I giovani quando trovano un ideale vero sono capaci di scelte forti e generose.

Si propone qui un terzo gruppo di esempi in occasione del Sinodo dei giovani

 

 

“Com’è duro andare contro corrente!… I giovani hanno una vita sola e vale la pena di spenderla bene”.                          Chiara Luce Badano

 

 

 

Beata Maria Cristina di Savoia Regina delle Due Sicilie

Cagliari, 1812 – Napoli, 1836

Avrebbe desiderato essere monaca di clausura, ma nel suo ambiente ci sono le ragioni di Stato. Incoraggiata dal direttore spirituale, accetta di sposarsi, per fare “la volontà di Dio, a cui niente è impossibile”. Nel 1832 si sposa con Ferdinando II delle Due Sicilie (1810-1859). D’accordo con il Re, con una parte del denaro dei festeggiamenti viene donata una dote a 240 spose e vengono riscattati pegni di tante persone dai Monti di Pietà.

Maria Cristina ottiene la grazia per molti condannati a morte, persino per Cesare Rosaròll (1809-1849), che ha cospirato per uccidere Ferdinando II.

La regina invia denaro e biancheria, dà ricovero agli ammalati, un tetto ai diseredati, assegni di mantenimento a giovani in pericolo morale, sostiene economicamente istituti religiosi e laboratori professionali, togliendo dalla strada tanti accattoni.

Vive un profondo cammino spirituale arricchito da eccezionali esperienze mistiche ed estasi.

Il 16 gennaio 1836 nasce Francesco II. Ma nel parto la regina trova la morte, che ha predetto e accoglie, nella gioia di dare al mondo una nuova creatura di Dio. È il 31 gennaio. Le campane suonano il mezzogiorno.

La regina porge il bimbo al sovrano: “Tu ne risponderai a Dio e al popolo… e quando sarà grande gli dirai che io muoio per lui”.

Beata Maria Gabriella Sagheddu religiosa

Dorgali, Sardegna, 1914 – Grottaferrata, 1939

A che serve la vita dei monaci e delle monache dentro a un monastero con tanto bene che c’è da fare nel mondo? La domanda si può fare. Però anche una candelina si consuma quasi inutilmente per dare una debole fiammella, ma nel buio… è preziosa.

Gabriella da bambina e adolescente dimostra un carattere ostinato, critico, contestatario, ribelle, ma con un forte senso del dovere, della fedeltà, dell’obbedienza: “Obbediva brontolando, ma era docile”. “Diceva di no, tuttavia andava subito”. A 21 anni entra in monastero. Vive due atteggiamenti: un continuo “grazie” per la vocazione monastica, la casa, le superiore, le sorelle, tutto: “come è buono il Signore”, e la missione dell’offerta, del dono di tutta se stessa al Signore. Qui la Provvidenza getta un seme prezioso. La badessa M. Pia Gullini, appassionata per l’unità dei cristiani, propone alle monache di pregare e offrirsi per questa grande e nobile causa. Gabriella ci si tuffa a corpo morto: “sento che il Signore me lo chiede, mi sento spinta anche quando non voglio pensarci”.

La giovane suora, finora sanissima, si scopre  tubercolotica, dal giorno stesso della sua donazione. La sera del 23 aprile 1939 l’offerta sale al cielo. Alla ricognizione del 1957 il suo corpo è trovato intatto.

 

Beato Zeffirino Namuncurà Aspirante salesiano

Argentina, 1886 – Roma, 1905

   “Padre, io fra poco me ne andrò, ma le raccomando questo povero giovane, che è accanto a me; torni spesso a visitarlo… Soffre tanto! Di notte quasi non dorme, tossisce tanto…”. E lui, Zeffirino, sta morendo.

Zeffirino Namuncurà figlio di una razza martoriata è nato il 26 agosto 1886 sulle rive del Rio Negro. Crescendo vede che il suo popolo va verso una fine totale. Arriva a proporre, con una saggezza eccezionale per i suoi undici anni: “Padre, le cose non possono continuare così. Voglio studiare per essere utile alla mia gente”.

