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Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione

La legislazione italiana relativa alla libertà religiosa è quasi interamente contenuta nella Costituzione, che garantisce la libertà religiosa e contiene numerosi articoli relativi ad essa. L’articolo 3 esprime il principio di non discriminazione su basi religiose, affermando che: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». L’articolo 19 garantisce il diritto di «professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume».

Riguardo alle relazioni tra lo Stato e i gruppi religiosi, l’Italia può essere considerata un esempio di “laicità positiva” dal momento che lo Stato, pur essendo laico, protegge la libertà religiosa e il pluralismo religioso.

L’Italia non ha religione di Stato, nonostante il Cattolicesimo, essendo la religione della maggior parte dei cittadini italiani, abbia una posizione preminente tra gli altri credi. La Costituzione garantisce (articolo 8) che tutte le confessioni siano uguali di fronte alla legge e offre alle denominazioni non cattoliche la possibilità di organizzarsi secondo i propri statuti, a patto che questi non entrino in conflitto con le leggi italiane. L’articolo 20 proibisce l’imposizione di qualsiasi forma speciale di limitazione legislativa o tassazione per la costituzione, la capacità giuridica e ogni forma di attività di qualsiasi organizzazione sulla base della propria natura religiosa o dei suoi obiettivi religiosi o confessionali. Le relazioni delle singole denominazioni non cattoliche con lo Stato sono regolate dalla legge, sulla base di intese con i rappresentanti delle diverse fedi, in presenza dei presupposti per raggiungerle.

Prima di presentare domanda per un’intesa, la confessione non cattolica deve essere riconosciuta avente status giuridico dal Ministero degli Affari Interni, in base alla legge numero 1159 del 1929 che conferma la natura religiosa di un gruppo riconosciuto. Quindi i rappresentanti della religione possono presentare la loro domanda all’ufficio del Primo Ministro.

Il governo e i rappresentanti del gruppo religioso negoziano dunque una bozza di intesa che deve essere valutata dalla Commissione Consultiva per la libertà religiosa, che include esperti e studiosi. Una volta che il Consiglio dei Ministri ha approvato l’intesa, questa viene firmata dal Primo Ministro e sottoposta al Parlamento, che approva il provvedimento: da quel momento l’intesa regola le relazioni tra il governo e il gruppo religioso, incluso il sostegno economico da parte dello Stato. Le relazioni tra lo Stato e i gruppi religiosi che non hanno ancora stipulato un’intesa con il governo italiano, sono regolate sempre dalla legge 1159. Un accordo garantisce ai ministri dei vari gruppi religiosi accesso agli ospedali, agli istituti di pena e agli edifici militari; permette di registrare civilmente i matrimoni religiosi; facilita l’organizzazione delle pratiche religiose connesse ai funerali; esonera gli studenti dal frequentare la scuola durante le festività religiose. Ogni gruppo religioso, anche se privo d’intesa, può richiedere questi benefici al Ministero dell’Interno. Un ulteriore accordo permette ai gruppi religiosi di ricevere dei fondi raccolti dallo Stato attraverso il cosiddetto 8x1000. Secondo la legge italiana, i contribuenti possono scegliere a chi destinare una quota del loro gettito fiscale annuale, ovvero l’8×1000. Tale quota può essere devoluta a religioni organizzate riconosciute dallo Stato attraverso le intese o, in alternativa, allo Stato stesso.

Tra i gruppi non cattolici che hanno un’intesa con lo Stato italiano vi sono la Confederazione delle Chiese metodiste e valdesi, gli Avventisti del Settimo giorno, le Assemblee di Dio, l’Ebraismo, la Chiesa battista, la Chiesa luterana, la Chiesa di Gesù Cristo e dei Santi degli ultimi giorni, la Chiesa greco-ortodossa, la Chiesa apostolica italiana, l’Unione buddista e l’Induismo.

