di Carla Vanni

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Nell’Antico Testamento è già contenuta la condanna dello “spargimento del seme”, violazione di cui si è macchiato Onan.

I Dieci Comandamenti prescrivono al sesto di “Non commettere atti impuri”, ossia di astenersi dall’uso indebito della sessualità, che è invece riservata al coniuge nella forma naturale e quindi finalizzata alla procreazione.

Nell’Islam si prescrive “ {i credenti sono coloro} che si mantengono casti, eccetto che con le loro spose (…) mentre coloro che desiderano altro {in termini di soddisfazione sessuale} sono i trasgressori”(Sura al-Mu’minūn, 23: 5-7).

L’Ebraismo condanna la masturbazione, anche se l’argomento è in continua discussione ed alcune correnti progressiste la considerano come un’esperienza “naturale” nel corso del processo di crescita e sviluppo della persona.

Insomma, a nessuno (o quasi) pare cosa buona. Ed hanno ragione.

Per secoli, la condanna della Chiesa Cattolica è stata bollata come l’ennesima forma di repressione, di imposizione di costumi contrari alla natura “vera e libera” dell’uomo, un’aggiuntiva forma di controllo della vita dei fedeli.

Le neuroscienze sono “l‘insieme delle discipline che studiano i vari aspetti morfofunzionali del sistema nervoso mediante l’apporto di numerose branche della ricerca biomedica, dalla neurofisiologia alla farmacologia, dalla biochimica alla biologia molecolare, dalla biologia cellulare alle tecniche di neuroradiologia” (Enciclopedia Treccani) e, vista la loro definizione, non sembrerebbero una “superstizione medioevale” od una pratica oscurantista. Oggi questo sistema di discipline scientifiche dà ragione alla Chiesa.

Pur non essendo questo un articolo scientifico ma semplicemente divulgativo, qualche informazione di base, anche se in modo estremamente approssimativo, deve essere fornita per comprendere meglio il seguito. I processi sotto descritti sono quelli verificabili in assenza di patologie o di condizioni esterne particolarmente sfavorevoli. Anche gli effetti conseguenti alla pratica di cui ci occuperemo sono descritti in maniera affatto specializzata ma ancora semplicemente didascalica.

I neuroni sono unità cellulari e costituiscono il nostro tessuto nervoso, assieme ad altri elementi. Ogni zona del nostro cervello è “specializzata” in una funzione: sappiamo bene come le modificazioni traumatiche di una sua qualsiasi zona provochi la riduzione o la scomparsa, definitiva o meno, di particolari funzioni o capacità.  I neuroni di ogni specifica zona “imparano” a svolgere il loro lavoro, si sviluppano e nel tempo si “qualificano” per svolgere la loro funzione predestinata.

Esiste una zona specifica del nostro del cervello chiamata “amigdala” dove sono “alloggiate” le nostre emozioni “forti” come la paura, la rabbia, l’attrazione sessuale etc.

Amigdala

La “qualificazione” dei neuroni ivi residenti inizia al termine dell’infanzia, quando la consapevolezza di sé ed i rapporti sociali si fanno più intensi con l’inizio della pubertà.

struttura della dopamina

La dopamina e la serotonina sono neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale. Regolano la nostra sensazione di felicità, di ricompensa, di appagamento: la sensazione di “felicità” che ci provocano cibo, sesso, affetto ed altro è dovuta ad essi. La loro produzione viene attivata dalla memoria, dal contatto fisico diretto con la sostanza (nel caso di alcuni tipi di cibo) e per altre cause che non elenchiamo per brevità.

struttura della serotonina

Il cervello attiva la maturazione del corpo e si passa dall’infanzia alla pubertà. Esso  inizia a “pensare” anche ai rapporti con l’altro sesso che, essendo finalizzati al mantenimento della specie, non sono secondari ma tutt’altro.

Il nostro cervello dunque inizia a “sperimentare” i rapporti, a raffinare gli obiettivi ed i neuroni delegati si “specializzano” sempre più fino a raggiungere uno sviluppo completo, che vuol dire massima efficienza raggiunta.

Queste premesse, seppur esposte in maniera assai grezza, ci aiuteranno a capire come il nostro cervello si danneggi nelle circostanze che qui ci interessano.

La masturbazione, ovviamente, procura un piacere intenso e la dopamina e la serotonina raggiungono livelli molto alti.

Ma questo piacere intenso nasconde almeno un paio di meccanismi veramente deleteri, specialmente se questa “attività” è praticata dai bambini e dagli adolescenti.

Il primo: i neuroni “delegati” ai rapporti anche con l’altro sesso  rilevano il ripetuto “raggiungimento dell’obiettivo” che la masturbazione comporta e quindi interrompono la loro evoluzione, ossia: il nostro neurone “sente” di essere già capace, di aver già raggiunto il fine che voleva perseguire, che non occorra che si “raffini” ulteriormente. “Funziono perfettamente così come sono adesso, raggiungo il mio obiettivo per cui non ho bisogno di evolvermi”.  E, una volta interrotto il suo percorso di evoluzione, riattivarlo è complesso se non impossibile.

