La memoria va maneggiata con cautela: può essere la più tenera espressione di affetto o la lama che continua ad infliggere ferite.

Voglio scrivere di una persona defunta e di chi ne fa memoria, che generalmente è un atto affettuoso ma che in questo caso viene sfigurato dal più  basso interesse.

In questi giorni si inaugurerà a Palermo l’ennesima mostra su Moana Pozzi, attrice del porno morta di cancro piuttosto giovane, negli anni 90.

Prima di iniziare a parlare di lei, la raccomando sinceramente alla Divina Misericordia.

Moana era una persona fisicamente molto dotata ed era caduta, come molte, nella trappola del facile vivere sfruttando il proprio aspetto. Proveniente da una famiglia borghese, da un padre ufficiale dei Carabinieri, dopo gli studi dalle Suore aveva imboccato quella triste strada. I motivi non si conoscono, anche perché generalmente certe scelte vengono descritte dalle interessate come indipendenti e foriere di tutte le felicità. Ma, purtroppo, le persone impegnate in quel genere di attività spessissimo sono anche dedite agli stupefacenti e sono fra le categorie più a rischio di suicidio, e spesso si suicidano davvero. Forse la felicità non abita esattamente in loro.

Quindi il corpo di Moana, che sta subendo la sorte naturale e finalmente giace tranquillo, verrà ancora esposto al pensiero perverso, al commento osceno, alla fantasia distorta, all’insulto.

Quindi Moana verrà riproposta esclusivamente per suo vivere irrispettoso di sé stessa, per le sue tragiche scelte, per la sua vita vissuta “nell’eclissi dell’assenza di Dio” avrebbe detto Padre Mariano da Torino.

Quindi Moana sarà oggetto dell’ennesima mostra. Il suo “mito” di rivoluzionaria del porno purtroppo non è morto con lei ma è vivo e vegeto, alimentato com’è dalla macchina dei soldi. Quella sì che è la vera macchina che tiene in vita artificialmente e, purtroppo, non c’è alcuno che voglia staccare la spina per permettere una “fine dignitosa” a chi dovrebbe essere consegnato finalmente ad un oblio salutare. E quanto mai sarebbe questo il caso.

A voi che userete di Moana, non sapendo neppure se voglia o meno, non chiedo di riflettere perché il dio Avere, che servite con tali costanza e devozione, non concede tregue ai suoi fedeli neppure di fronte alla morte. Spero solo che la Verità vi tocchi, prima o poi, con quella forza persuasiva che solo Essa possiede e che sola può trarvi da dove vi state avviando velocemente.

Sicuramente non verrò a vederti, Moana. Preferisco pensarti finalmente fuori dal tuo corpo che tanto ha sregolato la tua esistenza e che, in una condizione apparentemente ingiuriosa,  ora invece conosce la sua dignità. Se tu fossi arrivata a questi anni, saresti una signora di mezza età: io non so che vita avresti potuto condurre, ma credo che a te sia mancata proprio una parola, la Parola che perfeziona, colma e ci rende consapevoli della nostra vera natura. Spero che lo Spirito di Verità ti abbia toccata in extremis, che tu L’abbia accolto e che tu possa riposare in pace.

Carla Vanni

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