Il governo sta ancora negoziando un’intesa con i testimoni di Geova – il gruppo ha fatto domanda per la prima volta nel 1997 – mentre non vi è ancora un’intesa con le comunità islamiche, nonostante l’Islam rappresenti la più numerosa realtà religiosa non cattolica in Italia, poiché costituisce la fede del 32,2 percento della popolazione immigrata[1]. Finora lo Stato non ha iniziato una trattativa con le comunità musulmane presenti in Italia, a causa della loro diversificazione e della estrema difficoltà – per non dire concreta impossibilità – da parte delle stesse comunità di individuare rappresentanti riconosciuti da tutte le comunità e in quanto tali legittimati a negoziare l’intesa con il governo. Il governo italiano ha comunque operato dei passi significativi: nel 2005 il Ministero dell’Interno ha istituito la Consulta per l’Islam Italiano, col compito di formulare proposte tese a favorire la pratica religiosa dei fedeli dell’Islam e la loro integrazione nel corpo sociale italiano, nel rispetto delle leggi e della Costituzione. Lo stesso Ministero dell’Interno ha sottoposto ai componenti della Consulta la sottoscrizione della Carta dei Valori della Cittadinanza e dell’Integrazione, una sorta di sintesi dei principi fondamentali dell’ordinamento italiano: la mancata adesione alla Carta dei rappresentanti di talune delle associazioni di musulmani che facevano parte della Consulta ha portato nel 2007 allo scioglimento di essa.

Nel 2010 il Ministero dell’Interno ha istituito – con una impostazione in parte differente rispetto alla Consulta – il Comitato per l’Islam italiano, composto in parte da musulmani radicati in Italia appartenenti (pur senza essere scelti con criteri di rappresentatività, bensì soprattutto di affidabilità) alle diverse articolazioni del mondo islamico e in parte da studiosi, non solo accademici, della realtà islamica italiana. Il lavoro del Comitato, che si è svolto negli anni 2010/2011 e che in tale periodo si è riunito con cadenza mensile, si è concretizzato nell’approvazione di pareri, fatti propri dal Ministro dell’Interno e inviati di volta in volta al Parlamento, sull’uso del burka, sulla c.d. kefalà, sullo statuto degli Imam, sulle regole per le moschee, sui riflessi in Italia delle c.d. primavere arabe. Col cambio di governo, alla fine del 2011, il lavoro del Comitato non è più proseguito, né è stato ripreso in epoca successiva. Nel gennaio 2016 il Ministro dell’Interno ha istituito il Consiglio per le relazioni con l’Islam italiano, composto da “studiosi ed esperti”, e nel luglio successivo il Tavolo di confronto con i rappresentanti delle maggiori comunità e associazioni islamiche presenti in Italia; di esso sono stati enunciati come propositi (finora rimasti tali): il riconoscimento con decreto ministeriale della figura degli imam che dovranno avere una formazione civica e una conoscenza dell’ordinamento italiano; la valorizzazione del ruolo delle donne nell’Islam italiano; l’avvio nelle prefetture di tavoli interreligiosi per monitorare da vicino l’evolversi delle iniziative proposte.

Le relazioni tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica sono regolate dall’articolo 7 della Costituzione, nel quale si afferma che lo Stato e la Chiesa cattolica sono entrambi indipendenti e sovrani, ciascuno nel proprio ambito, e che i loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi, sottoscritti nel 1929 tra il Regno d’Italia e la Santa Sede, in larga parte rivisti con l’Accordo di revisione del 1984. Il governo concorda con la Chiesa cattolica a che essa scelga gli insegnanti, retribuiti dallo Stato, che svolgono l’insegnamento della religione che si tiene per un’ora a settimana in ogni tipo e ordine di scuola. Il corso è facoltativo e gli studenti che non vogliono parteciparvi possono scegliere altri corsi o, in alcuni casi, terminare le lezioni un’ora prima con il consenso dei genitori. Gli insegnanti scelti dalla Chiesa sono sia laici che religiosi.

Incidenti

Cristianesimo

Negli ultimi anni è aumentata l’intolleranza, talora trasformatasi in vera e propria discriminazione, ai danni dei cristiani. Non pochi cattolici sono stati pesantemente criticati – e spesso contestati, anche col ricorso alla violenza, in manifestazioni pubbliche – quando hanno preso posizione sui temi della famiglia, delle c.d. unioni civili, dell’ideologia del gender e del suo inserimento nei programmi di istruzione, fin dalla scuola materna.