E’ evidente il danno procurato al cervello, che non raggiungerà mai la “maturazione” necessaria ad intrattenere le relazioni in maniera ottimale. Come se manomettessimo un albero affinchè fermi la maturazione dei suoi frutti ad un determinato periodo da noi stabilito: siamo noi a dire all’albero che la maturazione è completa e non occorre altro. Avrebbe potuto fornire un frutto molto più buono ma non lo farà mai, i suoi processi interni sono corrotti a causa del nostro intervento.

Nel nostro cervello, questo significa incapacità di elaborare successivamente relazioni complesse ed armoniche dal punto di vista affettivo e sessuale. Questa impossibilità potrebbe essere causata anche da altri fattori ovviamente, ma questo è estremamente influente.

Il secondo agguato: questo “piacere a buon mercato”, immediato, quando e come e dove ci pare, ci fa “abituare” ad una circolazione eccessiva di quel tipo di neurotrasmettitori: siamo soddisfatti facilmente, senza alcuna particolare difficoltà e la dopamina e la serotonina circolano abbondantemente.

L’effetto che produce questa eccessiva loro presenza prolungata nel tempo è che i neuroni scalano la marcia, si mettono a lavorare a part-time. “Non occorre che io sia in corsa per alcun motivo, non devo ottenere altro. Il mio stato di “felicità” è praticamente continuo, quindi non devo raffinarmi ulteriormente”. Il nostro neurone “sente” così, questo è il messaggio, quindi l’evoluzione che dovrebbe massimizzare la sua efficienza si arresta. Come se usassimo le gambe di Bolt per passeggiare col cane…alla fine siamo intontiti dalla troppa fasulla “felicità” e chiudiamo in un cassetto le nostre carte migliori.

Ribadiamo che poi “ri-allenare” i neuroni a lavorare a pieno regime non è impresa da poco.

Questa sovrabbondanza costante di dopamina e di serotonina è anche la causa della mancanza di motivazione di molti ragazzi disabituati a guadagnare il loro appagamento, dell’inattività sostanziale di chi ottiene quello che vuole facilmente, di coloro che dispongono di una ricchezza materiale guadagnata da altri e non riescono a trovare un motivo stimolante per vivere: il loro cervello da tempo si è fermato, non avendo ricevuto alcuno stimolo a maturarsi, a massimizzare lo sfruttamento delle sue possibilità. La loro evoluzione si è bloccata in anticipo. E’ evidente che questa sensazione di “piacere a buon mercato” è la stessa procurata inizialmente anche dalla droga e dai rapporti sessuali precoci.

Inoltre, potremmo generalmente affermare che l’inversa realtà è la causa che muove le persone che si “fanno da sole”, che “vengono dal nulla”, che si “rompono il cervello” per ottenere qualcosa. Perché esse sono generalmente più motivate, efficienti, infaticabili? Perché il loro cervello è un combattente, perché i loro neuroni non si sono mai sentiti facilmente sazi, perché ogni piacere è stato una conquista, si sono dovuti mettere in marcia presto e a che ritmo!  Perché niente è stato facile, immediato ed ottenuto senza fatica. Il contrario della masturbazione, appunto.

Questo ci dovrebbe anche far riflettere sulla necessità di allenare i nostri figli al sacrificio, alla rinuncia, alla conquista e su quanto danno possiamo procurare loro accontentandoli in tutto e prontamente.

La masturbazione provoca danni al cervello? Sono questi, lo dicono le neuroscienze.

“E’ una dipendenza”, “è un vizio” diciamo noi credenti. Ed ora capiamo perché. E’ anche dimostrato che la ripetizione di questa pratica negli individui di sesso maschile è indipendente dalla frequenza dei rapporti sessuali. Quindi, non è “necessaria” come affermano in molti: è un vizio. Punto e basta.

Appare dunque sfavillante quanto il progetto di Dio sia perfetto, quanto vada favorito il suo realizzarsi, quanto la nostra somiglianza con Lui debba governare la nostra vita, quanto sia preziosa la vigilanza del nostro spirito.  Dobbiamo tutelarci per non condurre un’esistenza esclusivamente “animale” come invece ci viene proposto da questi tempi perché, compromettendo la nostra vita spirituale, ci impediamo anche di sviluppare al meglio le nostre possibilità intellettuali. Ce lo dicono anche le neuroscienze, non solo i “Preti”.

La scienza, come sempre più spesso accade, dimostra fondata la nostra certezza che ogni violazione della legge di Dio abbia una dimensione sia verticale che orizzontale: danni alla nostra vita spirituale, ma anche danni alla nostra vita sociale.

“Che male c’è?”  “A chi faccio danno? “. A quelli che ci vorrebbero imporre la clausura della nostra vita religiosa, a quelli che “la religione è un fatto che deve essere vissuto in privato” possiamo rispondere che il rispetto della legge di Dio non solo giova a noi stessi ma anche al prossimo nostro. Questo inebetirci con una felicità contraffatta ci ricorda  l’Accusatore, questo ridurci al minimo con insalubri gaiezze è un suo inganno che ci è assai noto. Adesso sappiamo anche meglio perché ci nuoce.

Come potremmo concludere?  Il Signore ci anticipa sempre con un’amorevolezza di cui solo Lui è capace. Ci indica le vie da seguire e quelle da evitare… e possiamo affettuosamente immaginare aggiunga: “Voi, nel frattempo, fate così e fidatevi di quello che vi dico. Quando vi renderò pronti, vi farò anche capire compiutamente il perché”.

Lode al Suo Santissimo Nome.

 

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