massima probabilità. Per

fare ciò è necessario valutare il numero degli uomini che, dalla comparsa dell’uomo sulla Terra fino ad oggi, sono stati crocifissi. Effettuare una valutazione di questo genere non è affatto semplice, ma per il nostro scopo è sufficiente un calcolo approssimato per eccesso.

Il supplizio della crocifissione fu introdotto nella storia dai persiani verso il 500-600 a.C. Successivamente, dopo una lunga e complessa evoluzione, fu usata, in particolare, da Alessandro Magno, dai Cartaginesi e dai Romani, i quali per mezzo della crocifissione torturavano e uccidevano schiavi, briganti, disertori, ladri, ribelli sia in guerra che in tempo di pace. Solo rarissimamente furono condannati alla crocifissione cittadini romani e comunque una tale condanna fu sempre considerata una grave offesa al diritto. Il supplizio della crocifissione non fu invece usato dagli Assiri, dagli Egizi e dai Greci in patria. Dopo il 314 d.C. Costantino abolì ufficialmente la crocifissione.18 Alcuni autori19 sostengono che la prassi della crocifissione è documentata anche in epoche successive a Costantino, in particolare presso i Persiani nel VI-VII secolo. Concludendo, la crocifissione fu utilizzata nell’area del Mediterraneo e nel Medio Oriente per un periodo non superiore ad un millennio.

Gli esperti di statistica della popolazione valutano in circa 60 milioni il numero degli abitanti di tutto

l’Impero Romano nel suo periodo di maggior splendore, ovvero nei primissimi anni dell’era cristiana (esso si estendeva allora su una superficie di circa 3.300.000 km2).20 Con un calcolo per eccesso si può stimare allora che nel millennio che corrisponde all’uso del supplizio della crocifissione siano vissute nell’area del Mediterraneo e nel Medio Oriente al massimo due miliardi di persone. Infine potremmo stimare, con grande larghezza, che al massimo un abitante su cento abbia subito la crocifissione, ma aumentiamo pure tale numero a uno su dieci. Otteniamo così un numero di possibili uomini crocifissi che non supera di certo i duecento milioni.  Possiamo allora ottenere con una semplice moltiplicazione il valore di massima probabilità nel nostro caso:

 

1                                                 1

———————- x  200.000.000  =  ——– . 200.000.000.000                                1.000

 

 

Il valore di massima probabilità ottenuto è quindi notevolmente inferiore a uno. Ciò significa che il numero di uomini che in assoluto (cioè su tutti i crocifissi di ogni tempo) possono avere posseduto le stesse caratteristiche dell’uomo della Sindone che ha la maggiore probabilità di essere il numero vero non solo non è superiore a uno ma è notevolmente inferiore a uno. Ciò significa che l’uomo della Sindone non può che essere stato unico, ovvero che non può essere esistito “un altro uomo della Sindone”. Pertanto, poiché‚ anche nel caso di Gesù, come abbiamo visto, si sono verificate le sette caratteristiche qui prese in considerazione, possiamo concludere che è altissima la probabilità che l’uomo della Sindone sia Gesù di Nazaret.21

Yves Delage nell’articolo citato nella nota 1 commenta a questo proposito: “In ogni caso quelli che intendono attribuire l’immagine del lenzuolo ad un altro personaggio si trovano davanti alle nostre  identiche difficoltà; con la differenza che essi presentano un personaggio di pura invenzione, senza nulla che lo sostenga: né la storia, né la tradizione, né la leggenda. La loro ipotesi sarebbe più gratuita della nostra, perché non si poggia su nulla”. E più avanti aggiunge: “Riconosco volentieri che nessuno degli argomenti portati riveste il carattere della dimostrazione irrefutabile. […] Ma si dovrà convenire che, nel loro insieme, esse costituiscono un fascio imponente di probabilità, alcune delle quali sono abbastanza prossime ad essere delle prove, sostenute da esperimenti positivi e da una critica serrata; certo non è scientifico scrollare le spalle e dire, per esentarsi dal discutere, che si tratta di ipotesi gratuite: sono invece ipotesi corroborate, nella misura in cui potevano esserlo”.