Uno dei primi incidenti più significativi è accaduto il 22 settembre 2013 in Piemonte, a Casale Monferrato, dove tre associazioni ecclesiali, Alleanza Cattolica, Comunione e liberazione e Movimento per la vita, avevano organizzato nell’auditorium San Filippo un convegno dal titolo Gender, omofobia, transfobia. Verso l’abolizione dell’uomo?, col patrocinio dell’Ufficio per la Pastorale della salute della diocesi di Casale Monferrato e con la presenza del sindaco della città. Il convegno è stato interrotto e non si è potuto svolgere per l’irruzione nella sala di militanti LGBT (sigla utilizzata come riferimento d’insieme a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) del Coordinamento Torino Pride LGBT, del Collettivo Altereva e di Arcigay, mentre era in corso la relazione del professor Mauro Ronco, ordinario di diritto penale a Padova e già presidente degli avvocati di Torino. Le manifestazioni di intolleranza hanno spesso colpito convegni aventi questi temi, con contestazioni analoghe all’interno delle sale nelle quali si svolgevano; quasi sempre – a differenza di quanto accaduto a Casale Monferrato – i convegni sono potuti arrivare a conclusione per la presenza delle forze di polizia, costrette a intervenire ogni qual volta la protesta, sempre organizzata, impediva lo svolgimento delle manifestazioni.

Destinatari di aggressioni sono stati soprattutto i gruppi delle “Sentinelle in Piedi”, dalla fine del 2013 alla primavera 2015. Questi gruppi sono sorti spontaneamente per manifestare contrarietà verso la proposta di legge c.d. Scalfarotto, che è stata formulata per sanzionare l’omofobia, ma in realtà rischia di colpire – come è accaduto con normative simili in altre nazioni – insegnamenti o posizioni pubbliche che ricordano la naturale distinzione fra uomini e donne, e il carattere negativo per la formazione dei bambini dell’ideologia del gender. La proposta è stata approvata dalla Camera dei Deputati nel settembre 2013, ed attualmente all’esame del Senato. La forma di protesta scelta da Sentinelle in Piedi è quella della presenza silenziosa per un’ora in una piazza di una città, semplicemente stando immobili in piedi e leggendo un libro, ciascuno per proprio conto: con ciò lanciando all’esterno il messaggio pacifico dell’ammutolimento che deriverebbe dall’approvazione di quella proposta. In numerose occasioni, nonostante la presenza delle forze dell’ordine, Sentinelle in Piedi sono state insultate o aggredite da attivisti LGBT con sputi o col lancio di oggetti, o con slogan offensivi e gesti provocatori. Nell’ottobre 2014 a Rovereto i contestatori, dopo aver intimato alle Sentinelle di lasciare la piazza sulla quale si trovavano, hanno distrutto il loro materiale propagandistico, hanno gettato loro contro delle uova, e hanno attaccato con calci e spintoni. Due partecipanti alla manifestazione, il sacerdote don Matteo Graziola e una giovane donna, sono stati colpiti tanto seriamente da dove essere trasportati in ospedale[2]. Non sempre e non ovunque le forze di polizia sono state presenti in numero sufficiente a evitare tali aggressioni, né si ha notizia di procedimenti penali avviati a carico dei contestatori violenti, pur avendo costoro commesso dei reati.

Un differente episodio di intolleranza a sfondo religioso ha riguardato un giudice del Consiglio di Stato, il consigliere Carlo Deodato. Nell’ottobre 2015 Deodato è stato estensore di una sentenza – decisa in realtà da tutti e cinque i componenti della sezione di cui fa parte – che, in base alla legislazione in vigore in quel momento, dava torto ai sindaci che avevano autorizzato la trascrizione nei registri comunali italiani dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero. Che quella pronuncia fosse l’unica possibile nel quadro normativo dell’epoca lo hanno riconosciuto perfino giuristi schierati su posizioni libertarie come Vladimiro Zagrebelsky e il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, pur se costoro sono espressamente favorevoli alle nozze tra persone dello stesso sesso. Tuttavia Deodato è stato fortemente criticato dalle principali testate giornalistiche nazionali solo perché in alcuni suoi tweet antecedenti di molti mesi si era dichiarato pro-famiglia e si era definito “cattolico”: ciò – per la stampa italiana – avrebbe dovuto bastare a precludergli il lavoro di giudice, quasi che un cristiano, noto come tale, non possa svolgere funzioni pubbliche. Il messaggio è divenuto ancora più esplicito quando i medesimi media hanno esteso l’attacco da Deodato al presidente del collegio che ha emesso la sentenza, Giuseppe Romeo: costui non si era espresso in alcun modo sul tema della famiglia, ma si era saputo che aderiva all’Opus Dei, e per questo è finito pure lui sulle prime pagine, connotato in modo negativo, per lo meno quanto alla capacità di giudicare con imparzialità.

