di Carla Vanni

 

In tempi di decapitazioni fisiche, cui purtroppo abbiamo quasi fatto l’abitudine, ce ne sono di altri tipi che, pur non comportando spargimento di sangue, sono quasi altrettanto letali  sul piano sociale.

 

In questi giorni Jonathan Friedland, il capo della comunicazione di Netflix, è stato licenziato perchè ha detto “negro”.

Tempo addietro, quale mese fa, un capotreno delle Ferrovie dello Stato è stato licenziato perchè ha detto “negro di mxxxx” ad un ragazzo che lo aveva aggredito per rapinarlo.

Sempre qualche mese fa una signora, che lavorava presso una ditta che si occupa di smaltimento dei rifiuti, ha preso un monopattino da un cassonetto per regalarlo al figlio: è stata licenziata per furto.

 

E molti invece sono gli esempi di lavoratori reintegrati dopo furti di denaro o atti altrettanto gravi:  non scendiamo nei dettagli perchè hanno già avuti riconosciuti tutti i diritti e nessun dovere, ma esistono ladri condannati ma anche risarciti per il danno subìto a causa di una qualche reazione del derubato, assassini quietamente agli arresti domiciliari dopo aver travolto anche più di una persona mentre erano alla guida sotto l’effetto di droghe ed alcool, e molto altro.

 

E dunque ci chiediamo un paio di cose. La prima: gli errori che cozzano contro il

politicamente corretto sono quelli più spietatamente puniti?

Nessuno vuole dare cittadinanza agli insulti razzisti ma gli errori anche gravissimi, per una corretta valutazione, andrebbero contestualizzati.

Come ci si può rivolgere ad una persona che ci stia aggredendo per rapinarci? Vorremmo sapere in quanti saprebbero mantenere un atteggiamento corretto ed un linguaggio congruo. Pochissimi? Forse nessuno. Il capotreno, sicuramente persona con meriti e capacità lavorative sviluppate,  ha perso il suo lavoro per un momento di poca padronanza di sè e, diciamolo pure, è più che comprensibile. Ma i censori incontaminati del politicamente corretto hanno espresso pollice verso.

Il Signor Friedland ha detto negro “almeno un paio di volte”. Premesso che quando ci si trova in certe posizioni di vertice gli amici non abbondano mentre i detrattori fantasiosi sì, ci sarebbe da riflettere su quanto l’azienda tenga a questo signore. Se qualcuno l’ha messo a capo di un settore così importante, il neo licenziato dovrebbe aver fatto qualcosa di buono, almeno dal loro punto di vista. Ed è bastata una o due frasi fuori luogo per mandarlo via. Un po’ sproporzionato, anche considerando che i certi ambienti una rigorosa morale non è certo indispensabile per fare carriera.

Allora perchè? Perchè il politicamente corretto vale l’omicidio della verità.

Perchè un’espressione infelice, fosse anche  la meno sventurata, vale la sepoltura della giustizia e la tumulazione della tolleranza. Per cui un capotreno ed un manager vengono defenestrati, decretando (almeno per il capotreno) il decesso lavorativo.

 

La seconda domanda è: la legge è veramente uguale per tutti? O per qualcuno è  rintronata e per altri no? Perchè la signora ladra di monopattini nel cassonetto, peraltro con marito disoccupato e due bambini, voleva solo fare un regalo al figlio. Nessuno ha considerato che il giocattolo era già costato carissimo: una madre che prenda qualcosa da un cassonetto per regalarlo al figlio ha già pagato un conto spropositato. Ma la giornata non prevedeva sconti irripetibili ma rincari: quindi l’oggetto, oltre all’umiliazione, è costato alla signora l’unica fonte di reddito della famiglia.

Per quale motivo? Azzardiamo questa ipotesi: l’azienda che smaltisce rifiuti viene pagata per la quantità di materiale che lavora. Quindi la sottrazione di oggetti sottrae profitti all’azienda. Conto economico in pericolo dunque. Evidentemente il peso del monopattino avrebbe influito sull’utile netto. Magari sarebbe stato il tracollo se l’azienda avesse chiesto alla signora di restituire il monopattino solo per offrirsi di comprarne uno nuovo e regalarlo al bambino. Si può anche capire che se in tanti sottraessero materiale da smaltire, certamente l’azienda ne risentirebbe, ma l’intelligenza sarebbe stata proprio qua: capire la situazione, valutare il danno riveniente e la malafede. Invece nulla: la ghigliottina si è abbattuta, tanto cieca quanto efficace.

 

A questo punto, ci chiediamo chi siano questi signori purissimi, questi integerrimi giudici dalla cui bocca mai è uscita una parola gravemente fuori luogo. Esistono questi signori che, trovata una moneta in terra, si affannano per rintracciarne il legittimo possessore. Questi spiriti cristallini, che nulla hanno mai commesso e nulla mai commetteranno di meno che regolamentare. Che tristezza giudicare gli altri con questo metro così algido, mettendo da parte cuore e cervello.

 

In altri casi, invece, autentiche mascalzonate, furti reiterati con la massima scaltrezza possibile, azioni dolose oltre ogni evidenza e tolleranza che danneggiano in maniera grave lo Stato o singoli privati, e perfino omicidi  vengono trattati come marachelle, come questioni da sanare con uno scappellotto ed un a letto senza cena.

 

Prima o poi, a Dio piacendo, ci guarderemo fra noi con il Suo sguardo e non esisteranno più mamme che “rubano” giocattoli buttati via, capitreno aggrediti da poveri sciagurati e manager della comunicazione ai quali non è concesso di cadere proprio sul loro territorio. E non esisteranno neppure gli oppressi ed i danneggiati dai criminali. Per questi ultimi, se lo vorranno, la misericordia di Dio sarà tanto sconfinata quanto il loro necessario pentimento.

E nel frattempo i giudici e chiunque è chiamato a giudicare, invochino la protezione di Sant’ Ivo Helory de Kermartin, nato a metà del XIII secolo e patrono dei magistrati: avrà il suo bel da fare, ma è un Santo e potrà sicuramente farcela…

 

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