 

  1. I calcoli di Yves Delage e di Paul de Gail

Yves Delage, nella ricerca citata nel § 3,  prese in considerazione cinque caratteristiche: quelle sopra

contrassegnate con le lettere b), e), g), il fatto che la crocifissione dell’uomo della Sindone può essere avvenuta solo in Oriente (escluso l’Egitto) e la particolarissima fisionomia, ricca di nobiltà, del suo volto. Avendo assegnato a ciascun evento la probabilità di 1/100, ottenne come risultato la probabilità di 1 su 10 miliardi.

Paul de Gail, nello studio citato nel § 3 prese in considerazione sette caratteristiche: quelle sopra contrassegnate con le lettere a), b), d), e), g), il fatto che l’uomo della Sindone risulti perfettamente separato dalla tela e l’espressione maestosa e serena del suo volto. Avendo assegnato ai suddetti eventi rispettivamente le probabilità di 1/3, 1/1.000, 2/3, 1/5, 1/20, 1/50 e 1/10.000, ottenne come risultato la probabilità di 1 su 225 miliardi.

 

9. Conclusioni

A questo punto si potrebbe rimanere sorpresi per il fatto che la probabilità dedotta nel presente articolo non coincide né con quella ottenuta da Yves Delage né con quella ricavata da Paul de Gail. Queste marginali discrepanze non devono però affatto sorprendere. Certamente altri studiosi riprenderanno queste stesse considerazioni, modificando forse alcune percentuali relative alle singole caratteristiche dell’uomo della Sindone in relazione ai documenti e alle fonti da essi considerate, aggiungendo o non prendendo in considerazione una o più caratteristiche, ecc. Questi ulteriori studi saranno sicuramente assai utili per precisare ulteriormente e approfondire il significato di ogni singola caratteristica dell’uomo della Sindone.

Ma ciò che conta veramente in questo tipo di ragionamento è il risultato finale, ovvero l’ordine di grandezza della probabilità che le caratteristiche prese in considerazione si trovino riunite contemporaneamente in uno stesso crocifisso, e quindi, in definitiva, l’ordine di grandezza del valore di massima probabilità. Ebbene la probabilità dedotta in questo articolo è dello stesso ordine di grandezza di quelle ricavate da Yves Delage e da Paul de Gail e in tutti e tre i casi il valore di massima probabilità si mantiene assai minore di uno. Eventuali ulteriori modifiche (l’aggiunta o l’eliminazione di uno zero, la moltiplicazione o la divisione per un fattore) apportate alla probabilità ottenuta non possono né potranno modificare sostanzialmente la conclusione alla quale siamo giunti22: la probabilità che l’uomo della Sindone sia Gesù di Nazaret è altissima.

 

NOTE

 

  1. Y. DELAGE, Le linceul de Turin, “Revue Scientifique”, serie IV, vol. 17 (1902), pp. 683-687.
  2. P. DE GAIL, Le Visage de Jésus-Christ et son Linceul, ed. France Empire, Parigi 1972; cap. V.
  3. T. ZEULI, La fisica suggerisce…, “Sindon”, n. 19, (1974), pp. 50-52 e T. ZEULI, Gesù Cristo e l’Uomo della Sindone, “Sindon”, n. 32 (1983), pp. 9-14.
4. Cfr. U. HOLZMEISTER, Crux Domini atque crucifixio quomodo ex archaeologia romana illustrentur,

Pontificio Istituto Biblico, Roma 1934; cap. III, § II. n.7.

  1. Si veda: Vangelo secondo Matteo (Mt) 27, 59-60; Vangelo secondo Marco (Mc) 15, 46; Vangelo secondo Luca (Lc) 23, 53; Vangelo secondo Giovanni (Gv) 19, 40-42. Per quanto riguarda le ricerche di carattere esegetico sulla corretta interpretazione dei brani evangelici riguardanti il delicato problema della sepoltura di Gesù si veda il bell’articolo di G. GHIBERTI, Sepolcro, sepoltura e panni sepolcrali di Gesù, “Rivista Biblica”, vol. 27 (1979), pp. 123-158 . Si veda anche in questo volume l’articolo Sindone e vangeli dello stesso autore.
  2. Mt 27, 29; Mc 15, 17; Gv 19, 2.5.
  3. Gv. 19, 17.
  4. U. HOLZMEISTER, op. cit., cap. I, § II; U. HOLZMEISTER, Croce, “Enciclopedia Cattolica”, vol.

