C’è un “progetto diabolico per combattere la famiglia, e in definitiva per combattere il desiderio di Dio”, e chi “presume di capire più di Dio, perché combattere la famiglia significa questo, è al servizio del demonio”. Il Cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano, lo sottolinea nell’omelia della festa di Sant’Anna, durante la messa celebrata nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano.

La festa di Sant’Anna è molto sentita nella parrocchia vaticana, che prima del Concordato era la chiesa dei Parafrenieri pontifici – e infatti il nome è quello di Sant’Anna dei Parafrenieri. Ed è stata una giornata di festa, cominciata con le celebrazioni per i 73 anni di ministero sacerdotale di padre Gioele Schiavella, parroco emerito, già cappellano della Gendarmeria vaticana, e proseguita con la Messa officiata dal Cardinale Comastri.

L’omelia del Cardinale Comastri è stata tutta incentrata sulla famiglia, perché ricordare Sant’Anna significa ricordare “una santa famiglia, quella in cui è nata la Vergine Maria”.

“Mi sembra decisivo – ha detto il Cardinale – sottolineare che la famiglia non l’abbiamo inventata noi. La famiglia l’ha inventata Dio. La famiglia è un progetto di Dio. Dio ha creato l’uomo e la donna perché fossero culla della vita, e fossero luogo in cui i figli possano crescere e imparare l’alfabeto della vita. Bisogna essere ciechi per non vederlo”.

Il Cardinale ha ricordato un passaggio del diario di Giovanni XXIII, che sottolineava come “l’educazione che lascia le tracce più profonde è quella che si riceve in casa”, e che la sua “casa era povera ma piena di Dio”.

Il Papa santo – ha chiosato l’arciprete della Basilica di San Pietro – “qui diceva tutto. Possiamo riempire di benessere le nostre case, ma se non c’è Dio sono squallide e i figli non possono imparare l’alfabeto della vita”.

Il Cardinale Comastri ha quindi denunciato il “progetto diabolico per combattere la famiglia”, un progetto che, ha notato, aveva riconosciuto anche il poeta Eugenio Montale, il quale ne parlo nel 1970, alla commemorazione a Milano del 25esimo anniversario del lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki.

Montale – ha ricordato il Cardinale – disse che “è giusto ricordare quel drammatico momento nella speranza che non si ripeta mai più. Ma sento in coscienza ii dovere di avvisare che sta scoppiando la bomba atomica della famiglia, e forse farà più vittime e più ferite della bomba atomica esplosa ad Hiroshima e Nagasaki. E la bomba la stanno collocando i mezzi di comunicazione, presentando falsi modelli di vita”.

Sono “falsi modelli che purtroppo disorientano i giovani”, ha affermato il Cardinale, il quale poi ha cercato le tracce dell’insegnamento dei genitori nella vita della Vergine Maria, e in particolare nella risposta all’angelo dopo l’annunciazione (“Sia fatto di me secondo la tua parola”), e nella sua decisione di visitare la cugina Elisabetta.

Ha raccontato il Cardinale: “Maria, tramite l’Angelo, riceve una chiamata ad una missione che avrebbe fatto tremare chiunque e la risposta della Madonna è meravigliosa, di totale disponibilità. Attenti bene: una simile risposta non si improvvisa. Certamente affonda le radici nel clima spirituale della famiglia, nell’educazione e nell’esempio dei genitori. Nelle famiglie pie di Israele venivano pregati e meditati i salmi ogni giorno”.

 

E in particolare – ha sottolineato – Maria avrà probabilmente avuto in mente il Salmo 23 (“Il Signore è il mio pastore”), il Salmo 127 (“Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori”), il Salmo 25 (“Chi confida nel Signore è come il Monte Sion, è stabile per sempre”).

Da questo terreno, dalle parole “chiare e luminose dei salmi” di cui Maria si è nutrita con i Santi Gioacchino ed Anna, sboccia il sì dell’annunciazione. Così come sboccia la decisione di andare ad assistere Elisabetta, decisione per cui è bastato l’accenno dell’angelo alla cugina incinta. Anche questo gesto di carità viene dall’educazione della famiglia, ha rimarcato il Cardinale Comastri.

Madre Teresa di Calcutta – ha commentato – disse: un tempo nella famiglia si imparava la generosità, nella famiglia si imparava l’altruismo, oggi state innaffiando l’egoismo dei figli e raccoglierete frutti amari”.

Anche il Magnificat che scaturisce dalla bocca di Maria all’incontro con Elisabetta nasce da quella meditazione famigliare dell’amore di Dio. “Il Magnificat – ha spiegato il Cardinale – è una lettura della storia nella quale domina la certezza che gli umili saranno i vincitori. La vita è una guerra, una lotta. Chi vincerà? Vinceranno gli umili, vinceranno i buoni, vinceranno i puri, vinceranno i miti, vinceranno i misericordiosi. Maria lo dice nel Magnificat, perché ha la certezza che l’ultima parola la dice Dio”.

La riflessione finale è proprio sull’educazione che viene data oggi nelle famiglie. “Oggi – ha notato il Cardinale cosa respirano i figli in casa? Che segnaletica viene data ai figli? La vita è un viaggio, serve una segnaletica quando si cammina. Impegniamoci tutti a riportare nella famiglia un clima di fede convinta, in modo che i figli, guardando i genitori, possano capire quale è la giusta segnaletica”.

