Un nuovo attacco alla libertà e alla dignità delle donne e dei bambini è stato sferrato a Strasburgo, davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), dove si stanno decidendo dei ricorsi relativi all’utero in affitto.

Si tratta dei casi di Pierre Anne Braun vs. Francia (n. 1462/18), Saenz e Saenz Cortes vs. Francia (n. 11288/18) e Martine Maillard e altri vs. Francia (n. 17348/18).

Si tratta di coppie francesi sposate che hanno fatto ricorso all’utero in affitto negli Stati Uniti, in Ucraina e in Ghana. Rilasciati in questi paesi, i certificati di nascita dei bambini menzionano ogni coppia di acquirenti come genitori, anche se le madri, le donne che hanno partorito, sono quelle schiavizzate che “lavorano” presso le “fabbriche” di “bambini sintetici” (ve la immaginate in Ucraina, e soprattutto in Ghana, la “libertà” e “l’autodeterminazione” delle donne che hanno dato l’utero in affitto? Quanto agli Usa, anche lì sulla libertà e l’autodeterminazione delle madri surroganti ci sarebbe molto da dire…).

I compratori di questi bambini si lamentano con la Cedu per il  rifiuto delle autorità francesi di riconoscere l’acquirente donna come “madre” del bambino.

La Cedu in passato si è già occupata della trascrizione nel registro civile francese dei certificati di nascita rilasciati all’estero a chi aveva acquistato i bambini tramite utero in affitto. Nei casi Mennesson vs. Francia (n. 65192/11) e Labassee vs. Francia (n. 65941/11) è stata data  la precedenza alla verità biologica e al principio di realtà, sull’ideologia e sulla finzione: la Corte aveva stabilito che l’uomo – se datore del seme con cui era stato fabbricato il bambino – poteva essere indicato nella trascrizione dell’atto di nascita come padre. Se non era padre biologico, no. La moglie aveva solo la possibilità di  adottare il bambino.

Ora, invece, i ricorrenti chiedono alla Corte di  obbligare gli Stati a trascrivere integralmente i certificati di nascita nei registri civili: in altre parole, la Cedu  costringerebbe la Francia a riconoscere la validità della compravendita dei bambini e l’utero in affitto.

I ricorrenti invocano “il miglior interesse dei bambini” – lo stesso “miglior interesse” per cui la Cedu ha ammesso che i figli possono essere ammazzati per soffocamento, anche contro la volontà dei genitori: Charlie, Isaiah, Alfie, Ines.

In questo caso, invece, il “miglior interesse” dei bambini sarebbe quello di vivere in una finzione  per tutta la vita,dopo aver acconsentito che al momento della nascita agli stessi bambini possa essere inflitto un trauma che lascerà traccia nella loro psiche e anche nel loro fisico. E accettando quindi – la Cedu, la corte dei “diritti umani” – che qualcuno con i soldi possa comprare la dignità (e spesso anche la salute) delle donne.

L’ECLJ ha chiesto alla Cedu l’autorizzazione a presentare osservazioni scritte sulla questione. Staremo a vedere cosa decideranno.

 

https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/utero-in-affitto-un-altro-ricorso-per-farlo-sdoganare-dalla-cedu/

 

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