IV.

  1. Lc 24, 39-40; Gv 20, 25.
  2. U. HOLZMEISTER, Crux Domini…, op. cit., cap. III, § III, n. 3.

11.Cfr. Gv 19, 31-34.

  1. Si veda: G. GHIBERTI, Sepolcro…, op. cit., pp. 153-154; P. BARBET, La Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo il chirurgo, Lice, Torino 1954; pp. 185-206.
  2. P. BAIMA BOLLONE, Primi risultati delle ricerche sui fili della Sindone prelevati nel 1978, “Sindon”, n. 30 (1981); pp. 31-35.
  3. Mc 15,42-16,1; Mc 23,53-24,1; Gv 19, 38-42.
  4. , ad es., S. RODANTE, Il sudore di sangue e le impronte della Sindone, “Sindon”, n. 21 (1975), pp.

6-11.

  1. Mt 27, 59; Mc 15, 46; Lc 23, 53; Gv 19, 40.
  2. Lc 24, 2-3; Gv 20, 1-8.
  3. Per quanto riguarda le notizie storiche sulla crocifissione si veda: U. HOLZMEISTER, Crux Domini…, op. cit., cap. II; U. HOLZMEISTER, Croce, op. cit.; N. NIERI, Croce, Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti “G. Treccani”, vol. XII.
  4. P. A. GRAMAGLIA, L’uomo della Sindone non è Gesù Cristo, Claudiana, Torino, 1978; cap. IV.
  5. , ad es., J. BELOCH, Die Bevölkerung der griechisch-römischen Welt, Lipsia, 1886.
  6. E’ naturale che questa conclusione ha significato solo se si suppone che le sette caratteristiche prese in considerazione siano casuali. Essa perderebbe di significato, ad esempio, nel caso in cui si potesse dimostrare che l’uomo della Sindone è stato crocifisso da carnefici intenzionati a riprodurre sul suo cadavere le suddette caratteristiche allo scopo di rendere la sua crocifissione simile a quella di Gesù. Tale ipotesi non ha avuto finora nessun riscontro storico.
  7. A. GRAMAGLIA, in loc. cit., attraverso un’analisi storica accompagnata da un grande numero di

citazioni, sostiene la tesi che l’uomo della Sindone non sia Gesù Cristo, bensì un uomo appositamente crocifisso come Cristo nel secolo VII. Pur rispettando l’ampio e scrupoloso lavoro dell’autore, non mi sembra che la sua tesi possa essere scientificamente sostenibile (a questo proposito si veda anche: G. GHIBERTI, Sindone e Scrittura. Rassegna, “Sindon”, n. 30 (1981), p. 66).

Per rimanere esclusivamente nell’ambito del tema trattato nel presente articolo, mi limito a far due

sole osservazioni.

  1. Come ho dimostrato poco sopra, non è affatto vero che “il famoso calcolo delle probabilità di de Gail sulla Sindone, calcolo che ottiene trionfi solenni nelle parrocchie torinesi, è tutto fondato sulla ‘certezza scientifica’ che dopo Costantino non vi sarebbero più stati casi di crocifissioni!” (P.A. GRAMAGLIA, loc. cit., p. 30), a meno che l’autore ritenga che il numero di uomini crocifissi dopo Costantino abbia superato i 200 miliardi!
  2. Nel paragrafo “Cristiani crocifissi come Cristo” (P.A. GRAMAGLIA, loc. cit., p. 37) non viene citato al-cun documento che racconti tale presunta usanza, mentre i documenti citati dall’autore che provano in generale l’uso della crocifissione in tale periodo sono numerosi. L’autore si limita a citare il caso di due icone di Cristo dileggiate con l’uso di lancia, chiodi e spine e a trarre da ciò la seguente deduzione affatto soggettiva: “Se riuscivano a prendere un cristiano troppo zelante nel perseguitarli, facevano probabilmente altrettanto”. Queste “prove” non mi sembrano affatto sufficienti per modificare anche una sola delle probabilità relative alle caratteristiche dell’uomo della Sindone prese in considerazione nel presente articolo e quindi tanto meno la deduzione conclusiva.
  3. Ovviamente salvo che intervengano nuove e non attualmente prevedibili scoperte tali da rivoluzionare le conoscenze attuali.

 

 

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