L’amica dei poveri

30 gennaio

 

 

Maria Bolognesi

 

 

Bosaro (Rovigo) 1924

– Rovigo 1980

 

“So di essere tua figlia facendo del bene senza perdere tempo inutilmente e attendendo con certezza la tua gloria” Maria Bolognesi

 

 

   Maria Bolognesi

nasce a Bosaro, nella campagna polesana tra Rovigo e Ferrara il 21 ottobre 1924. Il padre naturale A.G. non le dà il cognome e non sposa la madre. Per sei anni Maria trascorre giorni felici con i nonni materni. Quando la mamma si sposa con Giuseppe Bolognesi, ne riceve il cognome e sarà amata forse più degli altri sei figli che verranno poi.

 

Con la nuova famiglia però vive la lotta contro una povertà inimmaginabile. Ha però una ricchezza: il bagaglio spirituale di nonna Cesira che le ha fatto respirare la fede e l’amore alla preghiera.

 

Maria segue i fratellini con intelligente e amorosa disponibilità. Frequenta la scuola per quattro anni, solo da ottobre a febbraio. A marzo c’è il lavoro dei campi. Prega senza sosta, di giorno e di notte, nella sua stanza e nella solitudine della campagna, dove impegna il suo fisico tanto gracile fino allo stremo delle forze.

 

 

   Non solo povertà

Proprio su una persona così si accanisce il Male? Proprio sì. Maria sperimenta la possessione diabolica per due anni. Al Maligno non piace una persona che eserciterà tanta carità e gli ruberà anime. Infatti Maria si impegnerà a tenere i bambini perché le famiglie possano lavorare serenamente nei campi, sarà di fatto maestra d’asilo, insegnante elementare, catechista. Si occuperà di malati e poveri. Aprirà una casa per convalescenti superando grossi ostacoli e aiutando anche la persona che glieli ha creati. Quando è liberata, grazie alla benedizione del vescovo, ha 17 anni. Sulla disponibilità di quest’anima Dio ha progetti grandi. Lo “aiuteranno” famiglie sensibili come Piva, Mantovani e Guerrato, che ospiteranno Maria nei momenti più delicati.

 

 

   Ma sei proprio tu?

1° aprile 1942. Maria è ospite dei signori Piva. In sogno Gesù le svela che ha “bisogno” dell’aiuto di lei, … – “ma sei proprio Gesù?, (…) – “Maria, dammi la tua mano destra, questo è l’anello che ti dono, cinque sono le piaghe e cinque sono questi rubini, che cosa vuoi ancora? L’anello un giorno sarà ancora mio”. Maria chiede ancora: – “la cognata di questi signori è inferma, Tu la farai camminare?”. – “Maria, sì, (…)”.

 

Il “sogno”, come Maria lo chiama, svanisce: “sono veramente terrorizzata, in dito ho l’anello, non capisco, non capisco più nulla”.

 

Prega insieme alla signora Piva per la cognata. “L’inferma guarì, di corsa fece le scale, andò al lavoro. Sono ancora più sconvolta. Ma che sia stato proprio Gesù?”. Le due vanno da don Bassiano Paiato, loro confessore, che le ascolta e impone a Maria di scrivere ogni giorno ciò che le accade e farglielo leggere. Maria scriverà il diario fino al 1967.

 

 

   Il tuo strofinaccio

2 gennaio 1944. Maria vede “Gesù tanto tanto triste”. Perché? – “per la conversione dei peccatori. Maria, il Mio flagello è anche tuo. Il tuo corpo riceve gli stessi sudori di sangue, prega molto per la conversione delle anime e la santificazione dei sacerdoti…” – “Gesù usa del mio corpo come vuoi e della mia persona, se Ti è utile, serviTi come un vero strofinaccio, sono pronta, con il Tuo aiuto sono certa che tutto passerò”. – “Maria, il Mio sudore è tuo”. Per alcuni minuti Maria suda sangue. Nel diario commenta: “Mio Dio, che dolori, se non avessi vicino Gesù, non potrei sopportare”. All’insaputa dei famigliari, Maria fa lavare le lenzuola inzuppate di sangue alla signora Piva. Per tredici anni, tutti i venerdì, soffrirà queste sudorazioni e le stimmate, e vivrà esperienze di intenso dolore e di grande penitenza.

 

 

   Maria entra

nella logica di Gesù. Lo dimostra un fatto molto doloroso del 1948. Aggredita violentemente da tre persone in campagna, torna a casa, non sa come, tutta sanguinante. Assolta dall’accusa di “atti di autolesionismo e simulazione di reato”, conclude: “Signore, perdonali perché io li ho già perdonati”.

 

Ma non è sempre così remissiva. La familiarità con Gesù è tale che arriva a “contrattare” con Lui: “Maria, avrai dei giorni duri da passare, ti lascio aperte le ferite nei piedi e nelle mani”, – “Eh no Gesù, perché Tu sai che io ho quei poveri da assistere, quell’ammalato da visitare all’ospedale e non posso andare se mi dai le piaghe ai piedi; aspetta 10-15 giorni”.