Sul piano normativo, la fonte più recente di preoccupazione, per le potenzialità discriminatorie che reca, è la legge 20 maggio 2016 n. 76, c.d. legge Cirinnà, dal nome della senatrice Monica Cirinnà, del Partito democratico, che ne è stata relatrice al Senato e ne ha coordinato la redazione. L’articolato sostanzialmente parifica il regime delle unioni omosessuali a quello del matrimonio, col richiamo esplicito a quasi tutte le disposizioni che valgono per il matrimonio stesso. La registrazione dell’unione si svolge in Comune alla presenza di due testimoni davanti all’ufficiale dello stato civile, e nessuna norma prevede che il sindaco o il suo delegato possano astenersi da tale atto, invocando l’obiezione di coscienza. Molti sindaci si stanno organizzando con deleghe permanenti, e comunque evitando quei segni esteriori – dall’uso della fascia tricolore allo svolgimento della registrazione nella medesima sala dei matrimoni civili – che renderebbero le due realtà anche visibilmente eguali. Ciò tuttavia avviene in un clima di polemiche e di critiche.

Anni dopo la sentenza Lautsi vs. Italia[3], la presenza di simboli cattolici come i crocifissi nelle aule di tribunale, nelle scuole e in altri edifici pubblici continua a sollevare opposizioni. Inoltre, nel periodo preso in esame da questo rapporto, si sono verificati alcuni episodi riguardanti la rimozione dei presepi dalle scuole in cui non tutti gli studenti erano cristiani. Ad esempio nel dicembre 2014 a Salerno il preside di una scuola ha deciso di non mettere in scena l’usuale presepe di Natale perché uno degli studenti era agnostico e alcuni altri alunni di fede islamica[4]. Un simile incidente è accaduto nel dicembre 2015 in una piccola città vicino Milano, Rozzano, dove il preside di una scuola media ha deciso di cancellare l’annuale recita di Natale per non offendere gli studenti non cattolici[5].

Negli ultimi due anni si sono verificati anche numerosi atti di vandalismo e profanazione di statue, icone e chiese cristiane. Nel gennaio 2016, a Fibbiana, un piccolo comune vicino Bergamo, è stata decapitata una statua di Gesù bambino collocata all’interno di un presepe[6]. Un altro caso riguarda la Chiesa di San Giovanni Battista a Lecce: nel febbraio 2015, all’indomani di una conferenza sulla famiglia svoltasi nei locali della parrocchia che aveva visto una presenza massiccia di forze di polizia  a tutela contro intromissioni di militanti anarchico-insurrezionali e di LGBT – presenti al di fuori di essa -, i muri esterni della chiesa sono stati sporcati da scritte offensive, mentre la statua della Vergine Maria di fronte all’edificio è stata imbrattata con vernice rossa spray [7].

Migranti e discriminazione

Nell’aprile 2015 alcuni migranti irregolari che si sono qualificati musulmani sono stati accusati – e per questo è in corso un procedimento penale nei loro confronti – di aver gettato in mare 12 migranti cristiani dalla barca su cui stavano viaggiando verso le coste italiane, a causa della loro fede. Tutti i cristiani sono morti[8]. Il caso sottolinea l’ancora poco noto ma grave fenomeno delle discriminazioni su base religiosa che avvengono tra gli immigrati e i rifugiati.

Il crescente numero di immigrati di diverse fedi ha fatto emergere problemi legati alla religione all’interno dei campi profughi. Non è facile trovare testimoni di questo tipo di discriminazione dal momento che le vittime non riportano violenze e aggressioni. Soltanto alcuni di loro lo fanno, ma preferiscono rimanere anonimi. In un campo profughi un rifugiato cristiano proveniente dall’Ucraina ha descritto le aggressioni ricevute da altri rifugiati musulmani provenienti dal Pakistan che avevano cercato di convertirlo[9]. Altri casi sono stati riportati da pachistani cristiani aggrediti in diversi centri per richiedenti asilo[10][11].