La festa della parrocchia vaticana è proseguita, dopo la Messa, con il canto delle antifone mariane in un concerto per violino, organo e soprano. Poco distante, vicino piazza Farnese nella chiesa di Santa Caterina della Rota, anche l’Arciconfraternita di Sant’Anna dei Parafrenieri festeggiava la nonna di Gesù.

Primicerio dell’Arciconfraternita è il Prefetto della Casa Pontificia, il cui stemma è sulla facciata della chiesa e che è stato inaugurato lo scorso anno con una cerimonia e una celebrazione solenne. È dal 1929 che i Palafrenieri fanno riferimento a Santa Caterina della Rota. La chiesa di Sant’Anna in Vaticano fu infatti realizzata dalla loro arciconfraternita, e divenne parrocchia vaticana con la bolla Ex Lateranensi Pacto di Pio XI del 30 maggio 1929.

I Palafrenieri hanno come scopo principale il culto della madre di Maria, Sant’Anna, e il suffragio delle anime dei defunti. L’arciconfraternita risale al 1378. I Parafrenieri erano in origine gentiluomini di corte con mansioni di fiducia nell’ambito di compiti di minore importanza, e il loro ruolo era più o meno quello dello scudiero della corte imperiale o regia.

Fino alla metà del XVI secolo, i Palafrenieri Pontifici occuparono una posizione di prestigio sempre maggiore, tanto da ricevere i titoli di Prelato e Conte Palatino, Notaro, Cappellano, Nobile, Beneficiato, Canonico, e avevano loro stessi la facoltà di creare Dottori in Teologia, di conferere il Baccellierato, di creare Notari e legittimare bastardi.

La Confraternita dei Parafrenieri del Papa ammise poi i Parafrenieri di Cardinali, ambasciatori, corone. Era composta da persone molto vicine al Papa e appartenenti alla Corte Pontificia. Venuto meno l’uso del cavallo, la classe dei Parafrenieri continuò di diritto in quella dei Sediari Pontifici.

I Parafrenieri oggi – si legge nel loro sito internet – hanno assunto l’identità di una missione comunitaria di laici che vivono nel secolo trattando le cose temporali, ma ordinandole secondo i dettami della Chiesa, per poi manifestarle agli altri come testimonianza di vita, nel rispetto della tradizione che distingue l’arciconfraternita da oltre sei secoli”.

Lo si nota dal messaggio inviato dall’arcivescovo Georg Gaenswein, primicerio dell’Arciconfraternita, letto al termine della Messa officiata dall’arcivescovo Paolo De Nicolò, reggente emerito della Casa Pontificia.

Nel messaggio, l’arcivescovo Gaenswein auspica che “il nostro antico sodalizio trovi sempre i più idonei momenti per la formazione spirituale e cristiana chiamati a servire in maniera del tutto speciale la Chiesa e il Papa”, e sottolinea che “Sant’Anna si pone come modello per una sempre più incisiva presenza cristiana nel nostro mondo dominato, come ci ricorda il Santo Padre, dalla cultura dello scarto che mette ai margini il malato il povero l’anziano il bimbo non ancora nato”.

“Per questo – conclude il Prefetto della Casa Pontificia – la nostra arciconfraternita è chiamata a divenire luogo di vita e di azione al servizio della vita dal concepimento alla morte naturale”.

Al termine della Messa, il dottor Aldo Cicinelli ha ripercorso la storia dell’arciconfraternita, e in particolare della Pala d’Altare che fu commissionata a Caravaggio, da collocare sul proprio altare a San Pietro. L’opera, però, venne respinta dai Canonici per ragioni non chiare, e il sodalizio la cedette al Cardinale Scipione Borghese. La “Madonna dei Palafrenieri” (così è conosciuto il quadro) si trova oggi nella Galleria Borghese.

In un dettagliato excursus, il dottor Cicinelli sottolinea che forse il padre di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, era “figlio dell’architetto costruttore che lavorava al servizio di Caravaggio”, e questo “non è un personaggio secondario, perché i Caravaggio erano, alla fine del Cinquecento, imparentati con la famiglia colonna, e in particolare con quel Marc’Antonio Colonna che fu uno degli eroi della battaglia di Lepanto”.

Cicinelli ha detto che subito, arrivato a Roma, Caravaggio frequenta importanti circoli. “Aveva una fede particolarmente viva, e il suo modo di rappresentare la realtà così cruda stava a significare un realtà un impegno morale e religioso che non tutti capivano,”, nota Cicinelli.

Il quale poi si sofferma sulla committenza fatta a Caravaggio di una pala di altare per il nuovo altare dei Parafrenieri, spostato dopo che la Commissione della Reverenda Fabbrica di San Pietro aveva deciso di abbattere una navata della Basilica.

Caravaggio riceve la committenza alla fine del 1605, e “deve averci lavorato tra settembre 1605 e ottobre 1606”, ma “la tela resta sull’altare fino al 16 aprile, e poi viene spostata a Sant’Anna dei Parafrenieri”. Sui motivi per cui venne rifiutata, anche il dottor Cicinelli non ha risposte precise, e si limita a notare che “c’erano delle forze nella Roma a lui contemporanea che non ritenevano che le sue opere potessero dare ricchezza”.

 

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