 

 

   Tenerezza

Nel 1955 Maria vive la quaresima a Sperlinga (Enna). La notte del 2 aprile, sabato “Sitientes”, Gesù, senza presentarsi a Maria, si riprende l’anellino donatole 13 anni prima. “Gesù, usa di me come meglio Ti piace”. Per il ritorno passa a S. Giovanni Rotondo, alloggiando in una “locanda”.   L’ 8 aprile, venerdì santo, alle ore 15 Gesù le appare: le sofferenze, intensissime, sono segnate da uno “straordinario” sanguinare, che inzuppa le lenzuola. Il Signore le parla affettuosamente: “Maria, come stai? E aggiunge un interrogativo di una tenerezza infinita: “Maria, come hai fatto a portarti fin qui con quei piedi, con la febbre a 39?” – “Gesù, guarda che Ti voglio tanto, tanto, tanto bene. Per Te, tutta me stessa”.

 

Il Signore ha deciso di toglierle tutte le ferite e la fa un dono particolare: “…ecco il mio anello, è tuo ancora”. – “Gesù, Gesù, questo non è il primo anello che mi hai donato, questo è un anellone, perché Gesù?” – “Maria, ti dissi: questo anellino è composto di cinque perline, cinque sono le Mie piaghe, un giorno questo sarà ancora Mio. Ora le Mie cinque piaghe sono state incise sul tuo corpo, questo è l’anello con Ecce Homo”. Gesù le lascerà per sempre l’anello; lei dovrà ancora soffrire tanto, perché Egli ha bisogno delle sofferenze di lei. “Gesù, quando vuoi e come vuoi; se per il bene di noi tutti fosse necessaria la mia vita, ben volentieri”.

 

 

   Scherzi d’amore

Novembre 1955. Maria, costretta a letto, è in casa Mantovani, nella stanza con la signora Novella e la figlia Zoe. Una notte, prorompe improvvisamente in un pianto dirotto. Le compagne di camera si svegliano. Gesù le ha tolto l’anello con l’Ecce Homo. È costernata: Lo ha offeso in qualche modo? Zoe cerca di consolarla come meglio può. Tornano a dormire, ma non passa molto che improvvisamente Maria si mette in ginocchio sul letto, rapita da una seconda visione, luminosa di gioia: Zoe e la signora Novella, ancora sveglie, vedono spuntare nel vuoto l’anello d’oro massiccio, che da solo s’infila al dito di Maria.

 

 

   Maria guarisce

quasi improvvisamente nel maggio 1956. Si scatena la sua generosità: Parma, Pesaro, Pellestrina (VE), Bagni di Lusnizza (UD), Udine, Lendinara (RO), Riccione, Merano, Ferrara, Arezzo, Rassina ecc. Ad ogni incontro conosce nuove difficoltà, o necessità. I cuori si aprono in confidenze delicate: il sacerdote, la religiosa, i coniugi, con la trafila dei loro dispiaceri o le debolezze cui vanno soggetti. Maria ascolta tutti e di tutti parla poi al Signore, talvolta con insistenza, fino ad offrire la propria vita per una guarigione fisica o morale.

 

 

   Scambio di visite

Ricorda l’amica Zoe che Maria, più volte ricoverata all’ospedale di Monselice negli anni 1972-78, visitava gli altri malati stanza per stanza, e: “era facile, alla sera, dopo la cena e le visite mediche, vedere questi ammalati portarsi nel massimo silenzio nella camera di Maria per darle un saluto e lei, pur sofferente, ad essi, pure sofferenti, sapeva infondere coraggio… Molte delle persone conosciute in ospedale non mancarono di fare visita a Maria nella sua casa di Rovigo”.

 

 

   La ricchezza

alla quale non rinuncia sono le opere di carità: “Oh Gesù! Se fossi sicura di diventare la più ricca del mondo perdendo l’anima e l’amore dei miei poveri e ammalati, preferirei ritornare indietro come quando ero piccola, senza pane e senza vesti, lavorando molto senza essere compresa”.

 

Tanto favorita da Dio, non delega però tutto a Lui. Con tutte le sue vicende interiori, compatibilmente con le numerose malattie, non trascura il lavoro della campagna e in casa presso la famiglia sua e quelle di cui è ospite. Per meglio sostenere i poveri, i malati e la casa per convalescenti Maria arricchisce se tessa e studia pittura, cucito e ricamo, chitarra, grammatica e sintassi italiana. Nei suoi scritti si vedono i progressi.

 

29 gennaio 1980, rispondendo a una delle ultime telefonate dice che il prossimo primo venerdì del mese, 1° febbraio, non avrà più bisogno di ricevere l’Eucarestia da mani umane, perché il Signore verrà direttamente incontro alla sua anima. E nelle prime ore del 30 gennaio il Signore le viene incontro.

Beatificata il 7 settembre 2013.

 

   www.mariabolognesi.com

 

 

AR gennaio 2019

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