Islam

Secondo il Ministero dell’Interno la comunità islamica in Italia conta circa 1.613.000 persone, intorno al 32,2 percento della comunità straniera nel Paese[12]. Un numero crescente di musulmani è vittima di discriminazione a causa della propria fede. I fedeli islamici, in larga parte immigrati, sono spesso discriminati perché identificati con il terrorismo islamico internazionale. Dopo gli attacchi di Bruxelles, ad esempio, alunni musulmani hanno riferito essere stati offesi in diverse scuole del Nord Italia dopo che i genitori degli altri studenti avevano invitato i propri figli a non parlare né giocare con i coetanei islamici[13].

Secondo Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-Mai), le discriminazioni contro i musulmani sono in crescita nel Paese[14].

Anche un rapporto del 2016 della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) nota pregiudizi antislamici persistenti nella società italiana. Lo studio afferma in particolare come l’estremismo politico in Italia con forte connotazione xenofoba e antislamica sia diventato fonte di preoccupazione all’interno dell’attuale contesto migratorio, identificando in Casa Pound il più attivo in tal senso tra i gruppi estremisti[15].

Un argomento che desta particolare preoccupazione all’interno della comunità islamica in Italia è la costruzione di nuove moschee. Secondo il Ministero dell’Interno, vi sono 1.205 strutture islamiche in Italia, di cui 858 sono luoghi di culto islamici[16], anche se soltanto quattro di questi sono realmente delle moschee – costruite e autorizzate come

tali –  mentre gli altri sono appartamenti o altri edifici adibiti al culto[17]. Accade con troppa frequenza che un gruppo di musulmani apra un locale di piccole dimensioni qualificandolo “centro culturale islamico”, salvo a trasformarlo in breve tempo in luogo di preghiera: un comportamento del genere è fonte di incomprensioni e polemiche con le popolazioni e con le autorità locali.

Ebraismo

Anche la comunità ebraica ha denunciato episodi di intolleranza. La maggior parte di questi è legata alla politica estera di Israele e al conflitto israelo-palestinese. Ad esempio nell’agosto 2014, durante il conflitto a Gaza, sostenitori della causa palestinese hanno affisso in diverse aree di Roma poster che invitavano le persone a boicottare una lista di 50 attività commerciali gestite da ebrei[18].

Secondo il Coordination Forum for Countering Anti-Semitism, circa cinquanta episodi antisemiti sono accaduti in Italia nel periodo analizzato da questo rapporto. La maggior parte è relativa a graffiti o svastiche dipinti fuori dalle scuole, dai negozi o altri luoghi gestiti frequentati da ebrei. L’episodio più efferato è accaduto a Milano dove il 12 novembre 2015 Nathan Graff, un quarantenne di religione ebraica, è stato accoltellato nelle vicinanze di un ristorante kosher. Un uomo con il volto coperto lo ha sorpreso alle spalle e lo ha accoltellato nove volte alla schiena e al volto. La vittima non ha dubbi circa la natura antisemita dell’attacco[19].

Secondo l’Osservatorio sull’Antisemitismo, fondato dalla associazione caritativa con sede a Milano Fondazione CDEC (Centro di documentazione ebraica contemporanea), il numero di episodi antisemiti è aumentato. Dal giugno 2014 al maggio 2016, l’Osservatorio ha riportato più di 151 atti di intolleranza ai danni della comunità ebraica, inclusi messaggi offensivi postati su Facebook e altri social media. Diversi casi coinvolgono BDS Italia (campagna per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni), un movimento che – come afferma il sito internet ufficiale – sostiene il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele, ed è costituito da associazioni e gruppi in tutta Italia che hanno aderito all’appello della società civile palestinese del 2005 e promuovono campagne e iniziative BDS a livello nazionale e locale.[20]

Il 16 marzo 2016, il BDS ha invitato a boicottare una conferenza stampa moderata dal direttore del quotidiano La Stampa, Maurizio Molinari. Secondo i sostenitori del BDS Molinari, in quanto ebreo, appartiene al «partito della guerra permanente» di Israele.[21]

Un altro incidente avvenuto nel febbraio 2015 riguarda un attacco al proprietario di un negozio di scarpe di Roma, vicino a Piazza di Spagna. L’uomo è stato insultato da tre giovani, presumibilmente di origine arabe, che hanno sputato di fronte al suo negozio e lo hanno minacciato affermando che sarebbero tornati[22].

