di Carla Vanni

E’ proprio vero che quando si lascia la Via tutti i burroni si fanno vicini. E spesso ci si finisce anche dentro.

Pedro Sanchez

Succede in Spagna: il governo Sanchez, socialista, vuole dare un’immagine inclusiva delle persone disabili, ma i suoi intenti si scontrano con le realtà che esso stesso ha promosso precedentemente.

Il consiglio dei ministri spagnolo ha approvato un progetto di legge che elimina l’incapacità giudiziaria delle persone sofferenti di handicap mentali, e fra questi ha incluso anche la sindrome di Down.

Il fine è quello di eliminare le espressioni “incapace” o “incapacitato” e, ovviamente, di portare novità sostanziali nella vita di quelle persone.

Difatti, col nuovo sistema giuridico, i disabili potrebbero avocare a loro stessi le facoltà riservate ai tutori, anche se periodicamente verrebbero sottoposti ad una sorta di verifica che consentirebbe loro di conservare o meno l’autonomia.

I tutori sarebbero “scaglionati” a seconda del grado di disabilità della persona (da tutore a guida nel percorso decisionale, passando per un controllo periodico della persona come detto) e la persona disabile stessa potrebbe indicare chi sia di suo gradimento per queste attività di supporto.

Il governo Sanchez

Quindi un provvedimento ponderato, analizzato e proposto nella sua formulazione migliore, almeno secondo loro.

La nota particolare di questa situazione è che il governo Sanchez intende rendere più autonome le persone con disabilità mentali, tipo la sindrome di Down.. che però ha praticamente cancellato dalla Spagna favorendo in ogni modo l’aborto dei bambini affetti.

La diagnosi precoce delle invalidità mentali o delle malformazioni fisiche del bambino e l’aborto, regolati in Spagna dalla pessima legge Zapatero, addirittura incoraggiano i genitori ad abortire i figli che non siano “la perfezione” e nei bambini con la sindrome di Down evidentemente  ne vedono pochissima.

Quindi nella medesima società spagnola dove vengono portati ad esempio le persone Down che riescono a raggiungere obiettivi come laurearsi, insegnare o diventare modelli, vigerà anche una legge che consentirà loro l’autonomia dal punto di vista giuridico. Che bello. Ribadiamo, però, che tali progetti di inclusività riguarderanno solo quelli che riusciranno a scampare alla legge che consente di farli fuori senza alcuna complicazione proprio per la loro disabilità.

Un bel pasticcio ma, come tutti quelli che propagano la menzogna, non se ne accorgono.

E non è solo il governo Sanchez ad affogare nella contraddizione, ad alimentare una sorta di “autoincompatibilità”.

Jordi Evole

Il famoso giornalista catalano Jordi Evole ha realizzato un’inchiesta televisiva sui cambiamenti intervenuti nella vita di un gruppo di persone Down, che hanno ottenuto un grande successo interpretando il film “Champions”.

Il nostro cavalca il buonismo più decomposto lodando “il film che dimostra che le persone disabili sanno fare altre cose”, protestando perchè “lo Stato non assicura alle persone disabili l’assistenza sufficiente”, indignandosi perchè “le persone disabili sono spesso umiliate” et similia.  Loda poi l’equilibrio di uno degli attori del film, il quale ha espresso il proposito di continuare a lavorare per sentirsi utile anche se la sua condizione naturalmente non cambierà. Addirittura si cruccia anche per i genitori, che guardano con grave preoccupazione l’avvenire dei loro figli dal giorno in cui saranno soli al mondo.

Un vero paladino dei disabili, si direbbe.

Questo signore invece è un capolavoro di ipocrisia, una summa del politicamente corretto, una performance di doppiezza: in altre situazioni si è dichiarato favorevole alla legge ammazzabambini e si è fermamente schierato contro ogni riforma restrittiva dell’attuale legge vigente in Spagna. Anzi, con uno spregevole riferimento, ha invitato l’allora Ministro della Giustizia, Alberto Ruiz Gallardón “ad abortire la sua carriera politica”.  Quindi la difesa dei disabili gli sta a cuore quando ci può far soldi, quando può trasformarla in un programma televisivo. Quando i bimbetti malati se ne dovrebbero stare tranquilli nel ventre materno, è allora che a suo avviso valgono sottozero e possono finire a pezzi dentro un sacchetto di plastica e buttati poi chissà dove.

Il tratto ancor più satanico di questo signore è che il suo programma, in realtà ben lungi dal difendere i disabili, altro non fa che sottolineare “pietosamente” tutti i problemi connessi con l’handicap mentale, alimentando tutte le paure e le fantasie più dolorose di chi immagini sé stesso alle prese con una diagnosi prenatale “sfavorevole”.

Col suo programma, dunque, da una parte denuncia le discriminazioni subìte dalle persone disabili, ma dimentica di smascherare la discriminazione per antonomasia, irreversibile, perversa, diabolica ossia l’omicidio di un bambino disabile.

Esempio eloquentissimo di quella categoria di persone, portatori di disabilità ben più gravi, che hanno la sfrontatezza di spolpare vivi coloro che dovrebbero essere amorevolmente considerati, ma che invece questi personaggi vivisezionano al fine di trarne il guadagno più consistente possibile.

Accettare le persone per quelle che sono è sempre difficile e non solo in caso di disabilità mentale: ce lo dimostra il dover convivere sullo stesso pianeta con personaggi come Jordi Evole e compagni sparsi in tutto il mondo che, ignari delle loro disabilità spirituali, si accaniscono su quelle fisiche altrui al solo scopo di alimentare le loro finanze.

Decidere chi possa nascere e chi no non sta a signori dell’aborto, non sta ai loro affari ma solo a Chi, speriamo, sia lasciato entrare prima o poi nello loro vite.

 

 

 

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