Anche questa è storia 4

 

 

 

    L’Istruzione che libera

 

 

“Ci sono centinaia di poveri fanciulli cui manca un tetto che li difenda, un pane che li sfami e soprattutto un’educazione che li salvi”

Leonardo Murialdo

 

San Marcellino Champagnat Francia 1789 – 1840

Anticipatore dei metodi educativi moderni, in tempi di pedagogia del rigore, bandisce la costrizione esaltando la convinzione. Vede nel giovane un costruttore di se stesso insieme al maestro. La sua attenzione ai giovani parte dal seminario quando Marcellino partecipa a un sodalizio  che intende indirizzare il ministero all’educazione della gioventù. Una volta sacerdote e parroco, tocca con mano l’ignoranza delle campagne. Si dà a realizzare i bei propositi fatti in seminario. Nel 1817, ispirandosi a quel sodalizio, fonda i “Fratelli Maristi”, per l’istruzione cristiana dei fanciulli.

I Maristi non sono preti, ma insegnanti, un po’ fabbri, forgiatori di chiodi: lavorano per finanziarsi. Nel 1825 nasce la casa madre a St. Chaumond, nella Loira. Conoscono anche loro l’esperienza dell’espulsione dalle loro case e dalla Francia (1903) e quella dei martiri (176 fratelli uccisi) nella guerra spagnola degli anni 1936-39.

Cuore della missione di Marcellino: “far Conoscere ed Amare Gesù”. I principi pedagogici ispiratori: Maria, la “Buona Madre”, modello educativo;  lo spirito di famiglia di Nazaret; la semplicità nelle relazioni fraterne; l’amore: “per educare i giovani bisogna amarli”. Con la collaborazione di laici formati, i fratelli Maristi curano le varie forme di povertà  (spirituale, affettiva, culturale…) in oltre  800 sedi tra scuole, università  e centri educativi.

 

 

Santa Rosa Venerini Viterbo 1656 – Roma 1728

   “Il bene deve farsi bene”. Rosa nasce da genitori cristiani di alta statura morale. Insieme ai fratelli, riceve un’ottima educazione civile e religiosa e grande esempio di abnegazione a favore dei deboli. Nel 1685, quando nessuna Istituzione pensa alla educazione delle figlie del popolo, Rosa percorre le campagne per aiutare le giovani povere e nel 1685 apre per loro la prima scuola femminile, con l’assistenza dei PP. Gesuiti che ne seguono costantemente lo sviluppo. Costituisce una comunità di donne che realizzano un progetto pastorale-educativo di avanguardia.

Colta, saggia, discreta, e pure bella, si dona tutta a Dio nell’educare le giovani donne alla fede, elevandone la dignità anche con l’istruzione. Nel 1692 coopera col Cardinale Barbarigo alla fondazione delle Scuole Pie a Montefiascone, affidandole poi a Lucia Filippini. Nel 1713 la sua Opera approda a Roma dove riceve la visita ed il compiacimento del Papa Clemente XI: “Signora Rosa, con queste scuole voi ci santificherete Roma”. Le Comunità e le Scuole delle sue Maestre Pie si diffondono in breve tempo in tutto lo Stato Pontificio. Alla sua morte, si contano oltre 60 scuole. Oggi sono presenti in Europa, Americhe, India, Africa.

 

 

 

SdD Victorine Le Dieu Francia 1809 – Roma 1884

   “Se il male entra nell’infanzia sarà finita la pace nel mondo”. Questa ansia spinge Victorine Le Dieu a spendere tutta la sua vita per l’educazione dei bambini, a cominciare da quelli abbandonati, che, in un secolo impegnato in tante guerre, non si contano. Nasce così l’istituto delle Suore di Gesù Redentore. Victorine si dedica a chi è povero, per ricostruire in ogni persona la dignità che le viene dall’essere figlia di Dio. Alla base della sua pedagogia c’è innanzitutto l’amore, il dialogo, l’ascolto, l’accompagnamento; pensa ad un’educazione personalizzata e continua, vuole seguire i ragazzi finché diventano maggiorenni, aiutandoli poi, una volta formati, ad inserirsi bene nella vita.