Vede una nuova storia: c’è da aprirsi al dialogo con la cultura bianca, integrare nuovi elementi alla sua identità mapuche.

Il padre lo iscrive a Rio de Janeiro a una scuola tecnica, ma lui cerca altro. Trova molto valida la scuola dei Salesiani. Si immerge totalmente.    Studia, gioca, è vivace e amato dai compagni. Si innamora del Vangelo fino a dire: “Anch’io mi farò salesiano per mostrare ai miei fratelli il cammino del cielo, come lo hanno mostrato a me”.

Ma ecco la tubercolosi. Viene portato in Italia in un clima forse più adatto alla salute, a Frascati. Si spegne sereno al Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina l’11 maggio 1905. Ora aiuta i suoi fratelli dal cielo.

 

Santa Caterina Tekakwitha Vergine

Stato di New York, 1656 – Canada, 1680

Vive presso lo zio paterno. Orfana a quattro anni a causa del vaiolo e con gli occhi indeboliti, lavora abilissima. È chiamata Tekakwitha: “colei che mette le cose in ordine”.

È conquistata dall’infinito amore di Dio per gli uomini: a Lui solo donerà la vita. Le zie le organizzano a sorpresa il matrimonio. Ma lei fugge: “Mio Dio, salvami da chi mi vorrebbe sua sposa. Prendilo Tu il candido giglio della mia verginità. E’ tuo, e tuo sarà per sempre”. È battezzata col nome di Caterina, ma è perseguitata e anche minacciata: “Eccomi pronta. Puoi togliermi la vita, ma non la fede”.

Appena può fugge al Nord presso la missione cattolica di san Francesco Saverio, vicino a Montreal. Vive in continua e totale unione con Dio: nella chiesetta, nella capanna, nei campi.

Emana un fascino che incanta e per tutti ha un sorriso, una carezza, una buona parola. L’incontro con i bambini del villaggio è una festa.

   Si prepara alla prima Comunione visitando e aiutando i malati e consolando gli afflitti.

Medita e condivide la Passione del Signore con tante mortificazioni. Fa voto perpetuo di castità e si dona alla SS. Vergine. Predice la sua morte nella settimana santa e muore il mercoledì santo 17 aprile 1680.

Beati Giacomo Ortiz Alzueta, Filippo Hernandez Martinez e Zaccaria Abadia Buesa, Religiosi e martiri

Barcellona, Spagna, 1913 – 1936

27 luglio 1936. Da una locanda di Barcellona vengono prelevati tre 23enni salesiani.

   Jaime Ortiz Alzueta ha le idee chiare: “Voglio diventare non prete ma maestro di officina, per insegnare ai giovani a lavorare senza perdere la fede e l’anima”. Adesso si ripresenta così. È accolto per la seconda volta.

Da piccolo era il capobanda tra i ragazzi del suo quartiere, un vero terremoto, temuto ed ammirato. Marinava la scuola. Messo alla porta da vari istituti e collegi per la sua indisciplina. A 12 anni è entrato nella Scuola Professionale salesiana. Incantato da san Domenico Savio. Suonava nella banda. Ma anche qui … in un momento di dispetto ha scassato lo strumento musicale ed è tornato a casa: “Prima che mi cacciassero anche i salesiani”.

È andato a lavorare in un’officina meccanica e ha visto la miseria materiale e morale dei colleghi. Ora torna dai Salesiani per: “Salvarmi l’anima e salvare quella di altri giovani”.

   Capomeccanico nella Scuola Professionale, lavora, prega e gioca con i ragazzi. Il 27 luglio 1936 viene arrestato: come si permette di portare quelle medagliette della Madonna nella custodia del suo clarinetto? Con lui sono arrestati i confratelli Felipe Hernandez Martinez e Zacarias Abadia Buesa.

Questi giovani determinati a spendersi per la liberazione dei ragazzi attraverso l’istruzione, per prevenire inganni, sfruttamenti e strumentalizzazioni, quella notte sono torturati e uccisi.

 

Per saperne di più: www.Beati e Santi di Giovanni Paolo II – IGW-Resch  www.santibeatietestimoni

www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/index_saints_it.html

 

AR ottobre 2018

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