Molti casi riguardano graffiti antisemiti e svastiche, come quella dipinta davanti alla scuola media Anna Frank di Montecchio Maggiore, vicino Verona, il 15 marzo 2016. Oppure i graffiti offensivi dipinti su un muro del centro di Genova, con su scritto «gli ebrei fuori dall’Italia»[23]. Un’altra scritta offensiva trovata a Roma nel maggio 2015 invocava: «Ebrei nei forni»[24].

Vi sono inoltre numerosi episodi che riguardano post offensivi pubblicati in Internet e attraverso i social network. Ad esempio il profilo Facebook dal titolo «Che schifo i rabbini», messo in rete il 29 maggio 2015, ha raggiunto 2762 mi piace nelle prime due settimane[25]. Oppure un sito Internet che raccoglie barzellette e le suddivide per categorie, conta ben 53 battute irrispettose sull’Olocausto nella categoria «Ebrei e campi di concentramento»[26].

Prospettive per la libertà religiosa

A causa della considerevole immigrazione degli ultimi anni, l’Italia deve confrontarsi sempre più spesso con questioni legate all’integrazione religiosa. Come messo in evidenza in questa scheda, molto deve essere ancora fatto sia per aiutare le comunità religiose ad integrarsi, sia per garantire il rispetto del diritto della comunità cattolica di affermare le proprie opinioni e di non essere discriminata a causa dell’esercizio di questo diritto.

La costruzione del primo tempio della Chiesa di Gesù Cristo e dei Santi degli ultimi giorni (Chiesa mormone) a Roma può essere considerato un segno positivo. La comunità mormone conta circa 24mila seguaci26.

Un contributo verso l’integrazione della comunità musulmana è la legge approvata dalla Regione Veneto nell’aprile 2016, che obbliga i musulmani a parlare italiano all’interno dei centri religiosi islamici, in tutte le aree non strettamente destinate alla preghiera[27].

 

Grazie al sito amico

 

[1] Caritas e Migrantes, Immigrazione, Dossier Statistico 2015, IDOS, Roma 2015.

[2] La Voce di Rovereto, Anarchici contro le “Sentinelle in piedi” a Rovereto, in due all’ospedale, 5 ottobre 2014, http://lavocedirovereto.it/index.php/cronaca/1051-attacco-anarchico-a-rovereto-in-due-all-ospedale

[3] Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, Caso Lautsi v. Italia, (Application no. 30814/06), 3 novembre 2009, http://hudoc.echr.coe.int/eng#{“dmdocnumber”:[“857725”],”itemid”:[“001-95589”]}

[4] La Città di Salerno, C’è un ateo, tolto il presepe dalla scuola, 2 dicembre 2014 http://lacittadisalerno.gelocal. it/salerno/cronaca/2014/12/02/news/c-e-un-ateo-tolto-il-presepe-dalla-scuola-1.10419187

[5] La Stampa, Concerto di Natale rinviato e crocifisso rimosso: polemica sulla svolta laica alla scuola di Rozzano, 27 novembre 2015, http://www.lastampa.it/2015/11/27/italia/cronache/concerto-di-natale-rinviato-e-crocifisso-rimosso-polemiche-sulla-svolta-laica-della-scuola-milanese-AY1zAMZcgDi1NYUatpDSoI/pagina.html

[6] iltirreno.it, Petardo nel presepe, rotta statuetta, 3 gennaio 2016, http://iltirreno.gelocal.it/empoli/cronaca/2016/01/03/news/petardo-nel-presepe-rotta-statuetta-1.12714910

[7] Avvenire, Ecco il rispetto dei paladini della libertà, 17 febbraio 2015

[8] Ansa, Musulmani contro cristiani, 12 migranti buttati in mare dal gommone,17 aprile 2015, http://www.ansa. it/sicilia/notizie/2015/04/16/gettati-migranti-in-marefermi-a-palermo_5a8191f3-d945-4316-a051-5632ad0b7fca.html

[9] F. Biloslavo, Io, trattato da cane perché cristiano, Il Giornale, 9 gennaio, 2016, http://www.riscossacristiana. it/io-trattato-da-cane-perche-cristiano-di-fausto-biloslavo/