Una sua accorata supplica sintetizza l’ideale inciso nel suo cuore: “Sola non posso nulla contro il male immenso che cresce ogni giorno. Aiutateci a salvare l’innocenza, a preservare l’infanzia, speranza dell’avvenire”. Le Suore di Gesù Redentore sono oggi presenti in Francia, Spagna, Italia, Romania, Colombia e Nigeria e in ciascuno di questi Paesi, con modalità diverse a seconda dei luoghi, si occupano dell’istruzione di bambini e ragazzi.

Nel suo diario, concluso pochi giorni prima di morire, Victorine sintetizza la sua ansia di riconciliazione e pace: “L’amore di Dio può rinnovare la terra. Credo con una nuova fede, spero con una più forte speranza, voglio con una sincera carità, lavorare all’opera così giusta e necessaria della ‘Riconciliazione’ che Dio, nella Sua misericordia, ha riservato ai nostri tempi”.

 

 

 

Santa Lucia Filippini Tarquinia 1672 – Montefiascone 1732

Nel suo tempo solo giovani di famiglie agiate possono avere accesso all’istruzione e la donna del popolo è schiava della povertà culturale, morale e spirituale. Lucia rimasta presto orfana dei genitori, è accolta dagli zii materni. Poco più che adolescente fa catechismo ai piccoli della sua parrocchia. Il Card. Marco Antonio Barbarigo, Vescovo delle diocesi di Montefiascone e Corneto, chiama questa sedicenne ad essere Missionaria del Vangelo e Maestra per bambine, ragazze e spose. Nel 1694 le affida le Scuole della Dottrina Cristiana da lui fondate con la collaborazione di Rosa Venerini, che ha già avviato questa missione a Viterbo.

Lucia visita le sue scuole, i poveri, raccoglie le mamme, le ragazze prossime alle nozze, le persone smarrite. Percorre paesi e città col Crocifisso in mano e due forti desideri nel cuore: che Gesù non sia offeso e che i peccatori si salvino: “Figlio, riconosci il tuo Dio! Abbi pietà dell’anima tua! O, quanto ho compassione del tuo misero stato!”. La sua parola affascina, sconvolge e converte: “Questa donna ci ha rubato il cuore. Noi staremmo senza mangiare e senza dormire solamente per sentirla e rimanere con lei”.

“La carità delle Scuole” (così Lucia chiama l’opera di evangelizzazione e promozione umana della donna), per mezzo delle  Maestre Pie di cui diviene Superiora e Madre, avvia alla vita generazioni di ragazze nella diocesi di Montefiascone e si dilata a Roma, e oltre l’Italia, raggiungendo numerosi altri luoghi nel mondo. L’Eucaristia, il Crocifisso, la Madonna sono i suoi amori.

 

 

 

San Leonardo Murialdo Torino 1828 -1900

   “Ci sono centinaia di poveri fanciulli cui manca un tetto che li difenda, un pane che li sfami e soprattutto un’educazione che li salvi”; “L’educazione è la santa e nobile opera di formare allo studio, ad un mestiere, ad un vivere civile e ad un sentire cristiano quei ragazzi e quei giovani i quali non hanno parenti, o non possono essere da essi educati”. Questi pensieri rivelano il grande cuore di Leonardo Murialdo quando, nel 1866, accetta la direzione del Collegio degli Artigianelli di Torino, istituzione sorta per l’accoglienza e la formazione umana, cristiana e professionale dei ragazzi poveri ed abbandonati.

Con questa scelta il Murialdo consacra tutto se stesso a Dio nel servizio ai poveri, in un ministero difficile che lo consumerà in un martirio quotidiano di donazione per 34 anni fino alla morte. Collabora con San Giovanni Bosco negli oratori. Si occupa del mondo operaio, fonda associazioni, biblioteche, promuove la stampa cattolica. Nel 1873, dà inizio alla Congregazione di San Giuseppe per la missione tra i giovani bisognosi materialmente e moralmente. L’anima del suo cammino di santità e del suo apostolato è l’amore misericordioso di Dio.

 

Per saperne di più: www.Beati e Santi di Giovanni Paolo II – IGW-Resch  www.santibeatietestimoni

www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/index_saints_it.html

 

AR marzo 2019

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