[10] S. De Mari, Anche nei centri di accoglienza in Italia i cristiani sono perseguitati dai musulmani, Bastabugie.it,

[11] settembre 2015, http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3861

[12] V. Polchi, Sermoni in Italiano contro i predicatori della violenza, La Repubblica, 7 febbraio 2016, p. 14

[13] A. Comiso, Bimbi discriminati e offesi a scuola perché musulmani, Il Gazzettino, 28 marzo 2016

[14] Stranieriinitalia.it, Musulmani sempre più discriminati in Italia, 22 gennaio 2015, http://www.stranieriinitalia.it/attualita/attualita/attualita-sp-754/musulmani-sempre-piu-discriminati-in-italia-colpa-anche-di-salvini.html

[15] Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza, Rapporto dell’ECRI sull’Italia, 7 giugno 2016, https://www.coe.int/t/dghl/monitoring/ecri/Country-by-country/Italy/ITA-CbC-V-2016-019-ITA.pdf

[16] Il Foglio, Alfano, in Italia censite 1.205 strutture islamiche, 6 aprile 2016, http://www.ilfoglio.it/aginews/v/22330/alfano-in-italia-censite-1205-strutture-islamiche.htm

[17] interno.gov.it, Islam, Alfano: imam Suwaidan non potrà entrare in Italia, aprile 6, 2016, http://www.interno. gov.it/it/notizie/islam-alfano-imam-suwaidan-non-potra-entrare-italia

[18] Il Messaggero, Manifesti antisemiti comparsi di nuovo. Marino: gesto compiuto da teste vuote, 8 agosto 2014, http://www.ilmessaggero.it/roma/manifesti_scritte_ebrei_israele_roma_libia/notizie/839942.shtml

[19] P. Berizzi, Graff, l’accoltellato: “Non era una rapina mi voleva uccidere solo perché sono ebreo”, La Repubblica, 14 novembre 2015, http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/11/14/news/_non_era_una_rapina_mi_voleva_uccidere_solo_perche_sono_ebreo_-127323990/

[20] http://www.bdsitalia.org/index.php/english

[21] Osservatorio Antisemitismo, Torino 11 marzo: Molinari è lì! Boicottiamo il partito della guerra, 11 marzo 2016, http://www.osservatorioantisemitismo.it/episodi-di-antisemitismo-in-italia/bds-contro-il-sionista-direttore-della-stampa-maurizio-molinari/

[22] Osservatorio Antisemitismo, Roma, sputi e minacce contro negoziante ebreo, 25 febbraio 2015, http:// www.osservatorioantisemitismo.it/episodi-di-antisemitismo-in-italia/roma-sputi-e-minacce-contro-negoziante-ebreo/

[23] Genova24.it, “Via ebrei da Italia”, scritta antisemita con svastica in via Balbi: la denuncia, 17 agosto 2015, http://www.genova24.it/2015/08/via-ebrei-da-italia-scritta-antisemita-con-svastica-in-via-balbi-la-denuncia-93501/

[24] Osservatorio Antisemitismo, Ebrei nei forni, 26 maggio 2015, http://www.osservatorioantisemitismo.it/ episodi-di-antisemitismo-in-italia/scritta-antisemita-2/

[25] Id., “Che schifo i rabbini”, profilo Facebook antisemita, 5 giugno 2015, http://www.osservatorioantisemitismo.it/episodi-di-antisemitismo-in-italia/che-schifo-i-rabbini-profilo-facebook-antisemita/

[26] Id., 53 barzellette antisemite sul sito web de “il mondo umoristico del Dr Zap”, 26 febbraio 2016, http://www. osservatorioantisemitismo.it/episodi-di-antisemitismo-in-italia/barzellette-antisemite-su-sito-umoristico/ 26 mormontemples.org, È stato presentato il Tempio di Roma, 8 luglio 2015, http://www.mormontemples. org/ita/articles/è-stato-presentato-il-tempio-di-roma

[27] La Repubblica, Veneto, nelle moschee si dovrà parlare italiano, 6 aprile 2016, http://www.repubblica.it/cronaca/2016/04/06/news/veneto_nelle_moschee_si_dovra_parlare_italiano-137022381/

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